Sia il presidente di Rovigo Bosco che Piazza, regionale, prendono una severa posizione in merito alla modifica di legge per la ricerca ed estrazione di idrocarburi a largo delle coste venete
Rovigo - Valentino Bosco, presidente di Coldiretti Rovigo, anche a nome della Coldiretti Venezia e col pieno appoggio di Coldiretti Veneto, prende posizione contro il disegno di legge licenziato recentemente dal Senato in materia energetica. "Putroppo ci troviamo ciclicamente a discutere della ripresa delle attività di trivellazione ed estrazione del gas metano nell’alto Adriatico, in particolare davanti al Delta polesano, ma anche alle lagune veneziane. Questa è una Regione che ha già contribuito generosamente alle sorti energetiche del Paese e noi polesani stiamo ancora pagando per lo sprofondamento di oltre due metri e mezzo rispetto al piano campagna, che la nostra terra ha subito in seguito alle estrazioni di metano degli anni 50-60».
Se la modifica legislativa diverrà definitiva, la ripresa delle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi al largo delle coste venete, sarà subordinata unicamente alle autorizzazioni statali e dell’Ufficio territoriale minerario (che ha sede a Bologna), bypassando la regione Veneto, le province ed i territori interessati.
"Ogni anno la Regione Veneto spende tre milioni di euro per difendere il territorio dalla subsidenza (abbassamento del terreno rispetto al livello del mare) causata dai prelievi di metano effettuati nel Polesine – commenta Giorgio Piazza presidente di Coldiretti Veneto – mi sembra sufficientemente chiaro il pericolo rappresentato dall’ipotesi di trivellazione di gas nell’Alto Adriatico. Più di 180 mila ettari sono tuttora sotto il livello del mare e per salvaguardarli sono stati investiti i soldi dei cittadini e degli associati dei Consorzi di bonifica – continua Piazza - Per difendere quest’area sono attive quasi trecento pompe idrovore, alcune delle quali sono operative 24 ore al giorno per 365 giorni".
Coldiretti Rovigo aveva già adottato una risoluzione ufficiale contraria alle estrazioni nel gennaio 2008, poi inviata a tutti i parlamentari polesani, agli assessori regionali e al Governatore regionale Giancarlo Galan, che condivide tuttora il “no” assoluto.
"Siamo sbalorditi che qualcuno voglia espropriarci delle scelte sul nostro futuro – dichiara ancora Bosco – e che si continui a pensare di estrarre metano dall’alto Adriatico per recuperare quantitativi di idrocarburi che sono risibili rispetto alle esigenze energetiche del Paese, ma soprattutto, sproporzionate all’entità dei danni economici, ambientali, idrogeologici che deriverebbero al Polesine, anche se le cognizioni tecnologiche attuali sono sicuramente migliori di trent’anni fa". "Lo sprofondamento del terreno – continua Bosco – ha significato ricostruire e riadattare in questi ultimi trent’anni tutti gli impianti idrovori della provincia e provvedere al rialzamento delle opere arginali della rete dei canali e dei fiumi, con spese elevatissime per garantire la sicurezza idraulica delle campagne e delle attività economiche insediate. Abbiamo un terminal gasiero e una centrale in riconversione – chiude Bosco – direi che è abbastanza. Dalla posizione che i vari candidati alle prossime elezioni prenderanno su un tema importante come questo – conclude Bosco – gli elettori capiranno chi è veramente a favore del proprio territorio e se ne ricorderanno il 6-7 giugno".