VOLLEY MASCHILE ROVIGO La lettera del giocatore Elia Brizzante, neo promosso in serie C: "Non dimenticatevi di noi"

"Gioco per le mia città, ma datemi una squadra"

Re Artu San Valentino

Dopo la presentazione della nuova società di volley rodigina, avvenuta in Comune, il pallavolista Elia Brizzante chiede maggior attenzione al volley maschile. La sua squadra, nonostante la promozione in C, rischia di non affrontare la prossima stagione per la mancanza di sostegno da parte degli sponsor


Sono un giocatore della squadra maschile che quest'anno ha fatto la serie D ottenendo la promozione alla serie C.

Mi rammarica leggere tra le righe che lo sport deve essere senza bandiere, colori politici, che deve essere per tutti e compito delle istituzioni promuovere un servizio alla comunità. Spiego semplicemente il motivo.

Ho iniziato a giocare quando avevo 6 anni nel gruppo sportivo Commenda seguendo tutte le giovanili fino a quando la gloriosa Sicc, che era arrivata a portare Rovigo in A2 non ha chiuso i battenti. Avevo 14 anni ed ho dovuto smettere perché non c'era nessuno che si interessasse della pallavolo maschile; l'unica possibilità era andare ad Occhiobello, ma a 14 anni e con genitori operai che lavoravano dalle 8 alle 10 ore al giorno non era cosa semplice.
Grazie alla tenacia e l'amore per questo sport assieme ad altri compagni siamo riusciti dopo qualche anno a riformare una prima divisione maschile trovando appoggio ancora nel Gs Commenda e arrivando in pochissimo tempo in serie D solo con le nostre forze.
Un paio d'anni di ambientamento e il salto di qualità è arrivato due stagioni fa, stravincendo un campionato in mezzo a mille difficoltà economiche che hanno poi portato all'inevitabile smantellamento della squadra.
Nonostante tutto e grazie all'aiuto della polisportiva Lendinara (Pino Tumeo e Franco Carraro in primis) l'anno scorso in 7 giocatori (sette) siamo riusciti a rifare una prima divisione per non far sparire la pallavolo maschile dalla città di Rovigo ma nessuno, e sottolineo nessuno, ci ha mai sostenuti. Abbiamo vinto la prima divisione e siamo tornati quest'anno in serie D con il chiaro intento di tenere alto l'onore e ottenendo di nuovo la promozione in serie C.

Ma qui arriva il bello, io dall'articolo leggo del grande progetto per portare una squadra femminile in B2 e mi chiedo "grandi feste grandi proclami....e noi???". A noi è stata data la classica "pedata nel sedere"  che tradotto vuol dire che a Rovigo, anzi nell'intera provincia di Rovigo non esiterà più alcuna squadra maschile.
 
Provo rammarico nel leggere di certi progetti perché penso all'utilità che possono avere. Si è già visto con la Stemi cos'è successo. Io guardo alla mia squadra, dal nulla siamo arrivati in serie C senza mai intaccare l'organico e con le nostre forze e con 50 euro al mese percepiti solamente quest'anno per pagarci la pizza al sabato in trasferta. Ma la cosa che più mi da più fastidio è il fatto che io, a 28 anni, sono anche pronto a smettere di giocare perché a Rovigo il maschile è morto, ma avrei voluto farlo per lasciar posto a dei giovani che non ci sono perché nessuna società, nessuna istituzione si è mai preoccupata del nostro maschile nonostante i successi della squadra, che da anni è incontrastata a livello regionale nei pari categoria.
 
Giovedì c'erano le premiazioni, noi tutti non ci siamo andati perché sarebbe stata la seconda volta in due anni che si festeggiava qualcosa che non si sarebbe fatto, e l'orgoglio sportivo ci ha portato a questa decisione. Lo stesso orgoglio che nonostante l'ennesima delusione per essere stati appiedati ci porta a bussare alle porte di qualsiasi persona pur di trovare qualche sponsor disposto a farci giocare ancora, per mantenere ancora viva la speranza che i nostri sforzi non vengano vanificati in una bolla di sapone, per gioia nostra per onore di Rovigo, con la speranza che qualche bambino si avvicini di nuovo a questo sport che non è solo femminile, settore per il quale le risorse, si trovano sempre.

Avrei voluto sentire di più la vicinanza di Rovigo perché io di sacrifici ne ho fatti tanti e non potrei mai sentirmi veramente orgoglioso dello sport che pratico se non fosse per difendere la mia città quindi invito a riflettere. Il prestigio si crea avendo grandi squadre con grandi giocatori e giocatrici cresciute nel proprio vivaio, gente che per la città in cui è nata lotterebbe con la forza e con il cuore.
 
Lettera a firma di
Elia Brizzante
31 maggio 2010
Il telefonino di Rovigo

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