POLITICA ROVIGO Riflessione dell'assessore provinciale Leonardo Raito sul tema dell'immigrazione

"Ripensiamo alle cause che spingono gli extracomunitari verso l'Europa"

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L’esperienza al programma Notizie Oggi di Canale Italia mi ha permesso, attraverso le domande senza filtro dei telespettatori, incentrate sui temi della giustizia, dell’immigrazione e dei privilegi dei politici, di fare alcune riflessioni sul comune sentire della gente. In particolare, sul tema dell’immigrazione, ormai centrale nelle agende dei governi nazionali e locali, mi pare di capire che non si vada oltre una percezione sommaria del fenomeno, e che l’opinione pubblica si crei un’immagine spesso amplificata e distorta delle problematicità legate alla presenza di forti comunità di cittadini comunitari e non sul nostro territorio. Il sentire comune, espresso dai telespettatori, è che gli immigrati che insistono in Italia siano in massima parte clandestini; connette i termini clandestinità e delinquenza attraverso un processo di semplificazione che si tramuta in banalizzazione; considera gli immigrati responsabili della perdita di lavoro degli italiani e causa, anche diretta, dell’accentuazione della crisi italiana. Dal punto di vista personale, mi sorprende che nessuna analisi si soffermi sulle cause che spingono cittadini extracomunitari ad approdare in Europa. Ragioni storiche come il colonialismo e la condizione di perenne sottosviluppo, non creano, nei paesi africani ed asiatici, condizioni di vivibilità quanto meno accettabile. I programmi europei ed occidentali di aiuto dei paesi poveri non sono sufficienti, e se anche lo fossero, non si dissociano da una serie di interessi commerciali che fanno da contrappeso agli investimenti. Molti cittadini e società europee vivono ancora di rendita sfruttando risorse preziose dei paesi poveri, attraverso possessi diretti o giungendo a stringere patti di interesse con governi o potentati locali corrotti o corruttibili. Milioni di africani vivono nella più assoluta miseria, ogni giorno muoiono di fame e di stenti migliaia di bambini che nascono senza speranze, malati di Aids o privi di ogni sorta di educazione o prospettiva. In tali contesti, proliferano la violenza e il proselitismo antioccidentale, che spesso fa da base al reclutamento di terroristi. Ci sono quindi ragioni storiche e contingenti importanti, che spingono torme di disperati a sobbarcarsi viaggi rischiosissimi e illeciti pur di raggiungere paesi in grado di garantire una sopravvivenza più dignitosa. C’è poi la questione della delinquenza. Pensare che tutti gli immigrati siano delinquenti mi pare una vera aberrazione. E comunque sia, per reprimere la delinquenza occorre un sistema giudiziario che funzioni con mano ferma e che sia in grado di prevenire prima e colpire poi i reati commessi sia da cittadini italiani che stranieri. Pensare a leggi come l’indulto invece di costruire nuove carceri, fornire alle forze dell’ordine strumenti che possano qualificare il lavoro degli operatori di polizia, valorizzandolo anziché vanificandolo, mi pare compito che spetti più al nostro governo che alle comunità di immigrati. È vero, un paese democratico funziona se funziona il sistema dei diritti-doveri e compito dei governi italiani è vigilare su questa efficienza. Infine c’è la questione del lavoro. Che gli immigrati cerchino opportunità di lavoro mi pare assodato. Che queste opportunità strappino possibilità e prospettive ai cittadini italiani mi pare meno evidente. Forse oggi la crisi occupazionale spinge i cittadini italiani a riconsiderare ruoli e spazi fino a ieri rifiutati. Si prendano le concerie di Arzignano, forse caso paradossale ma non sottovalutabile. Gli operai italiani che snobbavano un lavoro pesante e difficile sono stati rimpiazzati da forze straniere, senza le quali il comparto non avrebbe avuto futuro. È vero che esistono anche casi contrari di comunità che operano in regime di concorrenza sleale con la produzione italiana (vedasi il tessile). Si tratta di casi che andrebbero combattuti con durezza, restituendo dignità a imprese e manifatture italiane. In sintesi, credo che per uscire dalla crisi sia fondamentale una riconsiderazione in chiave economica e sociale dei diversi ruoli. Superare la logica del profitto a tutti i costi per creare una società e modelli economici più giusti. Fare in modo che lo stato crei condizioni di benessere generale per cui l’integrazione risulti meno problematica. Creare un clima di pacifica coesistenza che, a mio parere, già nelle scuole comincia a dare frutti fino a qualche tempo fa insperati. In mezzo ci si deve mettere uno stato forte e capace. Investendo nei settori che possono favorire queste prospettive. In questa logica, i tagli alla scuola mi sembrano un pessimo avvio. Perché minano la base di un ragionamento spendibile in chiave futura. Se non ci da la chiave per crescere nella consapevolezza del rispetto reciproco, lo stato crea una competizione tra soggetti deboli che rischia di trasformarsi in lotta per la sopravvivenza. Ma questo, forse, è un altro paio di maniche. Speriamo che la guarigione del sistema politico non tardi troppo. Siamo già in pesante ritardo.

Leonardo Raito
Assessore provinciale all’immigrazione
26 settembre 2009

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