ECONOMIA E CULTURA Giuliano Amato a Rovigo per Segnavie. Manovra Tremonti e crisi dell'Europa i temi affrontati

Felici esalando l'ultimo respiro

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Figura di spicco della politica italiana per oltre vent’anni, Giuliano Amato giovedì 27 maggio è stato a Rovigo, protagonista dell’incontro sul tema “L’Europa tra speranze e nuovi equilibri”, organizzato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo per il ciclo di incontri “Segnavie 2010”

Rovigo - Figura di grande carisma, Giuliano Amato, a Rovigo giovedì 27 maggio, prima del convegno al Teatro Sociale, si è concesso alle domande della stampa, affrontando svariati temi legati alle vicende politiche ed economiche attuali. Concetti talvolta piuttosto complessi, ma che ha saputo spiegare con semplicità e pure qualche battuta ironica.

Ad una valutazione complessiva della situazione economica europea, Amato è arrivato dopo aver approfondito la questione della crisi greca e portoghese, “il loro problema è che sono assenti di manifattura, quindi non possono contare sull’esportazione”, e facendo alcune considerazioni sulla moneta unica europea. “Sono convinto che l’euro tra un anno e mezzo sarà ancora la nostra moneta - ha sottolineato - ormai è la valuta dell’Unione europea, anche se solo 16 Paesi su 27 ce l’hanno, poiché solo chi ha parametri precisi e in ordine può accedervi”. Sebbene l’euro si sia svalutato da solo e non per effetto di manovre economiche mirate, in Europa ci sono Paesi che “hanno economie reali così deboli che necessitano di iniezioni di vitalità. Su questi serve maggior convergenza. Basti pensare all’uso che è stato fatto dei fondi strutturali, una domanda che tuttora non trova risposta”.

Giuliano Amato è celebre per aver varato il più imponente provvedimento finanziario di sempre, da 93 mila miliardi di lire, denominato dalla stampa di allora, nel 1992, “manovra lacrime e sangue”. Non sono mancate, quindi, le valutazioni in merito alla riforma Tremonti, approvata dal consiglio dei ministri il 25 maggio: “Non invidio il Ministro - ha commentato - io sono stato più fortunato a vararla nel ’92, perché allora sull’osso della spesa pubblica c’era sicuramente più carne di adesso su cui incidere”. Certo che, per aumentare il gettito, poiché l’Ici è dei comuni e l’Irap delle Regioni, allo Stato rimane principalmente l’Iva e l’Irpef. Alla domanda se non sia il caso di introdurre una patrimoniale sui redditi più alti, Amato risponde che la tassazione dovrebbe rispecchiare una certa equità sociale e piuttosto della patrimoniale rivedrebbe le tasse di successione per i ceti più abbienti.
In mezzo alla crisi, l’unico che ne è rimasto indenne, a parte un unico episodio, è il settore del credito e dei grossi gruppi bancari per i quali lo Stato non è mai intervenuto in maniera diretta con l’emissione di bond, come invece è accaduto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.
Amato ha infine concluso: “Faccio un grande augurio al ministro Tremonti affinché tanto lavoro per rientrare nel Patto di stabilità al 3% non ci porti ad essere felici esalando l’ultimo respiro”.

Elisa Barion
27 maggio 2010

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