TURISMO IN POLESINE Villa Pepoli nel cuore della campagna padana

Il Palazzon di Trecenta ed i suoi segreti

Re Artu San Valentino



Villa del '500 con caratteristiche archittetoniche simili alle ville emiliane-toscane nel cuore della campagna polesana



Rovigo - Basta un corso d’acqua, quello del Canal Bianco nella parte iniziale del suo percorso, a segnare il confine tra due linguaggi architettonici che corrispondono esattamente alle due dominazioni che dividevano il Polesine: da una parte quella Veneta, dall’altra quella Emiliana. Così, mentre a Canda sotto il controllo della Repubblica di Venezia, la famiglia Nani Mocenigo nel corso del ‘500 fece costruire uno dei più belli esempi di villa veneta, a Trecenta la famiglia Contrari Pepoli realizzò il suo “Palazzòn”. Appena fuori del centro citadino, ma affacciato al corso d’acqua, il Palazzòn corrisponde esattamente alle tipologie architettoniche delle ville emiliano-toscane. I giochi di luce delle vetrate alternate alle colonnine aggettanti che piacevano ai veneziani, lasciano il posto ad un aspetto più severo di fortezza militare, con tanto di torri. Un corpo centrale e due torrioni sporgenti ai lati in mattoni: così si presenta la struttura di Trecenta i cui  unici elementi decorativi sono la scalinata semicircolare, il portale d’ingresso e il cornicione dentellato.
A volere la costruzione dell’edificio fu la nobile famiglia bolognese dei Pepoli che nel ‘500 ereditò dalla famiglia dei Contrari, con cui si era imparentata per via matrimoniale, oltre al castello di Sariano, anche una tenuta sul Tartaro di 1200 ettari. La storia del Palazzòn resta per molti aspetti ancora un enigma. Durante il restauro, terminato alla fine degli anni Novanta, il ritrovamento di quattro basamenti circolari di torri ha fatto ipotizzare che l’edificio fosse stato edificato su ciò che restava di un castello medioevale. L’interrato ha rivelato, invece, la presenza di una chiavica, sopra la quale i Pepoli vollero edificare il loro palazzo signorile. L’architettura idraulica corrisponde ad una esigenza della famiglia Contrari impegnata a rendere produttiva la propria tenuta. Studiosi e storici si stanno interrogando se prima del Palazzòn ci fosse un castello o solo una chiavica. Qualunque sia la verità, è certo che palazzo Pepoli alla fine del ‘500 doveva essere completato. Nel 1687 l’architetto bolognese Giuseppe Antonio Torri fu incaricato di un intervento di restauro. Con lui lavorò anche lo scultore bolognese Bezzi. Ai due si deve lo scenografico salone d’onore centrale con il ballatoio, raffinato esempio di gusto barocco. L’architettura si fa quinta teatrale e dai quattro angoli del soffitto calano lo sguardo i cigni dell’emblema della casata dei Pepoli. Ai lati delle pareti l’iniziale della famiglia Pepoli si intreccia con quella della famiglia dei Contrari in un gioco ornamentale e celebrativo insieme.
Decaduti i Pepoli, nel ’700 subentrarono i banchieri toscani Spalletti. L’edificio, per anni fu destinato ad essiccatoio e magazzino. Solo nel 1987  fu donato alla Regione Veneto che con un importante opera di restauro gli restituì il suo antico splendore.


Micol Andreasi
10 gennaio 2009
Il telefonino di Rovigo

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