Democrazia attiva, legalità ed equità, opportunità per tutti e sviluppo sostenibile è il cocktail per combattere e debellare definitivamente la crisi che inperversa sull’Italia. No alle tecnologie superate si a quelle di ultima generazione
Rovigo - “Non la ricchezza, non la fama, ma la conoscenza torni ad essere la nostra priorità”. Francesco Gnesotto, prorettore dell’università di Padova, chiude così il suo intervento nell’incontro organizzato sabato mattina dal Cur presso la sua sede di Viale Porta Adige e dedicato ai temi “Formazione- Conoscenze- Tecnologie- Opportunità per i giovani”. E’ un appuntamento che il consorzio universitario allarga a tutti gli studenti delle scuole superiori, invitati alle sedi di Viale Marconi e di Via Porta Adige per i due giorni di Open Day.
Intervengono in apertura quindi tutti gli attori che contribuiscono all’esistenza e allo sviluppo dell’università rodigina: i rappresentanti degli atenei di Ferrara e di Padova, di cui il Cur di Rovigo è succursale, quelli dell’amministrazione comunale e provinciale, della Camera di Commercio e della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La parola passa quindi ai due illustri relatori e protagonisti della mattinata, Giuseppe Caravita, giornalista di Nova, Sole 24 Ore, e Manuela Arata, Tecnology Transfer Office Cnr: proprio nella lectio magistralis Roberto Tovo, presidente del Cur, individua il prezioso “contributo di personalità di grande cultura” a cui, oggi più che mai, “è necessario attingere, a cominciare dall’università, sfruttando al massimo le sinergie”.
Caravita, brillante e appassionato nel suo intervento, parte da uno scenario economico di grande criticità: “da 18 anni il debito pubblico è maggiore del Pil- spiega l’economista- non siamo in grado infatti di creare un sufficiente surplus per uscire dalla paralisi”. Ancora “in Italia siamo ricchi privatamente, miserabili pubblicamente” commenta. Le lacune del nostro sistema economico sono evidenti: “25% del Pil perso nell’illegalità e nello spreco, un’elefantiasi politica che in Italia vede ben 5 livelli amministrativi, contro la media europea di 3, un impoverimento progressivo dovuto al calo della natalità, alla fuga dei cervelli, al precariato”.
La svolta è possibile, quattro le linee guida da seguire: democrazia attiva, legalità ed equità, opportunità per tutti e sviluppo sostenibile. Proprio nella sostenibilità Caravita vede la vera possibilità di cambiamento per il Bel Paese: si rifà ad una “economia termodinamica” che, partendo dal presupposto che il petrolio facile è ormai esaurito e che il nucleare primitivo non è sostenibile, trova nell’energia rinnovabile la prospettiva del risollevamento economico nazionale. Tre le grandi sfide italiane in questo campo: primo lo smart grid, “il nostro paese è primo al mondo per controlli elettrici intelligenti”, secondo il grid parity solare, “l’Italia insieme alla California è la prima candidata al mondo per il fotovoltaico”, terzo, ma non certo meno importante, la geotermia di terza generazione, “sistemi a ciclo chiuso passivo da adottare nel Tirreno”. Si tratta di una sfida aperta: enormi le potenzialità del territorio, ancora da inventare però le tecnologie per sfruttarle.
Manuela Arata insiste sulla centralità delle nuove tecnologie e della ricerca per lo sviluppo: si rifà alla figura di Einstein, icona di quella scienza “colta, trasgressiva ed etica” che troppo spesso viene dimenticata. “C’è bisogno di un cambiamento culturale- dichiara- basta con la neofobia, abbandoniamo quell’atteggiamento antiscientifico purtroppo proprio dell’Italia di oggi, un paese da sempre conservatore”. L’Arata ammette chiara le colpe della sua generazione: “abbiamo abusato di un mondo che ci è stato dato in prestito, ora chiedo a voi di saper sfruttare la scienza per ritrovare le risorse del nostro territorio”. Passa quindi la palla ai giovani, gli stessi che ogni anno accorrono a centinaia di migliaia al Festival della Scienza di cui l’Arata stessa è presidente: “siate appassionati, chiedetevi da subito cosa volete fare da grandi, fate della scienza la vostra forza”.
Arianna Piva