La seconda opera in cartellone al Teatro Sociale di Rovigo per la 194a stagione lirica è Tosca di Giacomo Puccini
Rovigo - La vicenda di Tosca andrà in scena al Teatro Sociale di Rovigo venerdì 13 alle ore 20.30 e domenica 15 novembre alle ore 16.00. L’opera in tre atti sarà interpretata da Francesca Scaini nel ruolo della protagonista, Carlo Barricelli nei panni di Cavaradossi, Alfonso Antoniozzi in quelli di Scarpia, Elia Todisco interpreterà Angelotti, Alessandro Busi il sagrestano, Cristiano Olivieri Spoletta, Simone Marchesini sarà Sciarrone, Marco Petrolli un carceriere; Orchestra Filarmonia Veneta “Gian Francesco Malipiero”, Coro del Teatro Sociale di Trento, Coro di voci bianche della Scuola di musica C. Eccher di Cles.
Il maestro concertatore e direttore d’orchestra è Valerio Galli. A lui sono affidate alcune note relative all’opera
Il “realismo” paesaggistico unito al verismo drammaturgico
Per un direttore d’orchestra che si appresti a studiare una partitura si possono adottare vari livelli di lettura: il linguaggio musicale, la sua drammaturgia, il contesto dell’opera nel panorama operistico contemporaneo, il contesto dell’opera nel percorso compositivo del catalogo dell’autore.
Tutto questo concorre ad un’interpretazione quanto più fedele al testo e alle idee primigenie.
Ma quando come me si nasce, si cresce e si respirano gli ambienti medesimi che furono vissuti da Puccini, è quasi inevitabile posare la bacchetta e ad occhi chiusi sentire quei profumi, quelle sensazioni che rapidamente diventano dentro ognuno di noi forti emozioni pulsanti e risalire così la corrente fino alla sorgente ispiratrice dell’autore.
Molto si è scritto a proposito dell’influenza sulla poetica pucciniana ad opera dell’ambiente di Torre del Lago e dintorni, fonte inesauribile di aneddoti biografici, luoghi in cui si fonde inevitabilmente il confine sottilissimo tra leggenda e realtà.
Alcuni dei tratti naturalistici in Tosca si possono senz’altro ricondurre alle suggestioni di Monsagrati e Chiatri, paesi nei quali Puccini dimora sul finire degli anni ’90 e compone grandi squarci dell’opera, grazie alle quali prendono forma la sospirata casetta (assente nel dramma di Sardou), il pozzo del giardino, i boschi e i roveti, i franti sepolcreti odorosi di timo; così come il familiare rintocco delle campane di Bargecchia (risparmiate durante la seconda guerra mondiale dalla fusione per mano tedesca in ossequio alla memoria del Maestro) che Puccini inserisce nella seconda parte del I atto ad introduzione del duetto tra Floria ed il barone Scarpia e che a dispetto degli anatemi dei musicologi sono comunque da considerarsi una citazione fedele.
Se poi si frequenta il Belvedere antistante la Villa Puccini in ore antelucane è facile immaginare i suoni del “mattutino” che apre il III atto dell’opera, brano composto interamente a Torre del Lago, e quasi evocazione di un Puccini di ritorno all’alba dalla caccia alla folaga che ascolta e riscrive le atmosfere del lago di Massaciuccoli, momento musicale caro alla poetica pucciniana dal momento che lo si ritrova nella successiva Madama Butterfly.
Credo fermamente che questo “realismo” paesaggistico unito al verismo drammaturgico facciano di Tosca un capolavoro assoluto del melodramma, nel quale Puccini riesce, nei caratteri e nelle dinamiche tra i protagonisti, in una sintesi perfetta tra genio, cultura, intuito teatrale, audacia e sensualità (Arde a Tosca nel sangue il folle amor! - Dilla ancora la parola che consola.. dilla ancora!).
È un grandissimo privilegio per me poter partecipare a questa produzione poiché è l’occasione per tornare a riprendere, nonostante la mia giovane età, l’opera che ha segnato il mio debutto come direttore d’orchestra nel teatro lirico. Opera conosciuta ma sempre ancora da scoprire....
La vicenda
Atto primo - Angelotti, bonapartista ed ex console della Repubblica Romana, è fuggito dalla prigione di Castel Sant'Angelo e cerca rifugio nella chiesa di Sant'Andrea della Valle, dove sua sorella, la marchesa Attavanti, gli ha fatto trovare un travestimento femminile che gli permetterà di passare inosservato. La donna è stata ritratta, senza saperlo, in un quadro dipinto dal cavalier Mario Cavaradossi . Quando irrompe nella chiesa un sagrestano, Angelotti si nasconde nella cappella degli Attavanti. Il sagrestano, borbottando, mette in ordine gli attrezzi del pittore che di lì a poco sopraggiunge per continuare a lavorare al suo dipinto ("Recondita armonia..."). Il sagrestano si congeda e Cavaradossi scorge nella cappella Angelotti, che conosce da tempo e di cui condivide la fede politica. I due stanno preparando il piano di fuga ma l'arrivo di Tosca,, l'amata di Cavaradossi, costringe Angelotti a rintanarsi di nuovo nella cappella. Tosca espone a Mario il suo progetto amoroso per quella sera ("Non la sospiri la nostra casetta..."). Poi, riconoscendo la marchesa Attavanti nella figura della Maddalena ritratta nel quadro, fa una scenata di gelosia a Mario che, a fatica ("Qual occhio al mondo...") riesce a calmarla e a congedarla.
Angelotti esce dal nascondiglio e riprende il dialogo con Mario, che gli offre protezione e lo indirizza nella sua villa in periferia. Un colpo di cannone annuncia la fuga del detenuto da Castel Sant'Angelo; Cavaradossi decide allora di accompagnare Angelotti per coprirlo nella fuga. I due portano con loro il travestimento femminile, dimenticando però il ventaglio nella cappella.
La falsa notizia della vittoria delle truppe austriache su Napoleone a Marengo fa esplodere la gioia nel sagrestano, che invita l'indisciplinata cantoria di bambini a prepararsi per il Te Deum di ringraziamento. Improvvisamente sopraggiunge con i suoi scagnozzi il barone Scarpia, capo della polizia papalina che, sulle tracce di Angelotti, sospetta fortemente di Mario, anch'egli bonapartista.
Per riuscire ad incolparlo ed arrestarlo e poter quindi scovare Angelotti, egli cerca di coinvolgere Tosca, ritornata in chiesa per informare l'amante che il programma era sfumato in quanto ella era stata chiamata a cantare a Palazzo Farnese per festeggiare l'avvenimento militare ("Ed io venivo a lui tutta dogliosa..."). Scarpia suscita la gelosia di Tosca usando il ventaglio dimenticato nella cappella degli Attavanti. La donna, credendo in un furtivo incontro di Mario con la marchesa, giura di ritrovarli. Scarpia, che ha raggiunto il suo scopo, la fa seguire ("Tre sbirri, una carrozza, presto..."). Mentre Scarpia pregusta la sua doppia rivalsa su Cavaradossi - ucciderlo e prendergli la donna - comincia ad affluire gente in Chiesa per inneggiare alla vittoria e a cantare il "Te Deum".
Atto secondo - Mentre al piano nobile di Palazzo Farnese si sta svolgendo una grande festa alla presenza del Re e della Regina di Napoli, per celebrare la vittoriosa battaglia, nel suo appartamento Scarpia sta consumando la cena. Spoletta e gli altri sbirri conducono in sua presenza Mario che è stato arrestato. Questi, interrogato, si rifiuta di rivelare a Scarpia il nascondiglio di Angelotti e viene quindi condotto in una stanza dove viene torturato.
Tosca, che poco prima aveva eseguito una cantata al piano superiore, viene convocata da Scarpia, il quale fa in modo che ella possa udire le urla di Mario. Stremata dalle grida dell'uomo amato, la cantante rivela a Scarpia il nascondiglio dell'evaso: il pozzo nel giardino della villa di Cavaradossi. Mario, condotto alla presenza di Scarpia, apprende del tradimento di Tosca e si rifiuta di abbracciarla. Proprio in quel momento arriva un messo ad annunciare che la notizia della vittoria delle truppe austriache era falsa, e che invece è stato Napoleone a sconfiggere gli austriaci a Marengo. A questo annuncio Mario inneggia ad alta voce alla vittoria, e Scarpia lo condanna immediatamente a morte, facendolo condurre via. Disperata, Tosca chiede a Scarpia di concedere la grazia a Mario. Ma il barone acconsente solo a patto che Tosca gli si conceda. Inorridita, la cantante implora il capo della polizia e si rivolge in accorato rimprovero a Dio (Vissi d'arte, vissi d'amore). Ma tutto è inutile: Scarpia è irremovibile e Tosca è costretta a cedere. Scarpia convoca quindi Spoletta e, con un gesto d'intesa, fa credere a Tosca che la fucilazione sarà simulata e i fucili caricati a salve. Dopo aver scritto il salvacondotto che permetterà agli amanti di raggiungere Civitavecchia, Scarpia si avvicina a Tosca per riscuotere quanto pattuito, ma questa lo accoltella con un coltello trovato sul tavolo. Quindi prende il salvacondotto dalle mani del cadavere e, prima di uscire, pone religiosamente due candelabri accanto al corpo di Scarpia, un crocifisso sul suo petto, e finalmente esce.
Atto terzo - Albeggia. In lontananza un giovane pastore canta una malinconica canzone. Sui bastioni di Castel Sant'Angelo, Mario è ormai pronto a morire e inizia a scrivere l’'ultima lettera d'amore a Tosca, ma, sopraffatto dai ricordi, non riesce a terminarla (E lucevan le stelle). La donna arriva inaspettatamente e spiega a Mario di essere stata costretta ad uccidere Scarpia. Gli mostra il salvacondotto e lo informa quindi della fucilazione simulata. Scherzando, gli raccomanda di fingere bene la morte. Ma Mario viene fucilato veramente e Tosca, sconvolta e inseguita dagli sbirri che hanno trovato il cadavere di Scarpia, grida "O Scarpia, avanti a Dio!" e si getta dagli spalti del castello.
continua nei prossimi giorni con le note del regista
4 novembre 2009