Percorrendo la via delle Valli, dall’Adige al Po di Maistra per trascorrere una giornata diversa dalle altre
Fiumi che approdano al mare, valli di acqua dolce o salmastra, boschi, pinete fanno del Delta del Po uno spettacolo naturalistico straordinario ed un esempio unico di biodiversità. Qui, su una superficie di 66mila ettari, circa 350 specie di uccelli vivono o sostano per riprodursi. Seducente come pochi altri posti al mondo, il Delta ha ispirato scrittori, poeti e registi. I miti, le leggende, le atmosfere di questi luoghi sono racchiuse in pagine importanti di Giorgio Bassani, di Riccardo Bacchelli, di Mario Soldati. E si ritrovano nelle pellicole di Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni, Pupi Avati, Carlo Mazzacurati, Ermanno Olmi. L’Unesco lo ha inserito tra patrimoni dell’umanità. A tutelarlo sono due Enti parco: quello dell’Emilia Romagna e quello del Veneto. E’ il Veneto a comprendere quasi interamente il delta geografico e a includere tutti i rami attivi del Delta del Po: Po di Levante, di Maistra, di Venezia, di Pila, delle Tolle, di Gnocca, e parte del Po di Goro. Esso interessa ben nove comuni della provincia di Rovigo. Tra i siti di eccezionale ricchezza paesaggistica e naturalistica, il Parco Veneto comprende la Sacca di Scardovari, le lussureggianti golene di Ca’ Pisani e Madonnina, la lecceta di Rosolina mare, il giardino botanico di Porto Caleri, la laguna del Basson, Scano Boa e la panoramica e suggestiva via delle Valli. E’ da qui, dalla via delle Valli, che vogliamo partire per immergerci nel fascino di un luogo per molti aspetti ancora sconosciuto ai più. Tra l’Adige ed il Po di Maistra c’è un labirinto di acqua. E’ delimitato nell’entroterra da Rosolina e Porto Viro e sul litorale da Rosolina mare, Abarella e Boccasette. Due strade: via delle Valli nord e via delle Valli sud ne tracciano il percorso che intrecciando specchi d’acqua, lagune e canali conduce fino al mare. In mezzo a questo intrico di terra e di acqua trovano spazio oasi protette, un giardino botanico e occasioni per osservare un’avifauna unica (Valle Spolverina) e qualche agriturismo in cui è possibile godere della semplicità e del sapore della cucina locale. Il nome via delle Valli indicava i valli o gli argini innalzati per limitare aree di acqua ricche di pesce. “Qui – scriveva Riccardo Bacchelli – le acque erranti nella pianura umile e sterminata confondono il senso dell’orientazione”. Perché ad ogni sguardo appaiono cose che sembrano essere vicine, ma che allo stesso tempo sembrano irraggiungibili. Dappertutto si aprono paesaggi ora forti, ora malinconici, ora poetici. E non si può non pensare a come la natura, come l’uomo, qui si sia conquistata a fatica il proprio spazio vitale, strappandolo alle acque. Giorno dopo giorno il Po, infatti, anche se contrastato, cerca di sottrarre terreno modificando continuamente l’aspetto del luogo. Di tanto in tanto, l’orizzonte piatto del Delta è interrotto dallo svettare dei camini a dado dei casoni. Sono queste le architetture tipiche del paesaggio delle Valli. Un tempo fatti di canne palustri, legna e argilla, dal Seicento in poi i casoni sono in mattoni e colorati di un rosso vivo (polesano). Erano le basi di appoggio e di ricovero per la pesca, qualche volta erano anche abitate. L’immancabile grande focolare, posizionato nel più grande dei pochi vani che costituivano l’architettura, serviva per affumicare le anguille. Lungo la via delle Valli, i canneti si alternano alle fasce boschive di salici bianchi, farnie, frassini, ontani, pioppi bianchi e neri. Ad accompagnare il procedere silenzioso del turista sono gli stridii e i canti armoniosi degli aironi cenerini, delle folaghe, dei germani reali, delle anatre e delle oche granaiole, delle pavoncelle, dei cavalieri d’Italia e dei falchi di palude. Nell’acqua, qua e là una sorta di gorgogliare sommerso e il tonfo di qualche pesce che ha spiccato un salto, ricorda che è l’acqua la protagonista assoluta di questo paesaggio e che prima di arrivare al mare il percorso è ancora lungo.
Micol Andreasi