
All'ultimo questore di Fiume, beato dal febbraio 2004, morto nel campo di sterminio di Dachau la città di rovigo intitola una piazza in ricordo dell'eccezionale impegno contro il nazifascismo che lo ha visto salvare 5.000 vite umane
Rovigo - Martedì 10 febbraio in occasione dell'anniversario della morte di Giovanni Palatucci, beato dal febbraio 2004, il Comune di Rovigo ha voluto ricordare la sua figura dedicando allo "Schindler italiano" il piazzale (ex Euorpa) antistante l’ex Ospedale Maddalena. Presenti alla cerimonia il sindaco di Rovigo Fausto Merchiori, il questore di Rovigo Amalia di Ruocco e il vicepresidente della provincia Sandro Gino Spinello.
A Fiume, prima come responsabile dell'ufficio stranieri, poi come questore, dal 1939 al 1944 Giovanni Palatucci riuscì a trarre in salvo migliaia di ebrei destinati ai campi di sterminio.
Furono oltre 5.000 gli ebrei e i perseguitati antifascisti salvati in quei sei anni da Palatucci e dall'opera della "sua" questura, che con i suoi trecento uomini disarmati, divenne un riferimento di umanità e di salvezza per tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, e in particolare per i perseguitati ebrei.
L'incarico affidatogli nel 1937 di direttore dell'ufficio stranieri a Fiume gli permise di escogitare molteplici stratagemmi per mandare i perseguitati all'estero, verso i paesi liberi o nel campo di raccolta di Campagna (Salerno), dove era vescovo suo zio Mons. Giuseppe Maria Palatucci.
A seguito dell'emanazione delle leggi razziali antisemitiche il 1938 vide Palatucci decisamente schierato in favore dei cittadini ebrei, ma anche di tutti coloro che, in fuga da altre nazioni occupate dall'esercito tedesco, transitavano per il confine istriano.
Gli ebrei presenti a Fiume l’8 settembre 1943 erano 3500, in gran parte profughi della Croazia e della Galizia. Con la creazione della Repubblica Sociale ed il disfacimento dell’esercito italiano, Palatucci rimane solo in quella città a rappresentare la faccia di un’altra Italia che non voleva essere complice dell’olocausto. Eclatante fu l'episodio che lo vide protagonista nel marzo 1939 quando sottrasse alla cattura della Gestapo 800 ebrei tedeschi, in fuga dalla Germania nazista a bordo di un vapore greco.
Palatucci continuò la sua missione umanitaria fino al sacrificio della propria vita. Arrestato dai nazisti, morì il 10 febbraio del 1945, a 36 anni, nel campo di concentramento di Dachau dopo mesi di stenti e sevizie.
In Israele gli hanno dedicato un bosco di 5.000 alberi, tanti quante le persone che salvò.
Nel 1955 gli venne conferita la medaglia d'oro alla memoria dall'Unione delle comunità ebraiche d'Italia. In seguito, nel settembre del '90 è stato riconosciuto "giusto tra le nazioni" dal Memoriale Ebraico dell'Olocausto-Yad Vashem, ottenendo nel 1995 anche una medaglia d'oro al Merito Civile alla memoria, conferitagli dal Presidente della Repubblica Italiana.