Ultima rubrica prima di un periodo di meritato riposo per la nostra eroina. Rubrica "teatrale" si potrebbe dire: è stata a teatro per assistere allo spettacolo "Andromaca" di Euripide, una tragedia dai risvolti attuali e profondi
Ancora una volta Euripide mi lascia incantata. In generale tutti i greci, cari amici miei, sono veramente uno spasso. Ed una fonte inesauribile di saggezza. Intanto erano molto simpatici. E poi a guardare le tragedie messe in scena da Euripide si vede benissimo che
Dallas,
Dinasty o
Anche i ricchi piangono, hanno copiato tutto dai greci. Però senza capirli bene, fino in fondo. Guardate all'Andromaca per esempio. Andromaca è una regina. Anche se la sua vita non è facile, lei non perde mai il suo sguardo fiero e potente come una spada, pronta a colpire chi ferisce ma anche a benedire chi compie il giusto. Andromaca viene dall'Asia, è regina della città di Tebe. La rapiscono, la portano a Troia, là si sposa con il re Ettore e genera un figlio, Astianatte. La storia di Elena di Troia la conoscete tutti, inutile dilungarsi. Sta di fatto che Menelao per riprendersi Elena scappata a Troia, uccide Ettore, rade al suolo Troia - grazie all'astuto ingegno di Ulisse - e poi prende il piccolo Astianatte, il bambino di Andromaca, e lo butta giù dalle mura di Troia. Perché un figlio vivo potrebbe, crescendo, voler vendicare la morte del padre.
Menelao prende poi Andromaca e la porta nell'Epiro come schiava. Qui Neottolemo, che ha partecipato sia all'uccisione di suo marito che di suo figlio, vuole la bella regina Andromaca come sua concubina, la ingravida e le fa mettere al mondo un figlio. Neottolemo ha una legittima moglie: Ermione, figlia di Elena. Ermione è sterile e quindi odia Andromaca, dice che la schiava asiatica le ha fatto dei malefici, che è per colpa sua che lei non ha figli e che bisogna uccidere sia lei che il bambino. Andromaca nasconde suo figlio e scappa in un tempio. Menelao, che è il padre di Ermione, si presenta al tempio col bambino e dice ad Andromaca: o muori tu o muore lui. Andromaca scende dal tempio e si consegna alla morte per salvare la vita al figlio.
Un figlio che non è il frutto dell'amore, ma frutto di violenza, un figlio concepito non da regina ma in schiavitù. E qui già Andromaca ci appare come una donna estremamente positiva, forte e leale. Ma c'è di più. Ovviamente Menelao fa un tranello ad Andromaca e una volta che l'ha catturata vuole uccidere sia lei che il bambino. Non vi annoio con tutta la vicenda, sappiate solo che Andromaca e il figlio avuto da Neottolemo saranno gli unici a salvarsi in questa vicenda.
La tragedia che si chiude con il discorso che Andromaca rivolge al figlio: io ti crescerò, figlio mio, non nell'odio ma nella pace, io ti crescerò da re, trasformerai questa vicenda triste in un tuo punto di forza, hai la conoscenza profonda del male, per questo io ti insegnerò a non farlo.
Questo finale mi ha fatto pensare alle Baccanti di Euripide di cui vi avevo parlato rubriche fa (
Una tragedia femminista). Le donne che si ribellano al linguaggio predominante maschile uccidendo. Qui Euripide ci fa vedere che la ribellione è giusta ma che se se siamo veramente delle regine, allora è anche giusto non dare in eredità ai nostri figli l'odio e la cattiveria che abbiamo subito. Non dobbiamo insegnare ai nostri figli la vendetta, non dobbiamo incaricarli di essere il capro espiatorio per risolvere i nostri torti. I figli sono la speranza non solo nostra ma del mondo intero. Dare loro in eredità il conflitto significa consegnarli ad un destino tragico e violento. Il discorso di Andromaca mi ha molto commosso, ovviamente. E' difficile passare sopra ai torti subiti, non si può sempre perdonare, non è giusto. Ci sono affronti e tradimenti che fanno male e sarebbe stupido non accorgersi di questo male perché bisogna anche insegnare a chi lo fa, il male, a non farlo più, a comportarsi meglio.
Ringrazio quindi Euripide che è un grande ma vi assicuro che l'opera messa in scena al Verdi è stata favolosa, un allestimento moderno che rendeva ancora più attuale il significato della tragedia. Quando si assiste ad opere fatte così bene è un piacere e un orgoglio pensare al nostro teatro italiano, ad attori bravissimi come Mascia Musi, Antonio Zanoletti, ad un regista minuzioso e coraggioso e bravissimo come Maggi al quale stringerei la mano con riconoscenza se lo incontrassi. Cari amici, cari lettori, adesso vi saluto e stringo con amicizia e calore tutte le vostre mani, perché la vostra
sex and the country va un po' in vacanza, parto per la Thailandia. Al mio ritorno, non temete, saprò allietarvi con i miei vagabondaggi eroici e creativi. Adesso ho proprio bisogno di prendere il volo verso l'azzurro mare e di caricarmi di sole. Non invidiatemi, al mio ritorno saprò portare un po' di sole a tutti e prometto anche che ci sarà da ridere!
Barbara Codogno
anubi31@hotmail.com