L'Overmach Cariparma si aggiudica la terza Coppa Italia negli ultimi quattro anni battendo il Casinò di Venezia per 20 a 18. Deludente la presenza del pubblico al "Battaglini" nonostante una partita piacevole, combattuta fino allo scadere.
Rovigo - Una gara tirata fino all’80’, clima meteorologico ideale e lo stadio "M. Battaglini" tirato a lucido. Ingredienti - sulla carta - d’eccezione per una finale di Coppa Italia con tutti i crismi, ma rimasti solamente a livello di propositi ed intenzioni. Sugli spalti dell’impianto rodigino, infatti, non ci si è nemmeno avvicinati al tutto esaurito; il conteggio delle presenze si è fermato a 1315, ingressi omaggio compresi. I proclami di almeno due pullman provenienti da Parma sono stati quindi spazzati dal leggero vento freddo trasversale, che ha solcato il "Battaglini" per l’intero pomeriggio e capace di farsi sentire molto più delle due tifoserie, restie a manifestarsi persino nei 5’ di recupero, con il Venezia-Mestre alla disperata ricerca dei tre punti del sorpasso definitivo.
A tentare di tenere alto lo spirito parmense - ben rappresentato dall’eloquente striscione ‘Parma e pò pù’ in bella evidenza in tribuna "Quaglio" - ci hanno così dovuto pensare i bimbi del minirugby gialloblu, saliti nella parte destra della tribuna "Lanzoni" dopo aver partecipato in mattinata al Torneo Primavera; un pò poco, se si pensa che è toccato al presidente Bersellini ed allo staff dell’Overmach - stipato in tribuna centrale - incoraggiare il proprio XV, meritatamente sotto nel punteggio a metà del secondo tempo.
Decisamente più sanguigni e presenti gli appassionati lagunari, compatti sotto il tiepido sole rodigino in tribuna Quaglio e redivivi sin dai primi minuti, con Candiago e compagni in grado di mettere sotto l’Overmach grazie alla verve sui punti d’incontro e la pericolosità al largo di Mentz, Ziegler e Dallan.
Dalla parte opposta non era da meno l’entourage del Casinò di Venezia, con il presidente Pipitone e l’addetto stampa Galzerano perennemente in piedi e molto coinvolti nel tifo per la propria squadra. Uno spettacolo, in un certo senso, nella giornata della grande occasione mancata dal giovane sodalizio lagunare. A fine gara, nello spazio food and drink allestito per il terzo tempo, c'è un clima di irreale tranquillità e distacco. I tifosi parmensi quasi non esultano; automatico chiedersi quanto sarebbe stato diverso, con Rovigo a disputare la finale.
D'altra parte il pensiero dei simpatici supporters mestrini va invece soprattutto ai due vitali penalty, falliti in rapida successione da Pilat e Canale a ridosso dell’80’.
“Abbiamo vissuto una settimana inebriante e bellissima - attacca Fabio, con il volto dipinto di gialloamaranto - nell’idea di poter vincere il nostro primo trofeo, tra l’altro in uno dei templi del rugby italiano. Una speranza frustrata da quei due calci non impossibili sbagliati di poco a fine gara”.
“Io seguo il rugby assieme ad amici da meno di un anno - si inserisce Elena - ed ogni sabato ci spostiamo da Venezia in terraferma. Speravo di vivere una giornata simile a quella di domenica scorsa contro il Rovigo, con un’atmosfera bellissima e tanta gente. Peccato per quello, più che per la sconfitta; la società è così giovane che sono convinta l’occasione si ripeterà”.
Più in disparte, vicini ai propri beniamini Pedersen e Malneek, troviamo finalmente un quintetto di tifosi parmensi.
Michele è più rilassato che contento: “Sarà che ne abbiamo vinte già tre di Coppe Italia, sarà che l’anno scorso arrivare in fondo al torneo ci è costato i playoff, però non riesco ad esultare più di tanto. Il Casinò merita ogni elogio, ci ha fatto sudare tantissimo e ha costretto Parma a giocare una delle partite più brutte dell’anno. Avrei però preferito una finale contro Rovigo, magari battendola sul suo terreno. Proveremo a farlo tra qualche settimana in campionato...”.
Alberto Gambato