SEX AND THE COUNTRY Ecco la battaglia morale contro la cultura della sopraffazione

Prima lavori gratis, poi...

Opera di Alighiero Boetti - Ricamo in seta su tela - 1988-1989
Re Artu San Valentino

Non se ne può più di essere sopraffatti da chi si crede di essere chissà chi, tutti colpiti dalla sindrome del reality show. Barbara suggerisce una cura, una vera e propria battaglia morale, per far corto-circuitare il sistema. Se ogni carnefici ha bisogno della sua vittima... basta fare le vittime



Ultimamente mi capitano strane cose. Per molto sono stata una persona emotiva e ho reagito agli sgarri tagliando di netto i rapporti. L'età porta saggezza e soprattutto diplomazia. 

Nel senso che più passano gli anni e più si capisce la politica democristiana, soprattutto quando si è avuto a che a fare con i socialisti. 

Viviamo in un Paese in cui il lavoro è diventato un bene di lusso e chi ce l'ha, chi ha la possibilità di darti lavoro intendo, usa questa possibilità come merce di scambio, alla socialista, insomma. 

E non ci sono differenze tra politicamente schierati a destra o a sinistra, di fatto la par condicio è trasversale: hanno tutti imparato a fare gli sfruttatori. 

Ma dicevamo, tu: prima lavora gratis, poi verrai premiato. Un premio? Sì, per il tuo lavoro riceverai un compenso. 

E questa è la classica bugia, alla democristiana. 

Una volta che hai lavorato gratis per uno, lavorerai gratis per tutti. 

Così vale anche per i piaceri: se fai un piacere non ti verrà mai riconosciuto come tale ma si trasformerà in un ricatto e a tuo svantaggio: me ne hai già fatto uno, ora sei in obbligo con me e devi farmene degli altri. 

Io che lavoro nell'ambito della comunicazione della cultura e dell'arte, poi, assisto ad un altro fenomeno grottesco. La sindrome dell'articolo. Ho conosciuto emeriti imbecilli che per aver avuto un po' di visibilità si son dati di quelle arie... hanno finito per credere davvero di essere importanti, bravi, famosi e solo perché erano stati citati o perché qualcuno aveva avuto la gentilezza di raccogliere il loro grido d'aiuto disperato. 

L'artista in ego-dopping è lo spettacolo più ridicolo a cui si possa assistere. Non c'è nulla di più patetico che vedere persone mediocri improvvisamente impennare la cresta per aver avuto quella che in gergo si chiama: visibilità. 

Il meccanismo è lo stesso, lo diceva già e molto meglio di me McLuhuan e Debord e Baudrillard: la società dello spettacolo non risparmia nessuno, hanno tutti la sindrome del reality show. 

Il sogno universale e uni-trasversale è la notorietà. 

Non importa che sia un abbaglio, una menzogna, una bufala, una truffa, anzi. I truffatori sono i primi ad essere truffati da questo meccanismo perverso, eppure... quanta soddisfazione in questo inganno. 

Ho visto persone che, di fronte ad un incidente stradale in cui un amico era morto, queste agitavano il giornale al bar perché in un articolo comparivano loro. Di fatto in copertina troneggiava la dichiarazione dell'amico, sempre la stessa, per ogni persona morta, per ogni incidente avvenuto: “Sono sconvolto era un bravo ragazzo, l'amico del cuore piange la morte tragica di... ". 

Questo solo per dirvi che se l'essere umano riesce a gloriarsi dello spettacolo mediatico che gli procura la morte di un amico è praticamente assurdo scandalizzarsi per tutto quanto ho detto prima. 

Ma vi dicevo, una volta mi incazzavo, tagliavo i rapporti, non volevo il confronto con l'abominio. Mi faceva male, non lo sostenevo.

Oggi credo che invece si debba tutti, quelli con un po', almeno una briciola di cuore pulito, si debba invece procedere uniti verso una battaglia morale più ancora che culturale. 

Il mondo non è solo come una rappresentazione, il mondo è anche come volontà. 

La volontà che le persone valgano davvero e non solo perché si dice o si scrive che valgono. 

Che questo valore sia prima di tutto umano, che la dignità della persona sia garantita, che finisca questa struttura di potere gerontofila e gerarchica che premia “i raccomandati di” e “i figli di” e non lascia possibilità al buono, al bello, al bravo di poter fare cose belle buone e giuste. 

Da più parti si alzano in coro risentimenti e atteggiamenti che animano sterili conflitti. 

Non è la strada giusta. 

Ci vuole dolcezza, serenità, determinazione. Se è vero che la cultura della sopraffazione non si dissolve è vero che la si può trasformare e anche farla implodere corto-circuitare. 

Piccolo manuale della resistenza del terzo millennio: i socialisti e i democristiani non ce li togliamo di torno, la cultura è diventata genetica. E allora? allora fate i socialisti con i socialisti e i democristiani con i democristiani, ma con dolcezza, con serenità, con il sorriso. 

Crolleranno da soli, si incarteranno da soli. Perché il carnefice ha sempre bisogno della vittima e la vittima del carnefice. 

I giochi sono scoperti, tocca a noi decidere che futuro darci. 

Il povero Boris Vian, grande, illustre romanziere, scrisse un romanzo che titolava: Sputerò sulle vostre tombe. E questo è catastrofismo. 

Sulle tombe di una cultura di potere gerarchica gerontofila sfruttatrice e mafiosa noi porteremo i nostri sorrisi e i fiori più belli. 



Barbara Codogno
anubi31@gmail.com
12 luglio 2010
Il telefonino di Rovigo

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