SEX AND THE COUNTRY Emergenza caldo, la gente impazzisce

38 gradi all'ombra, 70% di umidità: i "numeri" dell'afa

IL POZZO MAGICO

Il caldo afoso dei giorni scorsi potrebbe aver provocato qualche scompenso psicologico. Lo sa bene la nostra Barbara che si è trovata all'ospedale a ritirare un semplice referto, ma la giornata è andata decisamente storta... meglio chiudersi in casa, a doppia mandata!!


Io credo sia tutta colpa del caldo africano, la gente in giro è scoppiata, irascibile, nervosa, inquinante. Venerdì scorso, prima che il caldo torrido ci concedesse una tregua, anzi, proprio quando eravamo al limite massimo, tipo 38 gradi all'ombra e il 70% di umidità, che neanche l'india monsonica ci regala tanto, beh, mi capita di dover ritirare dei referti medici in una parte dell'ospedale in cui stanno effettuando dei lavori. L'area è transennata e vi si accede solo tramite un piccolo pertugio una volta oltrepassato il marciapiedi. Nonostante il caldo, esco con la bici che vorrei parcheggiare nelle apposite grate site all'interno del cortiletto, una volta oltrepassata la transennatura. Davanti a quell'unica entrata c'è una signora, sulla sessantina, che parla al cellulare e impedisce di fatto qualsiasi manovra di superamento perché mentre parla cammina avanti e indietro, giusto quei due metri che occupano tutto l'ingresso. Aspetto più di un minuto davanti a lei pensando di non essere invisibile. Ma la sua telefonata è così interessante che la signora vuole a tutti i costi che la senta anche io. Così ascolto della sua barca a motore, di quella della Giuly che suo marito quest'anno ha calato le braghe hahahaha, era lei che rideva, io mi stavo squagliando il cervello sotto il sole, invece. Ad un certo punto, dico: permesso, signora, mi scusi, permesso. Incrocio il suo sguardo e le faccio capire che devo varcare il muro di cinta transennato per poter entrare in ospedale. Mi guarda con orrore, come se avessi profanato la barca della Giuly e mi fa: “Maleducata e stupida!” così, tanto per gradire, “Non si vergogna? non si va in bici sul marciapiede, è lei in torto, torto marcio!”.
Poi si sposta e con la sua amica smette di parlare delle braghe del marito della Giuly per dire, a voce altissima che “questa città è piena di cretini: ma dimmi tu, a me, dico a me, mi dice di spostarmi”.

Ci sono momenti nella vita in cui è importante aver avuto un passato zen.
Non replico, varco la porta ed entro in ospedale. So già che è una brutta giornata. E' implicito. Quindi, testa china e pronta a tutto mi dirigo verso il numerino, prendo il mio, mi metto in fila e aspetto. Devo pagare il ticket per questi esami ma non posso farlo alla cassa, è tutto informatizzato ormai. Sudo anche con l'aria condizionata. L'infermiera mi consegna un modulo con codice a barre che devo inserire nella macchinetta e poi effettuare il pagamento. Ci sono 4 macchinette, due sono rotte, una funziona solo con il bancomat, una solo con denaro contante. Mi rimetto in fila e l'attesa si fa lunga. Un signore ha già passato 20 minuti alla macchinetta quando finalmente paga 96 più altri 96 euro di ticket e sembra anche felice. Mi guarda con aria trionfante “ce l'ho fatta!”
Io gli sorrido e comincio il mio di calvario informatizzato. Un pagamento mi riesce, il secondo no. La macchinetta non legge il codice a barre che è stampato male. Riprendo il numerino e mi rimetto infila, spiego il mio problema e l'infermiera corre in mio soccorso: mi prende il foglio dalle mani sbuffando e lo fotocopia. Poi mi consegna la fotocopia e mi esorta in malo modo a rifare il pagamento.
Siccome 2 + 2 fa 4 io penso: ma la fotocopia di un foglio che non funziona, siamo sicuri che  funzionerà? Mi permetto di sollevare questo dubbio amletico e la gentilissima signora mi spiega che dovrebbe ristamparlo, il foglio, ma che ha finito il toner e quindi che io per il momento riprovi con quello.
Se mi avesse detto, semplicemente: vaffanculo, credetemi, sarei stata più contenta.
Bene, oggi sono ubbidiente, non ho voglia di casini, fa caldo. Mi rimetto in fila, perdo altri 20 minuti, poi riprendo l'ennesimo numerino e mi rimetto in fila, torno dalla stessa infermiera e le dico: mi dispiace ma la macchinetta non me lo legge questo codice a barre.
Tenete conto che è già da un'ora e un quarto che tento di ritirare i miei esami.
La signora allora controlla l'importo, prende dal suo cassetto un cartoncino con un codice a barre, esce lo appoggia sulla macchinetta e lo agita forsennatamente, la macchinetta fa “clicc” e lei mi dice: “Ecco, bastava fare così, paghi...” e si allontana brontolando che il mondo è pieno di cretini.

A quel punto si sentono delle urla. No, vi ho detto che fumarsi le canne da giovani poi aiuta.
E' il signore, quello che un'ora fa era gongolante. Gli avevano dato due fogli dello stesso importo. Uno giusto e uno sbagliato. Ma non glielo avevano spiegato e così lui aveva pagato entrambe le ricevute, quella giusta e quella errata. Dopo il danno la beffa, una volta giunto allo sportello per ritirare il referto, l'infermiera lo accoglie con una risata perché, che stupido, ha pagato due volte: “El ga pagà anca a ricevuta sbaglià!” ride con l'amica guardando il povero scemo che ha davanti. “Mi restituisca il denaro, allora” chiede dapprima timidamente il povero scemo. “Eh no!” e qui la voce dell'infermiera si fa demoniaca “adesso deve andare in un ufficio, fare richiesta, lasciare all'usl i suoi dati bancari, poi andare da in un altro ufficio a fare denuncia e poi l'usl provvederà, da qui ad un anno, a farle riavere i suo soldi”. Fosse per i 96 euro, uno sarebbe già incazzato, ma l'errore lo fa la signora e ti prende anche per il culo perché il cretino sei tu che hai pagato due volte e adesso, siccome hai già pagato, devi soffrire per riavere i tuoi soldini, caro il mio cretino!
Il signore era furioso, urlava come un pazzo: “Neanche un amanuense egiziano ci mette così tanto tempo per consegnare un referto! Siete un branco di sadici! Io le vostre macchinette te le spacco in testa, stronzaaaaaaaaa!”

Nel frattempo io ho pagato il mio ticket e mi rimetto in fila, è la quarta volta, per ritirare il mio di referto. L'infermiera che mi aveva dato della cretina mi guarda storto. Io taccio ma la guardo negli occhi perché cominciano a girarmi un po' i coglioni.
Questa mi fa: “Mi guarda così perché forse per caso sarei stata maleducata?”.
“Insomma”, rispondo e intasco il referto. Cazzo, ho detto un semplice insomma eppure questa comincia a piangere, ma una sceneggiata stile siciliano, vi giuro: “Io cerco di essere gentile ma ricevo solo insulti” grida in lacrime. Al che io mi giro indietro per vedere se sta parlando di qualcun altro perché non capisco proprio cosa sta succedendo.
La signora dietro mi rivolge uno sguardo interrogativo e poi si porta il dito alla tempia, come a dirmi, qua oggi danno tutti i numeri.
E infatti vedo il signore che vuole sbranarsi la collega di quella piange e quella che piange urla: “E’ tutta colpa di quelle macchinette, poi se la prendono con noi!”.
Decido che è meglio dileguarsi all'istante. Inforco la mia bicicletta e mi appresto ad uscire dall'ospedale per scapparmene a casa e chiudermi dentro a doppia mandata.
E' ancora là, va avanti e indietro sempre davanti alla porta, adesso è anche incazzata perché non è possibile che: “... se ti dico che ci troviamo in darsena alle otto e quella stronza della Patty mi arriva alle 9 e mezza, ti dico, fresca di parrucchiere, scusa sai, scusa sai ti dico, ma ci andavo anche io dal parrucchiere, o no?”
E adesso, questa, chi la sposta?
Il caldo fa brutti scherzi, ragazzi.

Barbara Codogno
anubi31@gmail.com

20 luglio 2010
Il telefonino di Rovigo

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