Andrà in scena venerdì 22 gennaio al Sociale l'operetta "La vedova allegra" di Franz Lehar per la regia di Hugo De Ana
Rovigo - Mancano poche ore al debutto sul palcoscenico del Teatro Sociale dello spettacolo “La vedova allegra” di Franz Lehar, una tra le più famose operette del repertorio internazionale. Il debutto, fissato per venerdì 22 gennaio alle ore 20.30, verrà riproposto in replica domenica 24 alle 16.00 e in anteprima per i ragazzi mercoledì 20 alle 16.00.
L’opera gode di ininterrotta fortuna da oltre un secolo, da quando andò in scena per la prima volta al Theater an der Wien il 30 dicembre 1905. Una fortuna dovuta ad una miscela equilibrata di temi classici della commedia (denaro, amore e gelosia), di un fascinoso colore musicale e di celebri danze. Regina delle operette, il capolavoro dell’ungherese Franz Lehár viene presentato con l'allestimento Live. Una versione ambientata negli anni ‘20 travolgente e piena di brio, cadenzata dal ritmo incalzante delle scene, tra feste sfavillanti e un’atmosfera di contagioso divertimento. A firmare la regia il geniale Hugo De Ana, tra i registi più attivi e accreditati sulla scena lirica internazionale.
Cenni storici
Poco più di cento anni fa, quando il compositore ungherese Franz Lehár (1870-1948) presentò a Vienna “Die lustige Witwe” (La vedova allegra), non immaginava certo che il suo nome sarebbe stato per sempre associato all’operetta. Questo genere teatrale e musicale nato nella seconda metà dell’800 in Francia e in Austria in parte è assimilabile all’opera lirica ma differisce da questa per l’alternanza sistematica di brani musicali e parti dialogate. Dopo aver dominato trionfalmente le scene di tutto il mondo fino alla metà del ‘900, l’operetta era stata posta in secondo piano dalle nuove forme di intrattenimento popolare, come il music hall e il cinema, entrando nel repertorio di compagnie meno attente alla resa musicale. La rivalutazione di questo genere come produzione d’arte, in atto da alcuni anni, ha finalmente restituito anche “La vedova allegra” al grande patrimonio del teatro musicale europeo. Si tratta infatti di un capolavoro assoluto, sia dal punto di vista drammaturgico che musicale. Il carattere apertamente sensuale ed erotico della trama riportano al clima disinibito della Vienna di Freud e Schnitzler: a Parigi vive Hanna Glawari, appena diventata vedova ed ereditiera di un barone milionario, e su di lei spera l’ambasciatore pontevedrino per salvare con l’eredità il suo paese dalla bancarotta, se riuscirà ad indurla a sposare un connazionale, il fascinoso conte Danilo Danilowitsch, attaché dell’ambasciata. Ma il fatto che i due fossero già stati innamorati in passato complica le cose, con dispetti e incomprensioni, fino alla felice soluzione che conclude la vicenda con l’immancabile matrimonio. Oltre ad essere probabilmente la più celebre di tutte le operette, “La vedova allegra” può essere considerata un’importante chiave di lettura del genere nel suo complesso, un concentrato di quel senso di “apocalissi leggera” che attraversa la cultura della belle époque finis Austriae. Gli alti funzionari e l’alta società dell’ambasciata pontevedrina a Parigi passano da una festa all’altra, ma l’improbabile Stato del Pontevedro è sull’orlo della bancarotta. Ora, benché il Pontevedro sia uno Stato fittizio, tutti sanno che esso non è affatto immaginario e che confina di sicuro con l’Impero asburgico. Ci troviamo insomma nel bel mezzo della décadence viennese nell’Austria di inizio Novecento, in cui la gaudente classe dominante sentiva la bancarotta inevitabile, e accusava il secolo in cui era costretta a vivere, benché ci vivesse volentieri.
La trama
A Parigi, presso l’ambasciata dello stato di Pontevedro, c’è una grande agitazione. E’ in arrivo la Signora Hanna Glavari, vedova giovanissima del ricco banchiere di corte. Il Barone Zeta, ambasciatore di Pontevedro, ha l’incarico da parte del sovrano di ricercare un marito pontevedrino alla vedova al fine di mantenere in patria i cospicui capitali ereditati. Se così non fosse, per il Pontevedro sarebbe il disastro economico. Infatti, se la signora Glavari passasse a seconde nozze con un francese, i suoi capitali lascerebbero la Banca Nazionale Pontevedrina per la Francia.
Nel corso di una festa organizzata per festeggiare il compleanno del sovrano pontevedrino, il Barone Zeta assieme a Njegus, cancelliere dell’ambasciata ma gran pasticcione, cerca di convincere il conte Danilo Danilowitch a sposare la vedova. In passato infatti egli ha interrotto una storia d’amore con Hanna su pressione della famiglia, a causa delle umili origini di lei. Danilo però non ne vuole sapere, mentre la vedova, del canto suo, pur amando ancora Danilo, non vuole dimostrarlo e fa di tutto per farlo ingelosire.
Frattanto si snoda un’altra storia d’amore che vede protagonisti Valencienne, giovane moglie di Zeta, e Camille De Rossillon, un diplomatico francese che la corteggia con assiduità. I due si danno appuntamento in un padiglione durante un ballo in casa della Glavari. Mentre il Barone Zeta sta per sorprenderli Njegus, meno sbadato di quel che sembrava, riesce a fare uscire per tempo Valencienne e a sostituirla con Anna. Agli occhi di tutti i presenti appare chiaro che Hanna sposerà il diplomatico parigino.
Tutti sono sconvolti. Danilo furioso abbandona la festa. Mentre tutto ormai sembra compromesso, Njegus, vero “deus ex-machina” della vicenda, riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Hanna e Danilo il loro reciproco amore. Il Pontevedro è salvo. Hanna e Danilo, futuri sposi, assaporano una nuova felicità.
16 gennaio 2010