
Rovigo - Come rivivere l'Italia degli anni di piombo cercando di capire come funzionava la giustizia allora e come invece funziona ora...Questo in sintesi il succo dell'interessante serata svoltasi nella sala degli Arazzi in Accademia dei Concordi, con la presenza di tre nomi illustri: Armando Spataro procuratore aggiunto di Milano, Domenico Gallo magistrato e consigliere di Cassazione, Gian Antonio Stella giornalista e scrittore. L'occasione è stata la presentazione del libro "Ne valeva la pena. Storie di terrorismo e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa" a cura di Spataro. A seguire il dibattito un nutrito numero di spettatori giunti non solo da Rovigo.
"Il terrorismo ha sconvolto l'Italia negli anni '70 e '80 - ha ricordato Gallo - Fortunatamente gran parte degli uomini che si resero protagonisti di efferati delitti, si sono poi pentiti iniziando un nuovo tipo di vita". Stella ha fatto notare come spesso in Italia gli eroi vengono dimenticati.
"Quando ho iniziato a lavorare ad alcuni scottanti casi avevo solamente 28 anni - ha ricordato Spataro - Non fu un gesto eroico il mio in quanto credo chiunque l'avrebbe fatto al mio posto. Dopo l'estate del 1978 e la tragica conclusione del rapimento di Aldo Moro ci fu la riscossa del nostro Paese. Agli inizi degli anni '90 è cambiato il rapporto tra magistratura e politica, in coincidenza con i casi dei cosiddetti "colletti bianchi". Nessun governo sia esso di destra o sinistra, centro destra o centro sinistra vuole accettare il fatto che il controllo della legalità va affidato solo ai magistrati". Gallo ha ammesso che oggigiorno la democrazia viene messa a rischio dagli eletti della globalizzazione.
Quindi Stella ha invitato i due magistrati ad esprimersi sulla nuova legge ribatezzata "bavaglio". Così Gallo: "La democrazia è un bene prezioso ma purtroppo ha una salute fragile. Due sono le strutture che possono intervenire sulle patologie: l'opinione pubblica composta da giornalisti e mass media in generale e il controllo di qualità da parte dell'autorità giudiziaria. La mafia fino a Falcone esisteva ma non si vedeva se non tramite le vittime che mieteva. Questa legge colpisce sia l'opinione pubblica sia l'autorità giudiziaria alla quale vengono tolti gli strumenti di indagine. E' come se in ospedale togliessero le tac, ossia prima il paziente deve dimostrare di avere un tumore per poi potersi fare una tac...". Così il commento di Spataro: "Si tratta dell'ennesima aggressione alla dignità della magistratura. Le riforme hanno devastato il sistema giustizia già a partire dal 1999 con un governo che aveva un altro colore di quello attuale. I processi sono stati trasformati in una corsa ad ostacoli. Le intercettazioni telefoniche contraddicono la tecnologia che serve a far rispettare la legge. Con le intercettazioni telefoniche il processo può durare 75 giorni. Dal 1998 si discute se creare un archivio segreto. Il mio libro dimostra che la magistratura sia stata indipendente e può e deve esercitare il proprio potere".
Marco Scarazzatti

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