ECONOMIA E OCCUPAZIONE ROVIGO I dati del Centro dell'impiego a confronto con quelli della Forza lavoro dell'Istat

Disoccupazione, un termine da rivedere

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I numeri dei senza lavoro sono diversi. Quelli dell’Istat relativi alla disoccupazione in Polesine nel 2009 pari al 3%, e in calo rispetto al 2008 che era al 3,7% e quelli degli iscritti ai Centri di provinciale dell’impiego, che parlano di + 4.491 unità in più rispetto all’anno precedente




Rovigo - Chi ha un posto di lavoro oggi cerca di tenerselo stretto

La “guerra” dei numeri si è innescata il 7 maggio, giornata dedicata all’economia e che ha visto la Camera di commercio locale protagonista di un convegno in cui veniva presentati e commentati i dati sulla forza lavoro in Polesine raccolti dall’Istat.

Parte della mattinata era trascorsa a spiegare il fenomeno Polesine che, col lavoro in crisi vedeva, calare il tasso di disoccupazione vicino “al pieno impiego”, secondo i classici manuali di statistica. Il fior fiore dei relatori - da Paolo Bordin, responsabile dell’ufficio statistica della Cciaa di Rovigo, a Edoardo Gaffeo docente e ricercatore di Politica economica alla Facoltà di economia dell’Università di Trento nonché consulente finanziario del gruppo San Paolo Imi - cercavano di spiegare il perchè.



In sintesi la forza lavoro dal 2008 al 2009 è scesa da 107.822 unità a 106.796, l’occupazione è rimasta costante da 103.814 a 103.381 e la disoccupazione è scesa da 4.008 unità del 2008 a 3.415 del 2009, questi i numeri del colosso italiano della statistica. “Se i dati sono quelli dell’Istat non c’è una rappresentazione effettiva della complessità in Polesine” - dice Gugliemo Brusco, assessore provinciale alle politiche del lavoro.  Perchè le cifre di Palazzo Celio vedono un aumento nello scorso anno degli iscritti ai Centri per l’impiego di 4.491 unità per un totale del 30%; le richieste di lavoro fatte dalle aziende ai Centri sono diminuite, infatti nel 2008 sono state n. 494 mentre nel 2009 si sono ridotte a 316, per un meno 36%; in calo anche le assunzioni che passano dalle circa 38.000 del 2008 alle quasi 31.000 dell’anno successivo, per un meno 18%. Le liste di mobilità hanno visto un aumento di 451 unità nel 2009 per un più 36,8%; i licenziamenti hanno penalizzato soprattutto il settore tessile e metalmeccanico, toccate anche le grandi aziende dell’alimentazione, legno e carta, e le piccole imprese del commercio, edilizia e trasporti; la cassa integrazione ha visto un incremento del più 163% (3.846 unità); infine particolarmente colpiti i disabili, che hanno visto un calo delle assunzioni, dalle 91 del 2008 alle 50 del 2009 e alle 15 dei primi quattro mesi del 2010. L’assessore Brusco ha affermato che “i dati sono emblematici di una situazione generalizzata di crisi, ma sono numeri che ci servono per alimentare politiche occupazionali insieme a tutti gli altri attori del Polesine”.


Il lettore si chiederà quale credibilità abbiano tali cifre. A chi credere? Al colosso statistico dell’Istat o ai dati locali raccolti dai centri per l’impiego?

“La questione è vecchia - spiega Paolo Bordin, dirigente dell’area economica della Cciaa di Rovigo - le valutazioni dei dati di origine diversa è complessa”. L’Istat conduce le sue indagini attraverso le statistiche sulla forza lavoro. Le regole di indagine sono nazionali e rigide, per esempio per l’Istat, disoccupato è colui che non solo si dichiara tale ma ha svolto azioni concrete di ricerca del lavoro nella settimana precedente l’intervista. E “le stime provinciali - spiega Bordin - per una provincia piccola come quella di rovigo hanno una base campionaria ristretta, per cui vanno prese con prudenza. i dati vanno letti nella loro tendenza più che nello specifico”. Quando si analizzano i dati Istat sul lavoro della provincia di Rovigo ci si accorge che tutte le voci relative a ciò che viene considerata “forza lavoro” calano. Calano i lavoratori attivi e anche quelli che cercano attivamente lavoro (i disoccupati). Come si spiega? “Molto probabilmente dice Bordin - incide l’effetto scoraggiamento delle persone marginali al mondo del lavoro, coloro che non ricercano più un lavoro e non si ritengono più “forza lavoro” mentre magari mettono insieme spezzoni di reddito”. “Anch’io ho espresso le mie perplessità su quel 3,0% di disoccupazione 2009 del Polesine, come lo ha espresso Gaffeo”.

Ma se lo leggiamo il dato del 3% di disoccupazione del 2009 nello scenario futuro ci si accorge che, per il 2010-2011, il tasso polesano schizza al 7,3%. “Dal punto di vista tecnico - continua Bordin- tutto ciò ha una spiegazione, a Rovigo diminuisce la partecipazione della popolazione attiva del mercato del lavoro, non dimentichiamo che è la provincia veneta col tasso più alto di vecchiaia. 

Bisogna considerare poi le liste dei Cpi non sono statistiche ma sono prodotti dell’attività amministrativa e rispondono ad altre logiche; chi si iscrive al Cpi non è detto che cerchi effettivamente lavoro, potrebbe farlo per altri motivi come per esempio gli studenti. Sono comunque dati importanti che dicono che in tempo di recessione le iscrizioni crescono e ciò rappresenta l’estensione di un disagio sociale.


“Visto il grosso differenziale dei disoccupati in provincia di Rovigo iscritti alle liste di collocamento - continua Bordin  - forse vale la pena approfondire un’altra ottica, guardianmo all’occupazione per esempio”. C’è una famosa battuta “Qual è la tua professione? prevelentemente disoccupato” una frase che è un paradigma.

Accanto alla definizione metodologica di disoccuapto dell’Istat v’è una ampia fascia grigia in cui si trova larga parte delle popolazione sospesa tra occasioni di occupazione, disoccupazione, occupata o prevelentemente occupata.

La realtà del lavoro sotto la pressione della recessione molto probabilemnte non è ancora decrivibile attraverso gli strumenti concettuali esistente, bisognerà definirne altri per disegnare bene la situazione.


Irene Lissandrin
22 maggio 2010
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