Grande successo di pubblico in occasione del terzo e ultimo appuntamento con la danza, inserito nel ricco calendario di manifestazioni "Estate in villa Badoer 2009". A salire sul palco allestito nelle vicinanze della lunga scalinata della dimora palladiana, è stato il Teatro Accademico Statale dell'Opera e del Balletto "Rudolf Nureyev", che ha proposto lo spettacolo "La Fontana di Bahcisaray" balletto in due atti su musica di Boris Asafiev, libretto di Nikolay Volkov dal poema di Aleksandr Pushkin con coreografia di Shamil Teregulov da Rostislav Zakharov. Il più bel palcoscenico all'aperto della provincia di Rovigo, ha proposto un lavoro non tra i più noti in Italia per ciò che riguarda il repertorio classico, ma opera tra le più popolari nei Paesi dell'est. Ad eseguirla il corpo di ballo dello storico teatro nel quale Rudolf Nureyev iniziò la sua carriera, oggi palcoscenico di debutto di altrettanti valenti e giovani ballerini. La storia era ambientata nel castello del principe polacco Adam, con tutte le finestre illuminate per l'arrivo degli invitati al ballo. Escono nel parco Maria e il suo fidanzato Vaclav, felici del loro amore, sognando il matrimonio e un radioso futuro. Nel frattempo, nel parco si aggira una spia tartara, inseguita dalla guardia polacca. Al suono della polonaise, si succedono le coppie danzanti; per primi si esibiscono Maria e suo padre. La polonaise viene seguita da una coinvolgente mazurka, all'apice dell'allegria, irrompe il comandante della guardia, annunciando terrorizzato che orde di Tartari hanno circondato il parco. Gli uomini imbracciano prontamente le armi, ma i Tartari sono ormai dappertutto. Nell'impari combattimento cade anche il principe polacco. Dal castello in fiamme riesce a fuggire Maria, scortata e protetta dal fidanzato Vaclav. Improvvisamente, si para loro davanti il khan dei Tartari, Girey. Colpito dalla bellezza della ragazza, si ferma un attimo prima di trafiggere con la sua lama il povero Vaclav che cerca di difendere l'amata. Maria, su ordine del khan, viene catturata e rinchiusa nell'harem. Le concubine del khan festeggiano danzando, tra loro c'è anche Zarema, la favorita. Una marcia militare saluta il ritorno vittorioso dell'esercito del khan e le concubine si precipitano ad accogliere il loro signore, prima fra tutte Zarema; tuttavia i pensieri di Girey sono occupati dall'immagine della bellissima prigioniera e persino l'infuocata danza di Zarema lo lascia indifferente, gettando la ragazza nella più cupa disperazione. Per Maria, i giorni passano nella nostalgia per la patria perduta, la presenza di Girey non la rallegra, neppure la spaventa: è ormai indifferente a tutto. Girey la implora di amarlo, le racconta la sua passione per lei, solo con lei riesce ad essere paziente e buono. Maria, però, non riesce ad amare l'assassino di tutti i suoi cari. Incapace di insistere, il khan si allontana. Non riuscendo a prendere sonno, Maria suona al liuto la sua melodia preferita, struggendosi al ricordo della sua felicità perduta. Nella stanza si introduce Zarema, che la implora di restituirle l'amore di Girey. Maria l'assicura che mai e poi mai amerà il khan, la ragazza le crede ma, notato il copricapo, dimenticato da Girey, è sopraffatta dalla gelosia. Alle grida terrorizzate della schiava, accorre Girey con la sua guardia personale, ma è troppo tardi: Zarema ha pugnalato Maria. Zarema viene portata via dalla guardia del khan. Nei giardini del palazzo di Bakhchisaray, Girey piange la perdita di Maria. Il comandante dell'esercito, Nuralì, di ritorno da una vittoriosa incursione, gli mostra le nuove prigioniere, le concubine cercano di rallegrarlo con elaborate danze, le sue schiere lo chiamano a nuove imprese, ma nulla riesce a smuovere il khan dalla sua dolorosa apatia, neppure l'esecuzione di Zarema. Girey dà ordine che venga aperta la fontana, costruita per suo ordine in memoria di Maria, la "fontana delle lacrime". Mentre l'acqua inizia a scorrere, dinnanzi al khan appaiono i ricordi del passato e da lontano giunge un canto...
Marco Scarazzatti