ELEZIONI REGIONALI VENETO 2010 Sergio Milani si presenta ai lettori di RovigoOggi.it

Una linea diretta con i cittadini

Re Artu San Valentino


Sergio Milani è nato a Stienta nel 1944 dove risiede tuttora con la moglie. E’ stato prima operaio e poi imprenditore fino agli anni Ottanta. Successivamente divenne agente di commercio e, come tale, presidente della Fnaarc Confcommercio, carica che ha ricoperto per 12 anni. Nel 1988 è stato insignito del Cavalierato della Repubblica. E’ stato tra i primi fondatori nel 1994 del movimento Forza Italia in Polesine e per alcuni anni è stato collaboratore di Gianfranco Fini, vicino a Suriani, Mainardi e De Anna


Il Polesine è al passo con il Veneto?
Indubbiamente no.
C’è dell’amarezza nella mia risposta, ma non posso rispondere altrimenti.
Molte cose sono state fatte e, ambiziosamente, è per colmare questo gap che mi candido, ma contestualmente devo affermare che troppe riserve non sono state valorizzate e che tante iniziative che vedo nascere sono slegate fra loro.
Aggiungo che c’è troppa rissosità, pochissima volontà di fare squadra, di raggiungere insieme il bene comune.
Se fossi malizioso direi che è in atto un tentativo perpetuo, da parte di alcuni Comuni e dell’amministrazione provinciale, di distruggere sistematicamente quanto costruito in sede regionale.
Ma ci sono dei segnali incoraggianti che fanno ben sperare: i distretti artigianali, che hanno – tutto sommato - ben resistito alla crisi internazionale; l’Interporto, che continua la sua opera di crescita e sviluppo in favore di tutta l’area polesana; la nascita di zone industriale nelle vicinanze della nuova uscita autostradale; il varo del rigassificatore e potrei continuare.
Sono questi gli esempi a cui guardare per potersi dire, domani, al passo con il Veneto.
Quale potrebbe essere il suo punto di forza in poche parole?
Il punto di forza del Polesine è la sua collocazione geografica. E’ la sua scia disponibilità ad accogliere nuovi insediamenti produttivi. E’ avere a propria disposizione arterie viarie ben collegate, la raggiunta intermodalità dei trasporti, la volontà di crescere, la bellezza e la sobrietà del proprio paesaggio.
Ulss 18 e 19 sono in linea con le altre Ulss venete?
L’eccellenza del sistema socio-sanitario veneto è universalmente riconosciuto. La provincia di Rovigo in questo ambito ha fatto, negli ultimi quindici anni, passi in avanti notevoli, collaborando ed intessendo rapporti con altre Ulss venete.
C’è ancora molto lavoro da fare, ma con orgoglio possiamo dire di avere ospedali nuovi, ben funzionanti, che costituiscono il riferimento sanitario per polesani e non solo. Si tratta di continuare nell’impiego, finora garantito dalla Regione Veneto, di offrire buoni servizi e di migliorare laddove se ne ravvisi l’esigenza. Un intervento deciso, che costituirà un mio preciso impegno, lo si deve fare sui tempi di attesa in alcune specialistiche. Per raggiungere tale scopo, oltre a risorse finanziarie, sono convinto che serva anche il coinvolgimento dei medici di base, dei pediatri, dei farmacisti.
Lavoro per i giovani: c’è possibilità di crescita?
Si può. E si deve crescere.
In questo territorio lo sviluppo, e la conseguente positiva ricaduta occupazionale, è strettamente legato allo sviluppo delle piccole e delle piccolissime aziende. Va dato quindi sostegno alle microimprese, sollecitando gli istituti di credito, mettendo in campo finanziamenti ad esse dedicati, attraverso i consorzi di garanzia, unendo le energie del settore pubblico a quelle del privato quelle delle associazioni di categoria. La delicata situazione occupazionale è tale che tutti i soggetto in campo vanno coinvolti, ed è per questo che mi sento di rivolgere un appello anche alle forze sindacali: meno ostruzionismo, meno demagogia e maggior apertura nei confronti degli strumenti che consentono flessibilità, gli unici strumenti che oggi permettono l’ingresso nel mondo del lavoro.
Insediamento Enel a Porto Tolle: favorevole al carbone?
Si, favorevole.
Pongo un’unica condizione: che i controlli, doverosi per qualsiasi impianto e qualsivoglia combustibile, siano effettuati da una commissione nominata dalla parte pubblica, composta da rappresentanti degli Enti Locali e dalla Regione, coadiuvati da tecnici delle Ulss, dell’Arpav, del Ministero dell’Industria. Tale condizione è propedeutica e da applicarsi a qualsiasi impianto che voglia insediarsi nel nostro territorio.
Possibilità di nucleare in Polesine: favorevole?
Sono favorevole al nucleare, ma non credo che il Polesine sia il luogo idoneo per installare un simile impianto. Troppo fragile l’ecosistema costituito da acqua e terra.
Troppo fragile il terreno, troppo fragile il sistema viario. Un impianto del genere metterebbe in crisi un equilibrio nel corso degli anni.
In seguito all’accordo Eni-Enel-Governo per la riduzione delle emissioni di Co2 in atmosfera le aziende si impegnano a studiare sistemi per la cattura e lo stoccaggio dei gas in profondità nel sottosuolo che potrebbero essere usati già da subito dopo la riconversione a carbone di - Polesine Camerini: favorevole?
Devo ribadire il principio della fragilità, strettamente legato al principio di equilibrio su cui si basa la vita di molti polesani. Questo è un territorio su cui grava il peso di una centrale come quella di Polesine Camerini; su cui grava il traffico – navale e stradale – del rigassificatore di Porto Levante (progetti che godono del mio totale consenso) e, soprattutto grava il ricordo della devastante esperienza delle estrazioni di gas che hanno causato fenomeni di subsidenza e ingenti danni nei comuni deltizi. No, credo che tali esperienze non debbano avere come scenario il Delta del Po.

Ora qualche domanda aperta in cui esprimere meglio i concetti sopra accennati

Secondo il tuo programma elettorale, qual è il più importante cambiamento che il Polesine dovrebbe affrontare per “essere al passo” con il Veneto?
E’ necessario invertire una tendenza, dare maggiori sbocchi occupazionali ai giovani e garantire l’impiego ai lavoratori con esperienza maturata in anni di servizio. Troppe sono le ragazze e i ragazzi costretti ad abbandonare il nostro Polesine per lavorare.
Fondamentale concentrare gli sforzi attorno a questi problemi, magari tornando ad esperienze che sembrano, sottolineo sembrano, appartenere al passato e che invece possono costituire un futuro per molti miei compaesani. Sto parlando dell’agricoltura, delle eccellenze che si possono sviluppare in tale campo, della ricerca che si può fare –magari collegandosi all’Università-, dei posti di lavoro che si possono creare in tale ambito.

Quali sono le necessità della Provincia di Rovigo che porterai all’attenzione del Consiglio regionale una volta eletto?
Lavoro, territorio, ricerca, queste le priorità che devono essere sostenute. Da tutti. Purtroppo a volte si assistono a rincorse a vocazioni che non ci appartengono, ad avvilenti sprechi di denaro. Se, come è vero, i finanziamenti sono pochi è bene indirizzarli verso quelle iniziative generatrici di occupazione e sviluppo, evitando la dispersione in mille inutili rivoli.

Si può parlare di “eccellenza” del sistema sanitario pubblico veneto? Quali eventuali cambiamenti dovrebbe subire per garantire un migliore servizio al cittadino?
Il cittadino deve essere consapevole del grado di eccellenza delle nostre strutture socio-sanitarie e deve essere giustamente indirizzato verso di esse, sulla base di interventi pertinenti e mirati. Le campagne denigratorie dell’unico assessore provinciale alla sanità presente in tutto il territorio nazionale sono forvianti e dannose. Non servono critiche qualunquistiche – per raccattare alcuni voti – non servono crociate provinciali in nome di un frainteso diritto alla salute; servono investimenti per diffondere la sanità sul territorio. Attraverso campagne di prevenzione, attraverso una nuova idea di cura della persona, attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti in campo.

Hai delle proposte in merito che intendi rivolgere alla Regione?
La sanità è un settore delicato, dove ascoltare chi ci lavora quotidianamente dovrebbe essere la pratica naturale di un politico, chiamato poi a fare scelte, che saranno condizionate da risorse ed esigenze. Le scelte che sono state fatte su questo territorio in questi ultimi anni mi sembrano positive, ora si tratta di mantenere alto il livello di cura e di assistenza. Il Polesine ha un’alta percentuale di anziani, i quali hanno non poche difficoltà a raggiungere i luoghi di cura. Una proposta che mi sento di fare e quella che indirizza gli investimenti verso l’assistenza domiciliare sanitaria. Puntare su équipe specializzate che raggiungono il paziente. In quest’ottica il taglio dei posti letto non rappresenterebbe più un problema, anzi, sarebbe un modo positivo di riallocare le risorse e portare benefici all’intero sistema socio-sanitario e alla cittadinanza tutta.
Centrale a carbone pulito di Porto Tolle, rigassificatore al largo di Porto Levante, ed ora la possibilità di ospitare in Polesine anche una centrale nucleare. Qual è la tua posizione in fatto di politiche energetiche?
Il Veneto, così come l’Italia, ha bisogno di energia.
La nostra regione ha dimostrato di essere sempre in prima linea quando si tratta di produrre energia e di sviluppare strategie per gli approvvigionamenti di materie prime.
Credo che un razionale mix fra innovazione e controllo possa dar risultati concreti. Per questo  sono sempre stato favorevole alla soluzione a carbone pulito per la centrale di Porto Tolle, al rigassificatore di Porto Levante (per inciso ricordo che l’Amm.Prov. di Rovigo ha fatto  ricorso alle vie legali per ostacolare entrambi i progetti) e non mi spaventa la possibilità che il nucleare giunga in Veneto. A parte il mio scetticismo sulla collocazione in Polesine, credo che esista un enorme spazio – tutto da colmare – per lo studio del contenimento e razionalizzazione dei consumi, per il miglioramento del sistema di distribuzione dell’energia e che fonti alternative, quali vento, sole e biomasse, qui, in provincia di Rovigo, possano trovare reali possibilità di crescita e sviluppo
Che cosa porti della tua esperienza personale al Consiglio regionale?
Vivo a contatto con persone che non necessariamente si occupano di politica, ma che quotidianamente lavorano ed affrontano problemi fra i più disparati. Problemi che non sempre sono nell’agenda politica. Il mio impegno è quello di trovare posto nell’agenda politica regionale a questi problemi e, possibilmente, risolverli. Sono problemi relativi al posto di lavoro, al credito, alla scuola, all’ambiente, alla sanità, ai trasporti. Bisogna creare un linea diretta con i cittadini, per vincere queste sfide insieme a loro e per loro.
18 marzo 2010
Il telefonino di Rovigo

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