SOS CITTADINO Il Tribunale di Firenze ha riconosciuto il congedo di maternità ad un padre

Papà "incinti". Anche loro a casa come le mamme in dolce attesa

Provincia di Rovigo 1 milione



E' la prima volta che succede in Italia: in base alla legge sulla tutela e sostegno della maternità e della paternità, il padre fiorentino si è visto riconoscere il congedo di paternità per tutta la durata del congedo di maternità, così come spetta alla lavoratrice madre


Interessanti novità sul piano della conciliazione dei tempi della famiglia con quelli lavorativi: un passo avanti sul fronte delle pari opportunità. Recentemente il Tribunale di Firenze – e per la prima volta in Italia – ha riconosciuto ad un papà il diritto ad astenersi dal lavoro per l’intero periodo del congedo di maternità previsto per le mamme. Un diritto a stare a casa per tutti e cinque i mesi: e non importa se nei primi due il nascituro è ancora nella pancia.
Detto questo, però, occorre fare riferimento alla vicenda che ha portato a tale pronuncia.
Il caso è quello di una coppia toscana in cui la madre era lavoratrice autonoma e il padre un lavoratore dipendente. La madre, gravemente malata, non solo non aveva chiesto alcuna indennità all’Inps, ma soprattutto non aveva mai versato i relativi contributi nella gestione previdenziale di riferimento. Il padre ha dunque chiesto l’indennità di maternità all’Istituto di previdenza, il quale si è limitato a riconoscergli soltanto i tre mesi post-partum e l’80% della retribuzione. Questo in quanto - a detta dell’Inps - l’indennità di maternità non poteva essere goduta dal padre in quanto non era maturata neppure per la madre. La battaglia legale del padre, però, non è finita qui.
Rivoltosi al Tribunale fiorentino ha ottenuto una sentenza che ha ribaltato la precedente decisione, muovendo dalla legge sulla tutela e sostegno della maternità e della paternità che riconosce al padre lavoratore il diritto al congedo di paternità per tutta la durata del congedo di maternità, così come spetta alla lavoratrice madre.
La decisione dei giudici fiorentini si giustifica in ordine al fatto che - come in precedenza chiarito dalla Corte costituzionale - la locuzione "lavoratrice madre" va letta semplicemente come "madre", lavoratrice o meno, in quanto il bene da tutelare non è unicamente quello della salute della donna, ma anche, grazie alla presenza continuativa del genitore, quello dell'assistenza materiale e affettiva del nascituro.

Angela Trombini
angela.trombini@libero.it
24 novembre 2009

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