SANITA' ROVIGO Nuovo poliambulatorio Casa della carità Sant’Andrea, presso la Caritas diocesana

La tutela della salute come valore assoluto

Re Artu San Valentino

Un ambulatorio di medicina generale e un ambulatorio odontoiatrico gestiti grazie all'apporto di 13 medici volontari. Sarà avviato nei prossimi giorni il servizio della Casa della carità Sant’Andrea, presso la sede della Caritas diocesana a Rovigo, volto a fornire cure mediche di base per le persone indigenti, compresi i cittadini extra comunitari privi di regolare permesso di soggiorno


Rovigo - “I due ambulatori presteranno servizio gratuito a tutte le persone povere indistintamente, compresi gli immigrati, anche non regolari”. Con queste parole il vescovo della diocesi di Adria e Rovigo mons. Lucio Soravito de Franceschi ha aperto la Casa della carità Sant’Andrea, presso la sede della Caritas diocesana a Rovigo.
Una struttura che ospita due ambulatori, uno di medicina generale e uno adibito ad ambulatorio odontoiatrico, nei quali si presteranno alcune cure ritenute “di base” agli individui che versano in uno stato di grave indigenza, e che per questo motivo non ricorrono al servizio sanitario pubblico.
“La tutela della salute è un valore assoluto - ha ripreso sua eccellenza - una testimonianza di unità e carità che rende più unita la chiesa”. In perfetta coerenza con il messaggio del Vangelo, quindi, i tredici medici volontari che opereranno nel poliambulatorio si occuperanno soprattutto dei cittadini italiani senza fissa dimora, degli stranieri privi di permesso di soggiorno, dei cittadini neocomunitari privi di tessera Team, e di coloro che, pur potendosi rivolgere al pronto soccorso, non hanno comunque un medico di base.
“Il servizio non è assolutamente emergenziale - ha spiegato Irene Rigobello della Caritas -, le visite si effettueranno due giorni a settimana su appuntamento, previo colloquio nel Centro d’ascolto diocesano”. Diego Biasin, direttore sanitario del poliambulatorio ha precisato che il servizio della Caritas non ha alcuna velleità di sostituirsi al servizio pubblico, “vuole essere piuttosto un facilitatore dell’accesso ai servizi pubblici veri e propri” spiega, peraltro rafforzando il rapporto di stretta collaborazione con l’azienda sanitaria locale.
La struttura è stata realizzata con il contributo della Fondazione Cariparo, a nome della quale Giuseppe Reato ha sottolineato: “L’impegno della Fondazione continua nei confronti degli enti locali, ma il sostegno alle persone viene prima di tutto. Il poliambulatorio è un seme nel tessuto sociale destinato a crescere”.

Elisa Barion
6 maggio 2010
Il telefonino di Rovigo

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