La legge regionale per la non autosufficienza istituisce un fondo per l'assistenza e la cura dei pazienti disabili, ma, a poche settimane dalla sua approvazione, presenta alcune criticità. Ad illustrarle il dirigente generale dei Servizi sociali regionali Michele Maglio nel corso del convegno "Dai diritti alle opportunità"
Rovigo - Mancava solo l’Ulss 18 all’appello, fra gli enti e le istituzioni che sabato 16 gennaio, hanno partecipato al convegno “Dai diritti alle opportunità” dedicato al mondo della disabilità, organizzato dal Comune di Rovigo e dalla Consulta per l’handicap. Un’occasione per approfondire i temi, spesso spinosi, legati alla non autosufficienza, all’inserimento delle persone diversamente abili nel mondo del lavoro e della scuola, alle barriere architettoniche che ancora persistono in molte strutture pubbliche.
Particolare interesse ha suscitato tra i partecipanti, l’intervento del dirigente generale dei Servizi sociali Regione Veneto Michele Maglio che ha illustrato la legge regionale 30/2009 del 18 dicembre, la quale sancisce l’istituzione di un fondo regionale per la non autosufficienza. “La legge prevede che si attinga al fondo per finanziare i servizi fondamentali erogati alle persone - ha spiegato Maglio -. Questi sono compresi in programmi individuali creati compatibilmente ai piani di zona, ovvero l’insieme dei servizi che ogni territorio è in grado di offrire, creati dalle Ulss su mandato della Regione”. Le prestazioni rese nei centri residenziali, le attività di assistenza domiciliare, i progetti di vita indipendente e di autonomia le attività di di prevenzione e di riabilitazione: sono questi i servizi finanziati dal fondo regionale per la non autosufficienza, dal quale resta escluso l’inserimento lavorativo e scolastico, in carico ai Comuni. “La legge - ha proseguito il dirigente - è stata inoltre pensata per avere disporre di risorse in più, poiché il fondo è alimentato da più soggetti: la Regione in primis, gli enti locali, e altri soggetti, quali le fondazioni, o le donazioni. Inoltre, e questa è la novità, sarà alimentato anche da una quota dell’Irpef regionale”.
Se da una parte i familiari e disabili potranno contare sul provvedimento, dall’altra però, presenta alcune ombre circa la sua applicazione: “Prevede infatti - ha chiarito Maglio - altri cinque provvedimenti successivi, deliberati dalla giunta regionale, che dovranno passare al vaglio della Commissione consiliare, infine in Consiglio”, un’operazione dai tempi lunghi, che lasciano perplesso lo stesso dirigente. “La difficoltà di dare piena attuazione alla norma dipende anche dall’assetto istituzionale. E’ infatti necessario che il quadro normativo e programmatico passi attraverso soggetti distrettuali, e non piccoli comuni ognuno per sé”. E’ questa la seconda criticità individuata: la mancanza di un accordo scritto tra più enti, che impegni tutti in egual modo. La possibilità di non aderire al piano di zona, in virtù dell’autonomia degli enti locali, fa sì che si creino situazioni di non-equità tra i cittadini. “Infine, la terza criticità relativa alla cultura degli operatori. Le legge 30/2009 prevede un grosso cambiamento anche per chi opera nel settore: la costruzione di unità di valutazione che dia risposte globali al progetto per la persona”.
Insomma, la legge c’è, ma per la sua piena applicazione c’è ancora molto lavoro da fare: “Le sole risorse raccolte in più, non bastano se non si superano le criticità - ha concluso Maglio -, mentre le elezioni regionali di marzo fanno sì di dover applicare intanto solo alcuni provvedimenti attuativi”.
Elisa Barion