Lella Costa sarà in scena al Teatro Sociale con lo spettacolo "Ragazze". E' l'attrice stessa a proporre un approccio alla rappresentazione, di cui è anche co-autrice
Rovigo - La Stagione di Prosa del Teatro Sociale propone un grande nome del panorama divistico italiano: Lella Costa sarà in scena a Rovigo con lo spettacolo “Ragazze” martedì 2 marzo alle ore 21.00, regia di Giorgio Gallionescena. “Mi piace seguire alcuni fili di narrazione, che spesso coincidono con degli autori - Shakespeare, Eliot, Calvino - spiega l’attrice - E se Alice finiva con una premonizione inconsapevole (“se c’é un tempo per dormire e uno per morire, forse c’è anche un tempo infinito per sognare”), Amleto cominciava con una sorta di parafrasi dello stesso celeberrimo verso (“Esplodere o implodere, questo é il problema”). Calvino, appunto. E ancora da Calvino, attraverso la citazione appassionata che me ne ha regalato un’amica pittrice, ha cominciato a prender forma questo nuovo spettacolo: da quella sua Euridice “altra”, che sotto lo sguardo protettivo e vagamente ottuso di un uomo assai potente - un dio, nientemeno – che proprio non se ne fa una ragione, si ostina a voler abbandonare la sicurezza di una casa per avventurarsi nelle “lande desolate del fuori”. Folgorante a confermare (vedi Traviata) come lo sguardo maschile, quando è “buono”, a volte sappia leggerci addirittura meglio di noi stesse”.
L’analisi che Lella Costa fa dello spettacolo, che ha come sottotitolo “Nelle lande scoperchiate del fuori”, di cui è anche autrice insieme a Giorgio Gallione, Massimo Cirri (videografica Paolo Bazzani, costumi Antonio Marras, luci Marco Elia e musiche Stefano Bollani) prosegue: “E’ questo che vorrei provare a raccontare-questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza ( “il talento delle donne sperdutamente amate/l’innocenza con cui puniscono per le cose mai avverate”: anche Fossati é un buon compagno di strada...); la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, “l’arme e gli amori”-cortesie pochine, temo; la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimé, inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte - le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche”.
24 febbraio 2010