
Negli ultimi tempi ha creato particolare fermento l'atteggiamento del ministro Gelmini nei confronti dell'istruzione musicale italiana. A tal proposito, per evitare ogni ragionamento frutto di condizionamenti e di prese di posizioni a priori, occorre dire che per capire dove andrà a parare l'istruzione musicale italiana, dipenderà dalla posizione certa che il governo prenderà nei confronti della stessa e in particolare dalla capacità di definire una scelta, tratteggiata da tempo, che vorrebbe l'equiparazione dei conservatori alle università. Nel caso la Gelmini definisse questa scelta, si capisce come in difficoltà andrebbe il sistema delle scuole medie annesse ai conservatori, venendo a mancare la continuità didattica tra un percorso di scuola secondaria di primo grado e di percorso accademico. In questo caso, l'istituzione dei licei musicali mi pare sia significativo della volontà di seguire questo percorso, per creare il livello intermedio tra scuola secondaria di primo grado e università. Per il territorio polesano si tratterebbe di una scelta di certo sofferta, essendo la nostra provincia interessata dalla presenza di due antichi conservatori, e non essendo al momento giunto, nonostante una richiesta certificata dalle commissioni d'ambito, l'ok all'istituzione del liceo musicale. Su questa scelta, pare importante una considerazione: la delusione della provincia di Rovigo va al pari di quella di Venezia dove, nonostante la presenza di un'istituzione come “La Fenice”, pur con lo sconcerto del mio collega assessore veneziano alla pubblica istruzione, non è stato concesso il liceo musicale. Questa scelta ha invece premiato Verona, Treviso e Castelfranco Veneto, penalizzando, anche in chiave di distribuzione territoriale, altre province. È vero che come primo anno il ministero intendeva autorizzare al massimo 40 licei in tutta Italia, ma c'è da chiedersi se le scelte siano state dettate da logiche di bacino d'utenza e vocazione territoriale o esclusivamente a questioni politiche. La nostra provincia era pronta, ma per ora non è stata accontentata.
Per tornare al Polesine, si tratta di cogliere la risposta a una domanda di fondo: permetterà il ministero, una volta giunta la trasformazione dei conservatori in università, l'esistenza di due atenei alla distanza di 25 chilometri l'uno dall'altro? Perché anche in questo caso, solo dalla chiarezza delle scelte sarà possibile, a ricaduta, creare le sinergie per ottimizzare le risorse, evitando di creare false aspettative o problematiche non risolvibili. Probabilmente non si tratta di una risposta che giungerà a breve, ma siamo comunque chiamati alla responsabilità di pensare alle conseguenze di una strada che pare tracciata e che deve mettere il nostro territorio nelle condizioni di guardare al futuro con serenità e intelligenza, scegliendo la strada di percorsi formativi di qualità e in grado di costruire bagagli culturali importanti.

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