Il Centro francescano di ascolto accoglie la proposta dell'assessore Moschin: il garante dei detenuti

Troppa miseria dietro le sbarre

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Carcerati in sovrannumero e soprattutto extracomunitari che non possono permettersi l'avvocato. Livio Ferrari: "Per questo è positiva l'idea di Moschin: per garantire diritti e partecipazione alle attività di formazione"



Rovigo - Il carcere rodigino è sovraffollato. Stando agli ultimi dati forniti dal Centro francescano di ascolto la popolazione carceraria si assesta a un centinaio, a fronte di un edificio che può contenerne al massimo 66. Numeri che fanno capire la difficoltà della vita dietro le sbarre, anche in una piccola città come Rovigo, dove nella casa circondariale arrivano per la maggior parte extracomunitari e persone con problemi. “Si punisce ancora troppo duramente – dichiara Livio Ferrari, presidente del Centro – la leggi Bossi – Fini, ad esempio,  incarcera ogni anno diecimila persone, solo perché non hanno il permesso di soggiorno, non perché hanno commesso reato, mentre la Fini – Giovanardi punisce col carcere i tossicodipendenti, cioè coloro che avrebbero più bisogno di essere reinseriti. I nostri volontari, invece, credono che le persone possano cambiare, che non ci si deve fermare solo alla data del reato”.  Dal 1988 infatti il Centro francescano di ascolto opera a fianco delle persone che vivono nel disagio e nell'emarginazione in carcere. Un gruppo di volontari durante la settimana entra nel carcere e vive a stretto contatto con i detenuti, cercando di portar loro un po’ di conforto e di capire anche quali possono essere le loro reali esigenze. Come quella, ad esempio, di essere spesso in condizioni economiche disagiate e di non potersi permettere un  difensore, se non quello d’ufficio.  “Abbiamo calcolato che quasi il 90 per cento dei detenuti non può permettersi un avvocato – prosegue Ferrari – ecco perché da due anni abbiamo istituito il servizio “avvocato da strada”, destinato a chi è più in difficoltà, aperto in via Mure Soccorso martedì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30”. Ora il Centro francescano sta guardando con interesse la nuova proposta arrivata dall’assessore comunale alle politiche sociali Giancarlo Moschin, che ha proposto di istituire anche a Rovigo la figura del garante per i detenuti. Il garante, spiegano da Palazzo Nodari, sarà scelto dal sindaco tra esponenti di spicco nel campo delle scienze giuridiche, dei diritti umani e delle attività sociali negli istituti di pena e delle attività sociali, ma non potrà appartenere ai settori della magistratura o forensi, né della pubblica sicurezza. Resterà in carica cinque anni e le sue funzioni saranno principalmente quelle di  promuovere i diritti e le opportunità di partecipazione dei detenuti alla vita comune, come formazione professionale o tutela della salute. Dovrà  anche promuovere incontri pubblici di sensibilizzazione sugli aspetti della detenzione e lavorare insieme al difensore civico comunale. Sarà suo dovere anche segnalare  eventuali violazioni dei diritti dei reclusi e confrontarsi con le autorità competenti sulle condizioni nelle quali vivono.

Maria Benedetta Errigo
25 settembre 2008

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