Ridotti al minimo i tagli, ma le medie pagano lo scotto più forte.I sindacati della scuola Uil, Cisl, Cgil si chiedono dove finirà la qualità dell'insegnamento
Rovigo - Docenti sul piede di guerra e tagli alle cattedre a partire dal prossimo settembre. Si presenta così la situazione della scuola polesana, alla vigilia della fine di quest'anno che sarà ricordato il più nero dalla decisione della riforma Gelmini. In Polesine si prospettano molti tagli, in tutti gli ordini di scuola, e saranno più di cento gli insegnanti che perderanno la cattedra, almeno così dicono i dati non ancora totalmente ufficiali. Venendo ai numeri, la scuola primaria a Rovigo avrà tre classi in più a tempo pieno, le cosiddette quaranta ore, ma 40 posti di insegnanti in meno. A settembre saranno 8.830 gli alunni che siederanno sui banchi, a fronte degli 8.794 di questo anno scolastico, cioè 36 in più. Le classi formate saranno invece meno, 532 rispetto alle 557 di quest'anno, mentre il numero degli alunni che hanno aderito al tempo pieno inverte la tendenza, aumentando di 70 unità i bambini iscritti, passando cioè da 465 a 535. Anche le classi a tempo pieno aumentano: passano infatti da 24 a 27. Ma i tagli ai docenti alle scuole primarie sono fissati a 40, nonostante il lavoro svolto dal Ufficio scolastico provinciale, l'ex Provveditorato, che è riuscito a salvare 20 posti, visto che i posti in perdita erano fissati a 60.
Situazione diversa per le scuole medie inferiori e superiori, che vede nell'occhio del ciclone i docenti di materie letterarie e di educazione tecnica. I numeri non ancora ufficiali che sono usciti dalle prime riunioni parlano di 27 posti in meno alle medie e 42 alle superiori. Numeri che per il momento portano a un totale di 109 i tagli previsti per i docenti nella nostra provincia. Comprensibile la preoccupazione dei vari sindacati scuola che, se da un lato plaudono al lavoro svolto dal Usp che ha cercato di ridurre al minimo i tagli, dall'altra sottolineano la difficoltà di poter portare avanti una scuola di qualità. Per non parlare della questione dell'orario delle cattedre, come sottolinea Bertilla Gregnanin, segretaria provinciale della Uil scuola: “Le cattedre a 15 ore con uno spezzone di tre non esistono più, ma ora ci sono solo a 18. Questo implica una serie di problemi, ad esempio un preside viene obbligato, in caso di assenza del professore, a nominare subito un supplente, mentre per statuto si prevedono 15 giorni di tempo. Questo significa non avere tenuto conto delle esigenze degli alunni prima di tutto e inoltre andare a intaccare la qualità della scuola e dell'insegnamento”. “Certamente la scuola media è quella che più viene penalizzata da questi interventi - spiega Valeria Cittadin, segretaria provinciale Cisl scuola - il problema è sempre il solito: vengono tolte tutte le compresenze, è questo il tema comune di questa riforma. Si toglie così la possibilità alla scuola di essere luogo di democrazia, dove ogni allievo, ogni studente possa trovare la possibilità di percorsi individualizzati. Non è questa la scuola di tutti e per tutti. E' la scuola che offre un unico percorso: chi è in grado di seguirlo va avanti, chi non ce la fa resta fuori dal gioco. Questi tagli in pratica significano un taglio alla scuola di tutti, un taglio alla democrazia e alla opportunità di fare di qualsiasi allievo un futuro cittadino attivo e capace di orientarsi nella società”. Diretta anche Teresa Bradiani, segretaria provinciale della Cgil scuola, che parla ancora dei tagli alle primarie: “Quest'anno ci saranno 35 pensionamenti che speravamo ammortizzassero i tagli, invece nulla, anzi ci saranno 19 docenti di posto comune in esubero e 7 di lingua in alcuni istituti. Questo infatti riguarda gli incarichi annuali e dunque ci saranno scuole come quella di Porto Viro che avranno 5 esuberi e altre realtà, come quella di Occhiobello per esempio, che per fortuna non saranno toccate dagli esuberi”. Insomma, problemi non da poco, che preannunciano un autunno molto caldo.
Maria Benedetta Errigo