MOTORI Dal cambio manuale a quello automatico

...come si cambia... automaticamente

Cambio manuale di una Ferrari 430
Moderno cambio automatico DSG a doppia frizione con Tiptronic
Rovigo Oggi Sezione ristoranti
Bisogna cambiare il modo di “cambiare”…le marce nelle nostre auto. Volendo uscire dal pur divertente gioco di parole, intendo evidenziare la crescente diffusione del cambio automatico, e individuarne le motivazioni.
C’era un tempo in cui noi italiani, tutti CT della nazionale di calcio, e tutti in fondo guidatori sportivi col sangue infettato dal “Virus di Maranello”, ritenevamo che il cambio automatico fosse un tabù, un dispositivo utile per chi non sapesse guidare veramente. Oggi tanti pregiudizi su questa tipologia di trasmissione della trazione sono crollati. E i meriti sono da attribuire in parte alla cresciuta consapevolezza dei…“piloti” che siamo oggi, ma soprattutto alla eccezionale evoluzione tecnica che i costruttori hanno conseguito negli ultimi anni.
Infatti se negli Stati Uniti dove vige un approccio alle cose più pragmatico e meno emotivo-passionale, il cambio automatico è un must già dagli anni sessanta, da noi le case automobilistiche hanno dovuto fare uno sforzo in più. Per aiutarci a metabolizzarlo 15-18 anni fa dovettero escogitare di proporlo dotato anche della funzione sequenziale. Come a dire; si ho il cambio automatico, ma quando voglio lo metto in sequenziale e… decido io quando cambiare! In realtà oggi i cambi automatici sono tutti dotati della funzione sequenziale, ma sono gestiti da sistemi elettronici talmente sofisticati che quasi mai si avverte la necessità o la voglia di passare alla scelta manuale della cambiata.
Personalmente pur non ritenendomi del tutto indenne dalla contaminazione nazional-popolari del virus di Maranello, mi dichiaro totalmente a favore del cambio automatico. D’altronde si pensi a quanto possa risultare rudimentale e primitiva la soluzione del cambio manuale. Per passare da una marcia all’altra dobbiamo, schiacciando la frizione, interrompere il collegamento tra motore e ruote lasciando avanzare l’auto, priva di trazione, per inerzia fino a quando non avremo inserito una nuova marcia, che verrà armonizzata con la cinetica in corso rilasciando la frizione e badando di modularne l’azione nel migliore dei modi. In ogni caso si tenga presente che ogni qualvolta si schiaccia la frizione, l’auto procede solo in virtù dell’ energia cinetica accumulata precedentemente, e non per spinta trasmessa in quel momento dal motore e dagli organi di trasmissione.
I cambi automatici invece, hanno praticamente azzerato la latenza che intercorre nel passaggio da una marcia all’altra. Vi sono addirittura sofisticate trasmissioni a variazione continua dove non si ha neppure la percezione del cambio di rapporto (CVT: dalle Fiat Uno e Panda della serie “Selecta” degli anni Ottanta e la Nissan «Micra» del 1992 al Multitronic a catena di Audi dei giorni d'oggi).
Chi poi si sentisse irrimediabilmente dominato dal proprio spirito sportivo, si senta confortato dalla venuta dell’ultima generazione dei cambi automatici. Ovvero i nuovi sistemi a doppia frizione come il nuovissimo PDK di Porsche. Si tratta di un sistema dotato di 2 distinte frizioni; una per le marce pari e l’altra per quelle dispari. Questa soluzione permette, quando si deve effettuare la cambiata, di avere già pronto l’innesto della marcia successiva, con una rapidità sorprendente rispetto ai già evoluti sistemi precedenti. E quindi è accaduto ciò che neanche i puristi più integralisti del cambio manuale avrebbero immaginato: le vetture dotate di questi evolutissimi sistemi di trasmissione realizzano tempi di accelerazione e ripresa inferiori rispetto alle vetture con cambio manuale; Porsche incluse!
Oltre a ciò gli “automatici” odierni possono disporre anche di funzionalità autoadattative  grazie alle quali, elaborano e mettono in relazione tra loro: l’intensità e la frequenza con la quale si premono l’acceleratore e il freno e gli angoli di sterzata del volante. Così facendo riescono ad “interpretare” lo stile di guida che il conducente vuole tenere in quel momento, e adattano il modo di effettuare le cambiate per assecondare le richieste del guidatore.
Ma al di là delle considerazioni tecniche, nella realtà quotidiana delle nostre strade, dove il traffico e gli incolonnamenti aumentano in modo endemico da un anno all’altro, il cambio automatico rappresenta anche una soluzione antistress. Significa non dover più affrontare l’incubo della “prima-seconda-prima-seconda” all’infinito, con la gamba sinistra dolorante e l’insofferenza che prende il sopravvento.
 E allora, date un’occhiata dentro alla vostra auto e se vedete che ci sono tre pedali... beh, probabilmente c’è né uno di troppo; e probabilmente è arrivato il momento di... ”cambiare”.
Automatizzatevi!

Sergio Monaco

27 gennaio 2009

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