CULTURA Inaugurato il secondo museo archeologico del Polesine

I tesori delle necropoli di Frattesina e dell'area del Po di Adria

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Inaugurato presso villa Badoera di Fratta il secondo museo archeologico nazionale della nostra provincia. Esposti I tesori delle antiche necropoli rinvenute nel territorio polesano e risalenti al XII e VIII secolo a.c.


Fratta Polesine (Ro) - Una delle più belle ville palladiane, la Badoera di Fratta Polesine, vede aperto da ieri il secondo museo archeologico nazionale della nostra provincia. Sito nella barchessa di destra, il museo propone un autentico insieme di tesori dell'età del bronzo che fanno di Fratta la capitale europea e forse anche mondiale di questa epoca. A rendere fattibile la nascita di questo importantissimo museo è stata la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che ha affiancato la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, la Provincia e il Comune. I tesori delle antiche necropoli sono stati esposti secondo criteri e allestimenti estremamente scenografici ed efficaci, in quella che è stata una scelta delle molte migliaia di reperti riaffiorati nel territorio, frutto di diverse campagne di scavo. Dove oggi si stendono campi coltivati sorgeva, tra il XII e l'VIII secolo a.c. un importante centro di import-export di materie prime fatte qui convergere dalla penisola, ma anche dall'estremo nord d'Europa, dall'Africa e dall'Oriente. Qui confluivano i pani di bronzo proveniente dall'Italia centrale, le ambre, l'avorio, i metalli preziosi da territori lontani. Le manifatture locali lavoravano queste preziose materie prime, ma anche i palchi di cervo, risorsa del luogo e soprattutto i vetri: qui esistevano certamente le più antiche manifatture di oggetti di pasta vitrea del continente. I manufatti, di altissima qualità, venivano quindi affidati ad una rete di commercianti che li proponeva lungo un circuito di traffici che coinvolgeva lo "stivale", la Sicilia, l'Egeo e le coste del Mediterraneo orientale. Le più belle testimonianze della loro attività in vita, accompagnavano gli artigiani ed i commercianti anche nell'aldilà. Ed è proprio dalle due necropoli di Frattesina e da altre rinvenute nel territorio lungo le sponde del Po di Adria, allora principale ramo padano, che provengono i corredi funerari, talvolta davvero importanti: molti ed eleganti gli oggetti di ornamento, le collane, le fibule, i pendenti, i pettini di vari materiali. Autentici tesori che il nuovo museo svela finalmente al pubblico. A curare il nuovo sito culturale sono stati, per la parte scientifica Luciano Salzani coordinatore del comitato scientifico comprendente Anna Maria Bietti Sestieri, Paolo Bellintani e Maurizia De Min coadiuvati dai collaboratori Cecilia Colonna, Massimo Saracino, Maria Cristina Valicelli. L'allestimento, davvero di grande effetto, lo si deve all'architetto Loretta Zega coadiuvata dall'architetto Marco Fontanive. Gli splendidi disegni ricostruttivi sono opera dell'architetto di Villanova del Ghebbo Fabio Maria Fedele. I lavori di realizzazione sono stati affidati a Ott.Art e Permasteelisa. Questo museo atteso dagli inizi degli anni Ottanta, non farà di sicuro passare in secondo ordine l'eccezionalità del suo contenitore ovvero villa Badoer, capolavoro di Andrea Palladio. La Badoera, considerata dall'Unesco tra i patrimoni dell'umanità, è infatti una delle più armoniose, per proporzioni e forma, tra le opere del celebre architetto del quale quest'anno si celebrano i 500 anni dalla nascita (1508-2008). Gli interni sono decorati da Giallo Fiorentino con tematiche mitologiche ed allegoriche dai significati ancora in parte oscuri. Palladio progettò la villa nel 1554 e nel 1563 era completata. A volerla fu Francesco Badoer, quale centro funzionale alla conduzione dei 500 campi posseduti dalla famiglia, ma anche come segno della presenza e potenza della casata veneziana sul territorio.
Forse sfruttando i resti di un preesistente castello, il corpo centrale della villa si innalza su un alto basamento così come avviene a villa Medici a Poggio a Caiano o a villa dei Vescovi a Luvigliano. Scenografiche scalinate a più rampe collegano il corpo padronale al giardino antistante la villa a sua volta abbracciato dalle armoniose barchesse. Queste ultime, probabilmente influenzate dalle esedre del tempio di Augusto a Roma, procedono prima ad emiciclo, per assumere poi un andamento rettilineo, quasi ad accogliere i visitatori e fungono da quinta architettonica dietro la quale si sviluppavano gli ambienti della fattoria. Non meno interessante è andare alla scoperta di Fratta Polesine, piccola cittadina dipanata sulle sponde di un canale, che stupirà chi non la conosce per l'impressionante concentrazione di ville venete e parchi storici, per le memorie di Giacomo Matteotti e dei carbonari. Il museo e la villa sono visitabili tutti i giorni, eccezione fatta per i lunedì non festivi, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 nei feriali e dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19 nei prefestivi e festivi.

Marco Scarazzatti
21 febbraio 2009

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