Livio Ferrari il nuovo garante per il penitenziario di via Verdi, per preparare le persone private della libertà al rinserimento nella società
Rovigo - Il carcere rodigino ha finalmente un garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Si tratta di Livio Ferrari, presidente del Centro francescano di ascolto, già fautore di un programma di volontariato dedicato ai carcerati. “Abbiamo preso atto del sovraffollamento del carcere rodigino – spiega l’assessore comunale ai servizi sociali Giancarlo Moschin – e questo porta dei conseguenti disservizi che possono pregiudicare la salute fisica, psichica e relazione dei detenuti, come anche il godimento dei diritti e delle opportunità che sono offerti dalla legislazione vigente. Ecco perché abbiamo deciso di istituire questa figura di garante dei detenuti, che sono certo sarà portato avanti da Livio Ferrari con la sua grinta di sempre”. Il garante resta in carica per cinque anni e l’incarico è rinnovabile una sola volta. I suoi compiti sono quelli di promuovere l’esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone private della libertà personale. Rientra nei suoi compiti anche promuovere iniziative e momenti di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani e iniziative congiunte e coordinate con altri soggetti pubblici e in particolare con il difensore civico comunale. “Altri compiti sono quelli di esaminare e predisporre iniziative rispetto a segnalazioni che riguardino violazioni di diritti – chiude Moschin – e prerogative delle persone provate della libertà personale, ricercando ulteriori informazioni alla autorità competenti. Poi dovrà anche informare e confrontarsi con le autorità competenti riguardo alle condizioni dei luoghi di reclusione, con particolare attenzione all’esercizio dei diritti riconosciuti ma non adeguatamente tutelati. Non solo, dovrà anche promuovere con le pubbliche amministrazioni interessate dei protocolli di intesa, utili a poter espletare le sue funzioni anche attraverso visite al luogo di detenzione. Insomma, sarà una figura di raccordo tra i detenuti e le autorità e le associazioni che riguardano il mondo del carcere. In fondo il carcere è senza dubbio un luogo di espiazione, ma deve essere anche un luogo dove una persona viene preparata a rientrare nella società e con tutti i diritti. E per fare capire bene come vivono i detenuti, ho convocato la commissione comunale per il carcere proprio dentro al penitenziario, per toccare con mano la situazione e far capire le esigenze di chi sta pagando il suo debito nei confronti della legge”.
Maria Benedetta Errigo