GRANDI MOSTRE Inaugurata Déco a palazzo Roverella di Rovigo

L'Art Decoratif che ha cambiato il mondo intero

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Taglio del nastro affidato al critico più famoso in Italia, Vittorio Sgarbi, che apprezza in ogni sua forma il decò italiano per la sua innovazione e per la trasformazione che ha portato sino ai giorni nostri



Rovigo - Più di 85 le testate giornalistiche che si sono registrate per presenziare alla vernice della mostra “Déco, Arte in Italia, 1919 – 1939”  inaugurata questa mattina a Palazzo Roverella, a Rovigo. Il dato lusinghiero viene confermato da Simonetta Simoni, giornalista di Rai3, chiamata per l'occasione ad orchestrare la riuscita conferenza stampa, tenutasi all'Accademia dei Concordi prima del consueto taglio del nastro e della visita guidata. Grande attesa di pubblico e di esperti ai lavori intorno ad una mostra che prosegue il percorso espositivo, tutto in salita, di palazzo Roverella. Dopo la retrospettiva in onore di Mario Cavaglieri, era stata la volta della felice “Belle Epoque”. Ma il geniale colpo d'ala si ha con questa mostra dedicata all'arte tra le due guerre. Art Deco è l'abbreviazione di Art Decoratif, un complesso movimento artistico che si affacciava alla modernità  invadendo luoghi non ancora deputati artistici come l'abbigliamento, l'oggettistica, l'arredamento: tutto quello che veniva considerato decorativo, appunto. La grandezza di questa mostra sta invece nell'aver voluto descrivere il movimento che illuminò l'alba degli anni '20 collocandolo tra i referenti della pittura e della scultura del '900. Anfitrione e gran cerimoniere l'illustre Vittorio Sgarbi che plaude all'iniziativa: “Il titolo di questa mostra ha il difetto di sminuirne il contenuto” afferma il critico “perché contiene invece grandi capolavori. La pittura è stata lungamente esclusa dall'Art Déco mentre qui la troviamo massimamente dispiegata. Arte tra le due guerre significa che siamo in pieno fascismo: periodo di transizione sospeso tra passato e futuro, dove il passato è fatto di anticaglie, esotismo, cineserie e il futuro di dirigibili, macchine, edifici. In questo ventennio di mezzo si forma il vocabolario della modernità e cambia la moda: arrivano gli abiti industriali con Coco Chanel, la bigiotteria prende il posto della gioielleria e i capelli si portano alla garçon”.

Icona della mostra è Wally Toscanini ritratta da Alberto Martini. Wally è agghindata con una iconografia rieccheggiante la Regina di Saba.

E a sorpresa, durante la conferenza stampa, arriva anche la figlia di Wally, la contessa Castelbarco, che ha generosamente offerto in prestito la magnifica opera del Martini.

Presenti alla grande inaugurazione dal sindaco di Rovigo Fausto Merchiori, il presidente dell’Accademia dei Concordi Luigi Costasto, al presidente della fondazione Finotti.

Grande parata istituzionale: la mostra non si pone come momento isolato di splendore ma vuole coinvolgere l'intero territorio, come conferma l'Assessore Regionale Isi Coppola in conferenza stampa.

Collegate alla mostra visite guidate ai tesori del territorio come La palladiana villa Badoera a Fratta Polesine o il museo archeologico nazionale di Adria.

La mostra, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con Accademia dei Concordi, Regione del Veneto, Comune e Provincia di Rovigo in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Cassa di Risparmio del Veneto, Eurizon Tutela, Eurizon Vita e con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è stata curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli sotto la direzione artistica di Alessia Vedova, resterà aperta al pubblico fino al 28 giugno 2009.


Barbara Codogno

31 gennaio 2009

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