Dopo averlo conosciuto adolescente a scuola te lo ritrovi scrittore affermato. Ha 29 anni, la critica è buona, è arrivato a pubblicare il terzo libro ed è di Rovigo: Mattia Signorini
Rovigo - Un volto che si è abituati a vedere per strada, con gli amici, in centro. Poi la stessa faccia la ritrovi che ti sorride dai magazine più noti e dai giornali nazionali.
E’ Mattia Signorini, rodigino, classe 1980, scrittore (anche se lui non sa ancora se definirsi tale) di diversi libri e racconti di successo.
La sua ultima fatica, “La sinfonia del tempo breve” è da poco nelle librerie, e la promozione sta impegnando Mattia alacremente: Milano, Padova, Verona, Rovigo.
Elementi già sufficienti per cominciare a sognare e montarsi la testa, ma Signorini afferma: "E' ancora presto per pronunciarsi sull’effettivo successo di vendite".
Mattia, quando hai scoperto di essere uno scrittore?"Non so se sono uno scrittore. Per ora lo trovo un modo per esprimere la mia creatività, ma non c’è un confine netto con altri ambiti che mi affascinano. Per esempio adesso sto scrivendo per il cinema, di cui sono grande appassionato".
A Rovigo, nella nostra città, quanto è difficile emergere come scrittore?"Credo che in questo momento sia difficile emergere in tutta Italia, a causa della situazione economica. I campi artistici sono i primi a risentire della crisi, quelli a cui è più facile rinunciare. Trovarsi in una città come Milano, certo, ti facilita, perché fai arrivare le tue cose nei posti e alle persone giuste.
Trovo che il deterrente per affermarsi a Rovigo stia piuttosto nelle persone: pensando di non arrivare, magari ci mettono meno determinazione.
Inoltre, dietro alla pubblicazione di un libro lavorano tante persone, non solo l’editore. Se ci si aspetta che sia lui in persona a leggerti e a decidere di pubblicarti, non si arriva mai. Più facile è farsi notare da chi gli sta intorno. Diciamo che in una grande città, è più facile essere competenti".
Quale sentimento ti lega a Rovigo, ora che vivi a Padova?"Torno spesso, appena posso. E non rinuncio ad un aperitivo in piazza".
L’ambizione è un tema che ricorre in modo particolare nel tuo secondo libro “Lontano da ogni cosa”. La tua ambizione, invece, dove vorresti ti portasse?"Fino a qualche tempo fa ero molto ambizioso. Poi mi sono reso conto che ha delle implicazioni che corrodono. Raggiunta questa maturità, cerco solo di fare del mio meglio e lascio agli altri il compito di giudicarmi. Se scrivi pensando di vendere milioni di copie, il lavoro creativo diventa meccanico, lo svilisci. E questo vale per tutti gli ambiti creativi".
Mi descrivi la tua giornata tipo di scrittore?"Dipende dal periodo. Adesso, frequento l’università quando posso (dopo la laurea in scienze della comunicazione, si è iscritto a filosofia, ndr), se non sono impegnato nella presentazione del libro. Nei mesi scorsi facevo il pendolare da Milano, per seguirne la pubblicazione. Quando sto pensando ad una nuova opera, mi concentro per creare il mondo di idee da cui svilupparla. Nel caso di “La sinfonia del tempo breve”, ho passato 14 mesi a documentarmi e a studiare i periodi storici che poi ho descritto, nelle biblioteche".
Il tuo successo: dovuto alla fortuna o ritieni di essertelo meritato?"Credo di aver avuto tanta fortuna da una parte, dall’altra me la sono cercata. Prima di essere pubblicato dall’attuale editore, ho ricevuto vari rifiuti. Ma non mi sono mai scoraggiato: perciò un piccolo merito ce l’ho.
La fortuna comunque serve: quando ero sul punto di lasciare per dedicarmi ad altro, è sempre successo qualcosa che mi ha fatto resistere. L’importante è fare le cose con serietà e tenacia: così dimostri quello che puoi fare.
Per quanto mi riguarda, però faccio fatica a parlare di “successo”: sono troppo coinvolto in quello che faccio. Penso che pronuncerò quella parola almeno fra dieci anni".
L’ultima domanda: la figura dell’intellettuale, quanto successo ti fa avere con le ragazze?"L’interesse da parte di una ragazza lo susciti in base a come ti poni. Magari a qualcuna però il mio lavoro può interessare: quando capita è avvilente. Per questo, quando mi rendo conto che una ragazza vuole uscire con me, aspetto un bel po’ a dirle che lavoro faccio".
A quanto pare Mattia Signorini ha le idee chiare, ma è ancora il ragazzo della porta accanto. Questo è, senza dubbio, un altro grande successo.
Elisa Barion