I popoli antichi celebravano la nascita dei loro esseri soprannaturali intorno alla data del 25 dicembre. Tra le ricerche antropologiche della nostra protagonista spuntano i solstizi, la caverna cosmica e un fascio di luce che la illumina. E Stefania rimane folgorata da un'intuizione: la stella cometa
In questi giorni di festa, dal mio divano - isola di zucchero - ho comunque riflettuto sul Natale e mi sono chiesta che significato possa avere questo momento dell'anno, verso la sua fine, al di là del suo valore cristiano. Stefania era piuttosto triste, ma io lo sapevo: non ci sono più i cowboy di una volta. Un po' alla volta è naufragato l'entusiasmo, il kamasutra si è esaurito, lo spettacolo della prima è diventato una triste replica. Un bel mattino Stefania si è ritrovata con cassetti pieni di reggicalze e bustini in pizzo destinati a riemergere, forse, chissà, un giorno, insomma soltanto quando la taglia 40 sarà diventata ormai un triste ricordo. Così è venuta a bussare alla mia porta, approdando anche lei nel mio divano, isola di zucchero. Mentre io le parlavo delle mie ricerche antropologiche, lei, comunque, sommessamente sospirava. Ad ogni modo io credevo che fosse tutto chiaro anche a lei. Insomma, vi dicevo, ho scoperto che intorno alla data del 25 dicembre, moltissimi popoli antichi celebravamo la nascita dei loro esseri soprannaturali: in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horo e di Osiride, in Messico nasceva il dio Quetzalcoath, Zaratustra in Azerbaigian; Buddha, in Oriente; Krishna, in India e in Grecia si festeggiava uno dei miei favoriti: Dioniso. Siamo vicini al solstizio d'inverno. Cosa capita al nostro sole? Nel suo moto annuo lungo l'eclittica viene a trovarsi alla sua minima declinazione e manifesta dunque la sua durata minima di luce. Raggiunge il punto più meridionale della sua orbita e fa quindi registrare il giorno più corto dell’anno. Per poi riprendere, da questo momento, il suo cammino ascendente che culmina nel solstizio d'estate, giorno di massima luce. Nella Roma pre-cristiana, ad esempio, in una data variabile dal 21 al 25 dicembre, veniva celebrata la rinascita del Sole. Il solstizio d'inverno è infatti il momento in cui la notte si esprime al suo massimo per cominciare il suo declino grazie al risorgere e all'espandersi della luce del sole. Ho scoperto che se Cristo è nato nel solstizio d'inverno, Giovanni Battista nacque invece nel solstizio d'estate. Questi due momenti di luce sono detti anche “porte solstiziali” e corrispondono rispettivamente all’entrata e all’uscita dalla “caverna cosmica”. Ci spiega René Guenon che la caverna cosmica - assieme al simbolo dell'Uovo del mondo - indica la possibilità per l'uomo di accedere all'iniziazione. Questa caverna è legata al cuore come centro della manifestazione dell'essere. Dalla caverna si entra e si esce attraverso due porte. La prima porta, quella "degli uomini", corrisponde al Solstizio d'Estate, cioè all'entrata del Sole nel segno zodiacale del Cancro, la seconda, quella "degli dei", al Solstizio d'Inverno, cioè all'entrata del Sole nel segno zodiacale del Capricorno. Dal punto di vista iniziatico la caverna, per via del suo carattere di luogo nascosto e chiuso, rappresenta un momento di totale interiorizzazione dell'essere. Nei tarocchi il trionfo che meglio identifica la rinascita di Luce è la lama del Bagatto, che simboleggia la vera essenza dell’uomo. Uscendo dalla caverna cosmica, con il Solstizio d'Inverno, si passa dal nulla all'unità. Il Solstizio d'Inverno corrisponde alla presa di coscienza della vera spiritualità, in quanto uscita nella luce. Durante questo processo la comprensione esoterica può essere visualizzata come un'illuminazione riflessa che rischiara il buio della caverna: un fascio di luce che penetra da un'apertura nel tetto della caverna e che genera quell'illuminazione descritta anche dal mito della caverna sacra di Platone. Stavo appunto spiegando queste cose a Stefania quando lei si alza di scatto dal divano e mi guarda come se le fosse apparsa la luce: "La stella cometa!" mi dice con gli occhi che brillano. Il che è un'ottima intuizione. Esce di corsa da casa mia e gran trambusto invade il suo appartamento. Mi ritorna dopo un'oretta con giarrettiere e bustini riadattati in versione “stella cometa porno”: grandi fiocchi di calze sui capelli e stelle d'oro a coprire i capezzoli. Mi abbraccia e mi bacia e mi dice: sei un genio, anzi no, io sono un genio. Afferra il cellulare e chiama il cowboy: sono la tua stella cometa, gli dice miagolando come una tigre del bengala. Poi Stefania scompare. Di lei so soltanto quello che sento e posso dirvi che ci ho anche molto riflettuto. Se volete provare il brivido sonoro, vi ospito volentieri sul mio divano.
Barbara Codognoanubi31@hotmail.com