SCUOLA ROVIGO Il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni incontra alcuni giovani polesani

Politica sì, ma non per fare carriera

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Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni all'auditorium del liceo scientifico Paleocapa ha illustrato gli obiettivi del proprio lavoro. Con un consiglio ai giovani: "Non scegliete la politica per fare carriera, ma usatela come uno strumento per affermare prima di tutto voi stessi"


Rovigo - Il maltempo non ha giovato all’incontro con il ministro della Gioventù Giorgia Meloni fissato per mercoledì 10 marzo all’auditorium del liceo scientifico “P. Paleocapa” di Rovigo. Incontro, peraltro, dalla storia travagliata, visto che era già stato programmato per il 5 marzo, ma successivamente rinviato per il Consiglio dei ministri straordinario. La sala disertata dai ragazzi ai quali l’incontro era rivolto, ha visto comunque la presenza delle autorità polesane, dal prefetto Aldo Adinolfi, al questore Luigi De Matteo, passando per il sindaco Fausto Merchiori, il presidente della Provincia Tiziana Virgili e il direttore del Sert Ulss 18 Marcello Mazzo. Il ministro Giorgia Meloni è arrivata accompagnata dall’assessore regionale Isi Coppola e dai rappresentanti del Pdl, Matteo Zangirolami, Andrea Bimbatti e Flavio Mancin.
Cresciuta nel quartiere romano della Garbatella, il ministro Meloni riversa un simpatico accento romano sulla propria parlata, suscitando grande interesse fra i presenti, sia per gli argomenti illustrati, sia per la lucida analisi dei doveri del proprio ministero. “La mia personale idea delle Politiche giovanili va oltre il mandato di cinque anni - spiega - il nostro compito non è solo quello di rivolgerci alle nuove generazioni. Personalmente ho la presunzione di far vedere al Cdm il risultato di quanto si sta facendo da qui ai prossimi trent'anni”, per questo motivo Meloni si reputa fortemente convinta che il ministero della Gioventù sia strettamente connesso al ministero della Scuola, del Lavoro, del Welfare e con le Politiche energetiche applicate dal governo.
Una lavoro, il suo, volto da una parte a combattere gli stereotipi che troppo spesso inquadrano i giovani d’oggi e dall'altra a dare loro nuove opportunità. “Le semplificazioni sono false - spiega Meloni - in primo luogo perché si finisce per riconoscersi, in secondo luogo perché che gli episodi di bullismo ci sono sempre stati, solo che oggi vengono divulgati e resi pubblici”. Ecco che la parola d’ordine diventa: “condanna del male” ma anche “promozione del bene” usando gli stessi strumenti con i quali i giovani oggi comunicano (come Youtube). Le nuove opportunità, invece, si basano sul principio di meritocrazia, “inteso come costruzione di una società che metta tutti sulla stessa linea di partenza”. E quindi, ecco le iniziative ministeriali finanziate a tal scopo: 135 milioni di euro per per le borse di studio agli universitari, 70 milioni per le residenze degli studenti fuori sede, 24 milioni per estendere il fondo di garanzia per il mutuo sulla prima casa, visto che flessibilità e precariato minacciano le certezze del futuro. A tal proposito non le manda certo a dire al collega Brunetta che lanciò la provocazione “disegno di legge perché i 18enni lascino il nido familiare”: “Caro Brunetta, se paghi tu non c’è bisogno di una legge”. Il ministro Meloni non dimentica poi il rapporto tra formazione e mondo del lavoro (“rapporto che va ricostruito” sottolinea) e le limitazioni alle devianze, “è pronto un disegno di legge per la realizzazione di comunità giovanili, per le quali sono già stati stanziati 13 milioni di euro”. E se da una parte è vero che “il rapporto dei giovani con la politica passa attraverso il Ministero della Gioventù”, dall’altra il consiglio che rivolge ai ragazzi è: “sbagliato avvicinarsi alla politica pensando di fare carriera”.

Elisa Barion
10 marzo 2010

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