RUGBY ROVIGO Aspettando l’incontro di Favaro Veneto, la parola all’ex lagunare

Tumiati: “Non c’è città migliore dove vivere il rugby”

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Concentrazione ed attenzione per la semifinale di domenica 15. La seconda linea: “Il morale è alto e la squadra tiene molto a giocare la finale davanti al proprio pubblico”



Rovigo - Al centro di una campagna acquisti improntata in estate su nomi giovani ma già importanti (Favaro, De Marchi), l'inverno ha fatto salire alla ribalta, come cartina al tornasole, un valore aggiunto importante per la rosa di Massimo Brunello. Atleti che, di rincalzo sulla carta, sono stati esaltati dallo spirito di gruppo creatosi in via Alfieri e dal progetto tecnico portato avanti dal coach rossoblu, con il fondamentale aiuto di Flaviano Brizzante e Gianfranco Beda.
Daniele Tumiati e Younes Anouer, ex di giornata domenica prossima a Favaro Veneto, sono due tra i 'non titolari' più positivi, in questa prima parte di stagione rossoblu.
Tumiati, una vita al Petrarca, ha in estate coronato il sogno del proprio nonno: scendere in campo al “Battaglini” dalla parte dei Bersaglieri.
“In spogliatoio c'è grande attenzione e concentrazione, sentiamo nel modo giusto la semifinale contro il Casinò di Venezia. Soprattutto dopo la bella vittoria a Viadana, il morale è alto e la squadra tiene molto a giocare la finale davanti al proprio pubblico. Per quanto mi riguarda è la prima semifinale; ci tengo tantissimo a fare bene e, nonostante il periodo di carico che stiamo attraversando, la fatica mentale e fisica passa in secondo piano”.
Rovigo manca da una semifinale dal 2006; anche allora il trofeo in palio era la Coppa Italia. Cosa vi stanno trasmettendo due membri del Rovigo ‘animale da playoff’ come Brunello e Brizzante?
“Flaviano è un grande, ci comunica costantemente la sua carica innata e la passione incredibile che ha per questo sport. Massimo invece è una sorta di chirurgo: viviseziona nei minimi dettagli il modo di giocare dell'avversario ed è estremamente preciso in quello che chiede alla squadra. Sul campo pretende giustamente l'esecuzione perfetta di quanto predisposto”.
Dopo tanti anni al Petrarca, hai trascorso la scorsa stagione a Favaro Veneto. Un piccolo commento, da testimone oculare.
“Il Casinò di Venezia gode di un ambiente ottimo, giovane e con tanta voglia di emergere. Non è un caso che io sia rimasto molto amico con alcuni ragazzi della squadra e della tifoseria. In piccolo, ricorda molto l'entusiasmo, la vicinanza e la passione che si percepiscono a Rovigo. Da un punto di vista tecnico, quest'anno la società mi sembra un po’ in credito sul campo rispetto a quanto investito in estate, motivo per il quale affronteremo una squadra che avrà grande voglia di vincere. Sarà battaglia dura e vera”.
Qual è il tuo bilancio dei primi mesi passati a Rovigo?
“Non ho dubbi nell'affermare che questa è la stagione più bella per me, in vent'anni di rugby. Sono venuto a Rovigo senza aspettarmi nulla, mettendomi in gioco e prendendo tutto quello che arrivava. Nonostante la fama di cui gode questa città all'esterno, devo dire che è impressionante trovarvisi al centro. Sembra un grande paese, dove ti conoscono tutti ed il calore della gente è palpabile. Può sembrare una frase fatta, ma è impossibile non rendersi conto che in Italia non esiste un luogo dove il rugby lo si vive come accade qui: la città letteralmente ti spinge. Sportivamente mi sto divertendo tantissimo, credo sia per questo che scendo in campo con una mentalità diversa rispetto al passato”.
Oltre alla prestazione sopra le righe nel derby con il Petrarca, sei partito titolare in tutte le gare di questa Coppa Italia. Competizione in cui, nonostante le assenze, sono arrivati risultati inaspettati.
“Ogni gara ha una storia diversa; io credo che un giocatore, nonostante l'età, voglia sempre dimostrare il proprio valore. Questo è quello che stanno facendo giovani ottimi come Aretusini e Lubian, od elementi un po’ più esperti come Anouer, Badocchi e Boarato, oltre al sottoscritto. Merito di un gruppo compatto, completo ed in cui c'è una sanissima rivalità, per mettere in difficoltà l'allenatore rispetto alla formazione da mandare in campo nel weekend”.
In estate sei giunto da Favaro Veneto in compagnia di Younes Anouer; atleta per il quale si tratta di un ritorno a casa.
“Younes è un ragazzo di una semplicità unica e rispetto alla scorsa stagione appare un giocatore trasformato. A Favaro Veneto era forse un pò emarginato, per effetto di una rosa in cui era presente un grande solco fra titolari e riserve. Quest'anno, con il giusto spazio, sta facendo vedere quanto vale, ripagando la fiducia di società ed allenatore. Credo che le prestazioni in Europa, nel derby con il Petrarca ed in Coppa Italia lo stiano a dimostrare. Un po’, credo, come me; mi sto togliendo soddisfazioni inimmaginabili e penso sempre più che, per quello che sto vivendo qui a Rovigo, forse valeva davvero la pena di aspettare tutti questi anni”.

Alberto Gambato
12 marzo 2009

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