SOS CITTADINO La molestia insistente può diventare reato a patto che produca ansia in chi la subisce

Oltre 60 mila persone e solo 12 denunce per stalking

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Le legge sullo stalking, dall'entrata in vigore, ha portato alla luce diversi casi anche in Polesine. Purtroppo però siamo ancora ben lontani dal riconoscimento diretto del danno alla salute psicofisica della vittima



A meno di un anno dall’entrata in vigore della normativa che ha qualificato come reato la cosiddetta “molestia insistente” come se la passa la nostra provincia?
I dati reperibili risalgono a luglio dell’anno appena trascorso e registrano 12 casi a Rovigo e nella provincia polesana. La maggior parte degli stessi sono avvenuti nel capoluogo, ben tre a Badia, gli altri distribuiti a Porto Tolle, Taglio di Po e Polesella. I molestatori sembra si annidino in tutte le età: da un giovane dell’82 ad un anziano del ’53. Vittime prevalentemente le donne. Di solito, dicono le forze dell’ordine, si è trattato di un ex - coniuge o innamorato - che non vuol rinunciare all’amore. In altri casi, come accade nel resto d’Italia, lo stalking è avvenuto fra colleghi di lavoro.
Certo, l’introduzione del reato di stalking è stata un’azione importante dal punto di vista giuridico e doverosa dal punto di vista sociale, in un’ottica di tutela dei diritti e delle pari opportunità.
Tuttavia si tratta di un intervento legislativo che dovrebbe essere integrato e perfezionato in direzione di un vero riconoscimento e legittimazione della salute psicologica della persona. La legge sullo stalking prevede, infatti, che il danno sia ascrivibile a fronte di un “perdurante e grave stato di ansia o di paura”. Come a dire che la salute emotiva è finalmente sdoganata, entra a pieno diritto anche nelle assise dei tribunali ed è del tutto paragonabile al diritto all’integrità del corpo, confermando che la violenza psicologica è importante tanto e quanto quella fisica. Purtroppo è proprio il caso di dire che “non tutte le ciambelle riescono con il buco”: tutto questo può non rivelarsi sufficiente in un prossimo futuro. Queste osservazioni – provenienti prevalentemente dagli ambienti della psicologia sociale – muovono dal fatto che attualmente, come si evince da una lettura psico-sociale della normativa vigente - reato di stalking viene infatti “misurato indirettamente”.
Non è infatti lo stato di ansia della vittima che viene direttamente constatato (semmai come accessorio) ma, al fine di costruire l’impianto accusatorio, è sufficiente che sia dimostrata l’intrusione nella vita privata, la presenza di comportamenti compulsivi e insistenti dello stalker. In altre parole, la salute psicologica viene sì riconosciuta come un valore, ma la sua misurazione viene affidata indirettamente ai comportamenti che si suppone possano violarla. Manca quindi ancora un vero, diretto e pieno riconoscimento del vissuto soggettivo della persona.


Angela Trombini
angela.trombini@libero.it
18 gennaio 2010
Il telefonino di Rovigo

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