SEX AND THE COUNTRY Il ritorno in città dopo la vacanza in Thailandia

Fantasmi, cosmetici e... bloody mary

Provincia di Rovigo 1 milione


E' tornata Barbara! Conclusa la vacanza in Thailandia, la nostra protagonista affida a Sex and the country il racconto di questa esperienza tra i thai. Tra fantasmi, cosmetici, transessuali e supermercati, potevano mancare i bloody mary...? 


Certo tutto questo grigio non rende facile il rientro. Una mia amica dice: qui i colori dobbiamo inventarceli e ha ragione. Per fortuna i colori esistono anche quando non ci sono, stanno nascosti, finché non arriva il tempo, anche per loro, di sbocciare.
Ogni volta che ci si affaccia su mondi diversi si ha l'opportunità di cogliere con miglior chiarezza il proprio. E anche se stessi.
Per molti aspetti la Thailandia è un paese piuttosto facile turisticamente parlando. I prezzi sono convenienti, i paesaggi mozzafiato, un'estrema facilità di spostamento. La comunicazione, entrare in contatto con i thai, invece, risulta più difficile. E non solo per l'indiscutibile differenza dialettica: il loro alfabeto - che sembra molto simile agli ideogrammi cinesi - contiene 42 lettere che lette con tono ascendente o discendente variano tutte di significato. Differenza che definisce la complessità della lingua, ovviamente. Ma soprattutto perché per i thai il turista è sempre uno straniero. C'è proprio un termine che ne stabilisce la distanza: farang. Dopo dieci giorni di riso e di noodles la voglia quasi chimica di pizza ti assale all'improvviso. Ero sull'isola di Koh Tao e con il mio scooter azzurro cercavo appunto di soddisfare questo mio desiderio. Chiedo a dei Thai dove posso trovare della pizza e loro mi indicano quello che io capisco chiamarsi Franco. Mi dico, benissimo, addirittura vera pizza all'italiana. E mi precipito (anche se precipito non è proprio una parola felice, il perché ve lo dico dopo) alla ricerca di questo Franco. Scopro invece che Franco è “Farango”, ovvero il sostantivo per eccellenza dato al primo straniero, un francese, che ha aperto un posto non thai nell'isola e si è messo a fare le pizze.
Questo aneddoto ve lo racconto per farvi capire come sia difficile entrare in contatto con questo popolo. Popolo che poggia su clan famigliari potentissimi e rigidissimi: un figlio di un albergatore farà necessariamente l'albergatore. Una sorta di tradizione tramandata quasi per statuto religioso. Ho avuto la fortuna di incontrare un thailandese, Nati, il quale ha avuto l'ardire di raccontarmi, non senza imbarazzo e  molto sospettoso per il mio interesse “antropologico”, alcune cose molto interessanti sui thailandesi. Sono un popolo estremamente superstizioso e hanno una paura fottuta dei fantasmi, i phi phi. Li vedono ovunque, si dice che abitino soprattutto le vecchie case. Ho poi letto che gli uomini rimasti vedovi si mettono il rossetto prima di dormire, di modo che il fantasma della moglie defunta, uno tra i più temuti, vedendo la bocca dipinta lo scambi per una donna e quindi se ne vada.
Il rossetto e il mascara sono due pilastri della Thailandia. La cura del corpo, anzi la cura della bellezza, per loro è quasi maniacale. Ho visto ragazzine non smettere di truccarsi per mezz’ore intere, sedute in treno, aggrappate alla fermata dell'autobus, camminando per strada. Addirittura la guardiana delle giostrine per bambini nemmeno cambiava i soldi ai genitori - piegati dalle insistenze dei figli - perché troppo impegnata a mettersi il mascara. Ma le donne non si possono nemmeno confrontare con la cura per la bellezza che ostentano i transessuali, che in Thailandia sono tantissimi. La loro cultura e religione prevede una certa rilassatezza nell'espressione sessuale, senza contare che un certo tipo di politica economica dettata da richieste di “mercato sessuale” turistico - che hanno le loro basi nella guerra del Vietnam - hanno trasformato la Thailandia in luogo di piacere, lontano dal conflitto, appunto. Ecco quindi eserciti di uomini pronti a diventare bambole per il sesso nelle innumerevoli cliniche deputate.
La prostituzione, per quanto le stime ufficiali l'abbiano ridimensionata, è ancora molto presente a volte persino invadente. Il turista medio preferisce l'accompagnatrice, proprio in senso letterale, ovvero una prostituta che finge di essere la tua fidanzata per tutto il tempo del tuo soggiorno. La cosa che mi faceva più ridere è vedere questi sessantenni in fuga dalla moglie rompiballe, che vuole solo fare la spesa, riempirsi di surrogato del viagra e poi portare baldanzosi l'accompagnatrice a fare shopping nei centri commerciali. Accompagnatrice che molto spesso era un trans. Del resto c'è la globalizzazione. I centri commerciali comunque sono un'esperienza indimenticabile. L'oriente è un laboratorio incredibile, i thai ad esempio sono super tecnologizzati e questo futuro convive stridendo con un passato arcaico che per quanto si voglia radere al suolo, riemerge sempre, proprio come un fantasma. Mi spiego, ad esempio accanto al supermercato che vende i mango hai il chirurgo estetico che ti rifà le tette e accanto al chirurgo, in barba a Siae e copy right, un negozio dove hai la possibilità di masterizzarti un film o un cd qualsiasi per soli 2 euro. Pura pirateria.
Ma la trovata più geniale è il fish massage! Il pedicure è senz'altro un sollievo ma i thai hanno trovato il modo di renderlo davvero... perverso: immergi i tuoi piedi in una vasca di pesci che si avventano sui tuoi calli e sulle tue cuticole e se le mangiano con sommo piacere. E mentre i pesci ti limano anche le unghie tu puoi goderti un computer con traduttore vocale istantaneo che traduce senza indugi dal thai all'inglese o dall'inglese al portoghese.
Ma dicevamo del precipitare. Sempre a Koh tao ho trovato un posticino che serviva degli ottimi, davvero ottimi, bloody mary. Con sandali tacco 10 e vestito da sera, scattavo come una tigre sul mio scooter azzurro verso il mio serale conforto. Solo che la guida a sinistra non è proprio facile e insomma, mi sono regalata anche una caduta in grande stile, proprio perché non mi faccio mai mancare nulla. Ma le cadute, dice una mia amica, fanno parte della vita.

Barbara Codogno
anubi31@hotmail.com
5 marzo 2010

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