SINODO DIOCESANO Il Vescovo di Adria-Rovigo Monsignor Lucio Soravito de Franceschi tiene una lezione sull'esperienza sinodale

Un anno di accoglienza dei nostri fedeli

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All’accademia dei concordi di Rovigo il Vescovo di Rovigo monsignor Lucio Soravito De Franceschi relaziona in una lezione l’importanza della dell’esperienza sinodale con i fedeli del Polesine



Rovigo - Lezione sui generis quella ospitata nella sala degli Arazzi all’Accademia dei Concordi di Rovigo. Relatore d’eccezione il vescovo monsignor Lucio Soravito De Franceschi, il quale ha illustrato quella che è stata l’esperienza del Sinodo nella diocesi di Adria-Rovigo. L’incontro rientrava nell’ambito dell’Università Popolare e aveva il seguente tema: “La religione in Polesine”. In pratica sono stati sviscerati i vari dati inerenti l’indagine sulla religiosità nella nostra provincia, partendo dall’inizio del 2008. “Il sinodo è il cammino di tutti i parrocchiani di una diocesi - ha affermato il vescovo - L’ultimo venne fatto nel 1958. La chiesa è fatta da tutti i battezzati, quindi non solo dal papa, dai vescovi e dai preti, ma tutti siamo responsabili, seppure in misura diversa e con ruoli differenti”. Nel maggio 2008 venne indetto il 28. Sinodo, che fu aperto il 21 settembre 2008 nella cattedrale di Adria alla presenza del cardinale Ettore Scola, patriarca di Venezia, definito da Soravito De Franceschi come il “metropolitano” del Veneto. “Per un anno intero abbiamo invitato tutti i cristiani a cogliere quali sono i problemi, le risorse, le esigenze, in Polesine - prosegue il vescovo - Questo dopo assemblee vicariali nelle parrocchie. Abbiamo poi suddiviso i problemi in cinque argomenti: comunità civile, comunità ecclesiale, famiglia, giovani e poveri. E’ stato fatto un discernimento comunitario, analizzando la nostra comunità non solo dal punto di vista sociologico”. Ben 7.600 le persone che hanno partecipato a questo lavoro, 566 i gruppi di lavoro che han inviato le relazioni in sede diocesana o vicariale, 750 le persone coinvolte dai 18 ai 70 anni, coinvolte in indagini sociologiche. “Le percentuali scaturite sono molto interessanti - sottolinea il pastore della nostra diocesi - Il 93% degli intervistati ammette l’esistenza di Dio o quanto meno di un essere superiore, l’85% pensa a Dio e ricorre alle preghiere, il 35% dei credenti vivono la loro esperienza religiosa nel dubbio, il 43% dei giovani non risolvono i loro dubbi, il 58% crede in Dio senza dubbi, il 54% in un Dio personale, il 52% in Gesù come figlio di Dio, il 43% crede nella presenza di Cristo nell’eucarestia, il 31% nella resurrezione. La fede viene cercata come un bisogno di sicurezza”. Il vescovo ha fatto notare come venga separata la religione dalla vita quotidiana, tendendo ad un suo stemperamento. La frase più ricorrente nel Sinodo è stata la seguente: “Abbiamo bisogno di formazione”. La percentuale di chi va a messa è del 21%, chi vive vicino all’Adige arriva al 30%, mentre chi si trova nei pressi del Po scende anche all’8%. Si ha un crollo del 40% di frequenza in chiesa dopo la cresima, il 48% va a confessarsi, il 38% prega ogni giorno (i cattolici arrivano al 60%). La parrocchia ha funzione sociale e culturale, nei paesi tiene unite le comunità.
Marco Scarazzatti
13 gennaio 2010

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