193° STAGIONE LIRICA TEATRO SOCIALE ROVIGO Turandot di Giacomo Puccini

Non per soli melomani

credits Nicola Boschetti
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La Turandot vista con occhi profani


Premessa
: non avevo mai assistito alla rappresentazione di una opera lirica prima d’oggi, per curiosità personale e per scoprire se uno spettacolo del genere sia godibile non solo dai melomani, ma da un pubblico più vasto, ho assistito alla seconda recita dedicata agli studenti del “Progetto scuola” di “Turandot” in cartellone al Sociale di Rovigo venerdì 28 e domenica 30 novembre.
La regia dell'opera è firmata da Henning Brockhaus a cui spettano anche le luci, le scene e i costumi sono di Ezio Toffolutti, la coreografia è a cura di Maria Cristina Madau e l'orchestra Filarmonia Veneta "G. F. Malipiero" è diretta dal Maestro Oliver von Dohnànyi. Il coro è quelo del teatro sociale di Rovigo, diretto dal Maestro Giorgio Mazzuccato, i balletti sono affidati alla Compagnia Fabula Saltica e gli interpreti della recita a cui ho assistito sono: Lisa Livingston (Turandot), Kamen Chanev (Calaf), Chiara Angella (Liù) ed Elia Todisco (Timur).

Impressione finale
: coinvolgente, affascinante, commovente.

Per l’occasione mi è stato gentilmente assegnato un posto nel palco solitamente riservato al sindaco, alto e frontale rispetto al palcoscenico, visuale perfetta. Il sipario è aperto sulla scena iniziale, i musicisti sono fermi, entrano gli attori, si comincia.
L’orchestra inizia e in breve, dall’antefatto (gli attori in scena si cambiano in un lampo) senza quasi possa rendermene conto mi ritrovo immersa nell’atmosfera orientale in cui il dramma lirico si svolge. Anche la scenografia cambia e, espediente molto valido, gli attori stessi portano al centro del palco gli elementi funzionali al cambio di scena.
Le parole, sebbene cantate, sono assolutamente comprensibili e le musiche coinvolgenti.
Il primo atto vola in un lampo, e quando finisce, mi scopro rapita e impaziente nell’attesa che inizi il secondo.
Finalmente comincia il secondo: le luci illuminano il palco solo al centro, focalizzando l’attenzione dello spettatore solo sui protagonisti. Si percepisce la tensione, si capisce il gioco crudele degli enigmi da risolvere e la ferocia di Turandot.
Terzo atto: il più lungo, ma il più appassionante. Nonché quello caratterizzato dalle arie più celebri dell’opera. Il finale, sebbene trionfale e positivo per i protagonisti, lascia l’amaro in bocca... allo spettatore scoprirne il perché.
Da profana rimango stupefatta per la capacità degli attori che recitano e cantano allo stesso tempo, e che si muovono sul palco con una padronanza della scena che lascia intendere lunghe prove. Nessun elemento viene lasciato al caso, non si improvvisa, i passi, i movimenti, le espressioni sono calcolati, pianificati dall’inizio ala fine, mai un momento di “cedimento” alla naturalità del comportamento, alla spontaneità.
Recitato fino alla fine, il pomeriggio odierno rimane una “performance live” a cui vale assolutamente la pena assistere.
27 novembre 2008
Il telefonino di Rovigo

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