Domenica andrà in scena il 142esimo derby Petrarca Padova Rugby Rovigo. la sfida si rinnova dai tempi di “Memo” Geremia e “Maci” Battaglini
Per ogni derby Petrarca - Rovigo non si può non ricordare Guglielmo Geremia, per gli amici Memo. Inimitabile, pietra miliare del Petrarca assieme a Checco Valvassori e Lando Cosi, era di una franchezza disarmante. Il primo impatto mi lasciò perplesso per quel modo particolare nel “dipingere” noi rovigoti con i quali il rapporto non era certo idilliaco. Fu l’Amico Bepi Rigamo a suggerirmi di non farci caso. Memo era così e basta e ad ovale fermo sono certo si trattasse di una corazza per ripararsi dai colpi e dagli “improperi” rivolti a lui e alla sua squadra dai noi cugini “cesellatori di zolle”.
Gianni Brera lo etichettò il “burbero prussiano” e Memo Geremia, che nella sua vita aveva sfidato tutto e tutti non per vanità, ma per una scommessa personale, intimamente se ne vantava.
Fosse vissuto ai tempi dell’antica Roma, Memo sarebbe stato il “dux” per la grande personalità e carisma, personaggio che coagulava attorno a sé il movimento bianconero. Piacesse o no per il modo di porsi, a lui non importava,preso dal suo Petrarca per il quale stravedeva.
Ecco perché prima del Kick off mi sembrava giusto tributargli il giusto omaggio.
Derby, antico amore: “Spero che il rugby trovi la maniera di sopravvivere”. Le parole di Bepi Rigamo sono di una attualità disarmante causa il protagonismo che sconfina nell’autolesionismo allo stato puro. Se spesso il rugby è inteso come happening e non come gioco, oggi non è così.
È giorno di Derby, sempre Derby, fortissimamente Derby, chiamatelo come volete. A volte sarà sotto tono, forse declassato, ma è rimasto un derby, il Derby per antonomasia.
Una sfida coinvolgente, stagione dopo stagione, tra due Città, due società e due tifoserie.
Mettiamoci anche chi non mastica rugby e l’ovale è servito.
Quella bianconera e quella rossoblu sono due storie intrise di corsi e ricorsi, di vittorie e sconfitte, di gioie o di rivincite mancate. Si può chiedere di più ad una stracittadina? Certamente no e dimenticati i tempi cupi in cui si viveva alla giornata coi problemi che non facevano dormire di notte, i Bersaglieri salgono verso Padova con un altro cipiglio. Quello di chi sa che la ruota gira e dalla poche fortune si è arrivati ad avere tante opportunità di sbancare il Plebiscito.
Il rugby italiano passa sempre per Padova e per Rovigo in forma profondamente radicata e corale.
Da qui l’importanza di questi scontri tra atleti famosi e tifoserie sanguigne, punto di riferimento per tirare somme e per fare bilanci. Rovigo e Petrarca, non solo squadre invidiate, ma due scuole che tutti cercano di emulare e che riflettono il rapporto tra le società e le rispettive città.
Due città che da sempre tentano di educare e di indicare, attraverso il rugby, i modelli fondamentali di comportamento per risolvere i problemi dei giovani richiamandosi alla grande tradizione di civiltà che unisce i due centri nello spirito della classica tradizione del derby.
Poi, a stemperare il tutto, ci pensa il pubblico che risponde presente al Derby e non diserta le tribune in un week end dal sapore di fuga dalla realtà e all’insegna dell’adagio “Occhio non vede, cuore non duole”. Potranno anche bruciate le sconfitte, ma per i due XV significa tempo di riscossa per sopraffarsi: due scuole a confronto, due modi di interpretare il rugby, nostrano, ruspante e naif contro quel rugby padovano programmato per decollare. Ovvio allora mettere gli umori in campo e se Maci viveva intimamente il derby preparandolo in modo accurato nella propria mente o nelle fumose salette del Bar Luce di Rovigo giocando a “rilancio”, sul fronte opposto il grande padovano Memo Geremia amava sottolineare: “Sin da giocatore, da allenatore e da dirigente, ho sempre “sentito e vissuto” lo scontro con gli amici-avversari di Rovigo in un particolare stato d’animo, quello dell’ammirazione per gli atleti rossoblù”.
In questa ottica e nel rispetto degli avversari di fede bianconera, la Femi Cz Rovigo ritorna al Plebiscito. Tra gli “assenti giustificati” Memo Geremia, Bepi Rigamo o Piero Stievano da un lato, Maci, Guandalini, Borsetto, Bordon, i fratelli Romano e Ottorino Bettarello dall’altro: ma una volta ancora il loro spirito spingerà l’ovale verso la meta.
Pier Giorgio Callegari