RUGBY COPPA ITALIA L'Overmach Cariparma si aggiudica il trofeo 2009

Una finale per pochi intimi

Barry Irving riceve la targa di miglior marcatore dell'incontro
Garth Ziegler viene premiato come 'man of the match'
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L'Overmach Cariparma si aggiudica  la terza Coppa Italia negli ultimi quattro anni battendo il Casinò di Venezia per  20 a 18. Deludente la presenza del pubblico al "Battaglini" nonostante una partita piacevole, combattuta fino allo scadere.



Rovigo - Una gara tirata fino all’80’, clima meteorologico ideale e lo stadio "M. Battaglini" tirato a lucido. Ingredienti - sulla carta - d’eccezione per una finale di Coppa Italia con tutti i crismi, ma rimasti solamente a livello di propositi ed intenzioni. Sugli spalti dell’impianto rodigino, infatti, non ci si è nemmeno avvicinati al tutto esaurito; il conteggio delle presenze si è fermato a 1315, ingressi omaggio compresi. I proclami di almeno due pullman provenienti da Parma sono stati quindi spazzati dal leggero vento freddo trasversale, che ha solcato il "Battaglini" per l’intero pomeriggio e capace di farsi sentire molto più delle due tifoserie, restie a manifestarsi persino nei 5’ di recupero, con il Venezia-Mestre alla disperata ricerca dei tre punti del sorpasso definitivo.
A tentare di tenere alto lo spirito parmense - ben rappresentato dall’eloquente striscione ‘Parma e pò pù’ in bella evidenza in tribuna "Quaglio" - ci hanno così dovuto pensare i bimbi del minirugby gialloblu, saliti nella parte destra della tribuna "Lanzoni" dopo aver partecipato in mattinata al Torneo Primavera; un pò poco, se si pensa che è toccato al presidente Bersellini ed allo staff dell’Overmach - stipato in tribuna centrale - incoraggiare il proprio XV, meritatamente sotto nel punteggio a metà del secondo tempo.
Decisamente più sanguigni e presenti gli appassionati lagunari, compatti sotto il tiepido sole rodigino in tribuna Quaglio e redivivi sin dai primi minuti, con Candiago e compagni in grado di mettere sotto l’Overmach grazie alla verve sui punti d’incontro e la pericolosità al largo di Mentz, Ziegler e Dallan.
Dalla parte opposta non era da meno l’entourage del Casinò di Venezia, con il presidente Pipitone e l’addetto stampa Galzerano perennemente in piedi e molto coinvolti nel tifo per la propria squadra. Uno spettacolo, in un certo senso, nella giornata della grande occasione mancata dal giovane sodalizio lagunare. A fine gara, nello spazio food and drink allestito per il terzo tempo, c'è un clima di irreale tranquillità e distacco. I tifosi parmensi quasi non esultano; automatico chiedersi quanto sarebbe stato diverso, con Rovigo a disputare la finale.
D'altra parte il pensiero dei simpatici supporters mestrini va invece soprattutto ai due vitali penalty, falliti in rapida successione da Pilat e Canale a ridosso dell’80’.
“Abbiamo vissuto una settimana inebriante e bellissima - attacca Fabio, con il volto dipinto di gialloamaranto - nell’idea di poter vincere il nostro primo trofeo, tra l’altro in uno dei templi del rugby italiano. Una speranza frustrata da quei due calci non impossibili sbagliati di poco a fine gara”.
“Io seguo il rugby assieme ad amici da meno di un anno - si inserisce Elena - ed ogni sabato ci spostiamo da Venezia in terraferma. Speravo di vivere una giornata simile a quella di domenica scorsa contro il Rovigo, con un’atmosfera bellissima e tanta gente. Peccato per quello, più che per la sconfitta; la società è così giovane che sono convinta l’occasione si ripeterà”.
Più in disparte, vicini ai propri beniamini Pedersen e Malneek, troviamo finalmente un quintetto di tifosi parmensi.
Michele è più rilassato che contento: “Sarà che ne abbiamo vinte già tre di Coppe Italia, sarà che l’anno scorso arrivare in fondo al torneo ci è costato i playoff, però non riesco ad esultare più di tanto. Il Casinò merita ogni elogio, ci ha fatto sudare tantissimo e ha costretto Parma a giocare una delle partite più brutte dell’anno. Avrei però preferito una finale contro Rovigo, magari battendola sul suo terreno. Proveremo a farlo tra qualche settimana in campionato...”.

Alberto Gambato
22 marzo 2009

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