Il vescovo Lucio Soravito de Franceschi e Nicola Morini, presidente della Fism provinciale chiedono che le scuole paritarie siano trattate alla stregua delle statali sotto il profilo contributivo. Un diritto sancito dal Parlamento europeo e ratificato dallo Stato italiano 25 anni fa, ma che non è ancora stato applicato appieno
Rovigo - “Non stiamo chiedendo l’elemosina, ma pretendiamo che venga rispettata una legge europea”. Sono queste le parole del vescovo della diocesi di Adria e Rovigo Lucio Soravito de Franceschi, impegnato a richiamare le istituzioni civili al rispetto di una risoluzione del Parlamento europeo, ratificata anche in Italia il 14 marzo 1984, la quale stabilisce “Il diritto alla libertà di insegnamento implica per sua natura l’obbligo per gli Stati membri di rendere possibile l’esecuzione di tale diritto anche sotto il profilo finanziario e di accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie allo svolgimento dei loro compiti e all’adempimento dei loro obblighi in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano gli istituti pubblici corrispondenti, senza discriminazioni...”. Ovvero: qualora si istituisca una scuola alla stregua delle pubbliche (pari requisiti, pari programmi, pari qualifiche) si deve ricevere lo stesso trattamento contributivo che lo Stato riserva alle “proprie” scuole cosiddette pubbliche.
L’occasione per approfondire l’argomento è rappresentata dalla presentazione della “II Giornata della scuola cattolica”, che si terrà a Rovigo sabato 28 novembre al centro S.G. Bosco di viale Marconi, 5, a partire dalle ore 9.00. Un’intera mattinata, organizzata dalla Fism di Rovigo (Federazione italiana scuole materne), per portare all’attenzione della comunità il servizio offerto dalle scuole dell’infanzia paritarie polesane: 72 istituti (rispetto ai 20 statali) per un totale di 3.700 bambini, circa il 57% del totale che frequentano le scuole dell’infanzia, come illustrato da Nicola Morini, presidente della Fism provinciale. Parteciperanno all'incontro introdotto da sua eccellenza mons. Lucio Soravito de Franceschi in rappresentanza dei comuni della provincia il sindaco di Rovigo Fausto Merchiori, il presidente della Provincia Tiziana Virgili e l'assessore regionale al bilancio Maria Luisa Coppola. Cifre senza dubbio importanti quelle per il servizio offerto al territorio e che, su scala nazionale, comporta un risparmio allo Stato pari a 6 miliardi e 300 milioni di euro all’anno, ma che soffre una disparità di trattamento da parte delle istituzioni. Lo Stato che dovrebbe avere il compito di finanziare, in virtù della legge europea citata, anche le scuole paritarie, non lo fa. “In Italia si ripropone ogni anno il problema delle risorse finanziarie necessarie per mantenere in vita queste scuole e promuoverne la qualità e l’esercizio del loro servizio alle famiglie e agli alunni. Non è giusto che tante famiglie e in particolare quelle più povere che oggi soffrono per la grave crisi economica, siano penalizzate e costrette a pagare il prezzo di scelte politiche ed economiche, che non riconoscono loro il diritto, sancito dalla Costituzione, di scegliere la scuola che desiderano per i loro figli” ha spiegato Morini. “Ci battiamo da 25 anni affinché lo Stato, la Regione e i Comuni rispettino la parità nel senso pieno della parola” gli ha fatto eco il vescovo. E le cifre gli danno ragione: un bambino che frequenta una scuola statale ha un costo annuo di circa 6 mila euro sulla spesa pubblica, mentre uno iscritto ad una scuola paritaria ha un costo di 2.600.
Le prospettive, poi, a guardare il futuro, non sembrano essere delle migliori: la manovra finanziaria 2009 al vaglio della Commissione bilancio prevede un taglio delle risorse al settore scuola del 25%, che si traducono in 500 mila euro in meno alla sola Provincia di Rovigo, a fronte di un aumento delle rette delle scuole dell’infanzia paritarie del 35% negli ultimi anni. Pertanto Morini ha chiesto formalmente alla Regione una Conferenza sui servizi per la scuola “affinché - ha affermato il presidente Fism - le amministrazioni che erogano i contributi, trattino tutti allo stesso modo”.
Elisa Barion