Sono circa mille le associazioni di volontariato in provinca di Rovigo. Tra queste, pochissime figurano iscritte ai registri regionali Odv e Aps. Il Centro servizi per il volontariato di Rovigo tiene il polso della situazione, e spiega perché alcuni dati non risultano disponibili
Rovigo - Il mondo del volontariato, accanto alle opere di bene svolte a servizio della comunità, nasconde delle zone d’ombra molto vaste. La poca trasparenza relativa alla situazione delle organizzazioni, può essere forse attribuita alla mancanza di una legge che le obblighi ad iscriversi ad un registro regionale e a redigere un bilancio. L’associazionismo, o parte di questo, può così vivere nel sommerso, per cui, ai volontari che assistono i malati e svolgono delle attività utili e gratuite, si affiancano delle attività di lucro, per le quali la forma dell’associazione nasconde delle società che dovrebbero avere una ragione sociale diversa e assoggettata ad un regime fiscale proprio della società stessa.
In Provincia di Rovigo, sono circa mille le associazioni di volontariato censite dal Centro servizi nel 2010, 999 per la precisione, ovvero un’associazione ogni 245 polesani. Il comune che ne ospita il maggior numero è il capoluogo, dove ne esistono 342, una ogni 149,36 abitanti; segue Adria, con 73 associazioni, una ogni 281,34 abitanti, infine, Badia Polesine, con ben 85 su poco più di 10 mila residenti (una ogni 126,36 abitanti). A colpire è inoltre il dato relativo ad Ariano nel Polesine, dove trovano sede ben 29 associazioni, per 4.830 abitanti, una ogni 166,55.
Scorrendo i dati riguardanti gli ambiti di intervento, emerge che il maggior numero di organizzazioni operano nel settore dell’assistenza alla persona e socio-sanitario, ovvero 263, il 31,64% del totale delle associazioni della provincia, mentre allo sport si dedicano 172 organismi, il 17,39%.
Su un primo dato inquietante si incappa osservando i dati salienti delle iscrizioni ai registri regionali Odv (organizzazioni di volontariato) e Aps (associazioni di promozione sociale). Svariate associazioni probabilmente lo trovano inutile per le loro finalità, fatto sta che su quasi mille organismi, le vere e proprie onlus sono solo 231 poiché figurano negli elenchi dell’Odv (di cui 206 nel settore dell’assistenza alla persona e socio-sanitario) e 75 in quelli dell’Aps (di cui 32 nell’ambito di istruzione ed educazione).
Non figurano iscritte, invece, 169 associazioni nell’ambito dello sport (su 172), 100 operanti nell’ambito della cultura e tutela dei beni culturali su 123, infine, 93 su 102 finalizzate alle attività ricreative, per citarne alcune. In totale sono 683 le associazioni prive di iscrizione. “Alcune potrebbero essere affette da una sorta di “pigrizia” burocratica - spiega Luca Dall’Ara, direttore del Csv di Rovigo - altre sono concentrate più sul “fare”, la mission per la quale sono state fondate, per questo mettono in secondo piano la manutenzione interna”. L’iscrizione ai registri spesso comporta degli adeguamenti, quali la modifica degli statuti o gli obblighi assicurativi che Dall’Ara non ritiene mancanza di trasparenza, quanto piuttosto l’atteggiamento di chi preferisce “restare nell’ombra”.
Ma c’è di più. Nonostante le attività di formazione del Csv, che regolarmente organizza corsi a beneficio dei presidenti e dei rappresentanti degli organismi provinciali, tra cui una serie di incontri per indicare la corretta redazione dei bilanci, solo 183 hanno fornito i dati relativi alla rendicontazione patrimoniale ed economica del 2009 (il 18,5% del totale), mentre 806, ovvero 4 su 5, non risultano ad oggi altrettanto trasparenti. Su questo il direttore minimizza: “Le associazioni, sebbene obbligate a stilare un bilancio o una rendicontazione, non sono tenute a comunicare tali dati al Csv”.
Altrettanto sommerso il dato sul numero di volontari effettivamente attivi all’interno delle varie organizzazioni. 602 non lo sanno, o hanno preferito non comunicarlo: il 60,86% del totale. A livello nazionale, il dato certo è quello dell’Istat: 4,4 milioni i volontari in Italia.
“La vera necessità delle associazioni oggi - afferma Dall’Ara - non è tanto il bisogno di finanziamenti, quanto piuttosto il bisogno di volontari”. In effetti, 145 associazioni manifestano questo problema, mentre 172 lamentano la mancanza di risorse economiche, infine sono 95 quelle che chiedono maggiore formazione generale. “La crisi economica e la conseguente disoccupazione sta investendo anche famiglie e persone che non avevano mai conosciuto situazioni di indigenza e di povertà. Nel contempo, negli ultimi 20 anni, è stata riconosciuta la capacità di risposta delle associazioni ai bisogni sociali anche nell’erogazione di veri e propri servizi alla persona. Tutto questo necessita oltre che di risorse economiche ed organizzative soprattutto di persone: volontari disponibili ad ascoltare, sostenere e aiutare persone in condizioni di svantaggio e difficoltà. Inoltre, mentre le persone che si dedicano al volontariato cresce nella fascia di età oltre i 55 anni di oltre il 15%, nell’ultimo decennio, è in calo la partecipazione dei giovani 18-34 anni e ciò ci preoccupa fortemente”.
E conclude senza mettere in discussione la buona fede della maggior parte degli organismi: “Nel mondo del volontariato, sebbene anche qui qualche furbo ci sia, si può stare tranquilli per quanto riguarda le associazioni che si relazionano con il Csv”.
Elisa Barion