MUSICA ROVIGO Carmen Consoli vince il premio Amnesty di Voci per la Libertà 2010 a Villadose

Le note rompono il silenzio e l’omertà

L'arrivo di Carmen Consoli in sala consiliare del municipio di Villadose
Carmen Consoli seduta tra Christine Weise ed il sindaco Gino Alessio
Michele Lionello direttore artistico della rassegna musicale
Giovanni Stefani presidente di Voci per la libertà
Christine Weise presidente nazionale di Amnesty International
Carmen Consoli
Christine Weise legge le motivazioni dell'assegnazione del premio alla canzone Mio Zio di Carmen Consoli
L'assessore regionale Maria Luisa Coppola
Sul palco di Voci per la libertà a Villadose
Re Artu San Valentino

La forza della musica riesce a sfondare muri invalicabili. Carmen Consoli viene premiata a Villadose da Amnesty International per la sua canzone “Mio Zio” molto attenta ai diritti umani


Villadose (Ro) - È Carmen Consoli a ricevere il premio di Amnesty International 2010. La canzone che l’ha distinta per impegno e attenzione nei confronti dei diritti umani è “Mio Zio”. A Villadose in occasione della tredicesima edizione di Voci per la Libertà ad accogliere la cantante siciliana e a consegnarle il premio sono centinaia di giovani. Con loro c’è  il sindaco Gino Alessio, l’assessore regionale Isi Coppola, il direttore artistico dell’evento Michele Lionello, Giovanni Stefani presidente dell’associazione Voci per la Libertà e la presidente nazionale di Amnesty Christine Weise. Per tutti l’obiettivo è “la dignità umana”.
Vestita di scuro, con il rossetto rosso, Carmen Consoli ha stretto la mano  a tutti, sorridendo ha dispensato autografi.

Cosa ha ispirato il testo della canzone Mio zio?
“Mi sono ispirata alla memoria emotiva di cui parlava Stanislasky. In questa memoria ci stava il dolore, lo sdegno, il senso forte di frustrazione per una storia triste  che mi era stata raccontata con tanta freddezza dalla madre di una ragazza violata da suo zio. Lei non raccontò mai nulla a nessuno. Solo sua madre sapeva. Troppo omertà, troppa vergogna, troppa paura di perdere la buona reputazione di famiglia. Al funerale dello zio, la fanciulla mise il rossetto rosso in segno di lutto ed un soprabito nero. Dentro agli occhi di quella madre io vidi il vuoto, la paura, la sfiducia più totale verso la giustizia e le istituzioni. Non potevo non gridare la mia rabbia e chiedere dignità per loro, per tutte le vittime silenziose di violenze compiute tra le mura domestiche, nei luoghi che dovrebbero essere sicuri e protetti”.

Qual è il ruolo della musica nell’affrontare le questioni sociali spinose e complesse che toccano direttamente i diritti di ogni uomo?
“Credo che la musica, ma anche la danza, la pittura, la poesia, l’arte tutta, abbiano lo straordinario potere di provocare emozioni. Grazie ad una sorta di reazione epidermica riescono a fare breccia negli animi delle persone, a guidarne le coscienze. Tutta l’arte ha il potere di guidare gli esseri umani verso priorità più nobili”.

Per una siciliana che effetto fa ricevere un premio in terra Padana?
“A dire il vero io sono un po’ siciliana ed un po’ veneta. Mio nonno materno, il signor Toffolo, un imprenditore facoltoso, è originario di Treviso. Negli anni Sessanta lasciò la sua città e si trasferì in Sicilia.  Qualche anno più tardi mia mamma incontrò mio padre, terrone terrone, e si sposarono.   Sono cresciuta a cannoli, a caciotte e “polente in tocio”. La mia zia di Treviso, come la mia mamma è premurosa, ossessionata dal timore che mangi poco, accogliente e affettuosa. Credo che ci assomigliamo più di quanto crediamo. E che ciò che ci divide è soprattutto il pregiudizio. Solo con la conoscenza e la consapevolezza riusciremo ad abbatterlo. A guardarci dalla Germania infondo siamo comunque tutti gente del Sud. Mio nonno Toffolo  non è più tornato a vivere in Veneto. È ancora felicemente cittadino della Sicilia. Parla solo in dialetto trevigiano. E ogni tanto, scherzando ripete “O Signor dai oci boni, fa sparir tuti i teroni”.

Strappa applausi e risate, commuove ed emoziona, Carmen Consoli, la siciliana veneta  sul palco di Villadose ha cantato l’impegno e gridato  dignità per ogni essere umano.

Micol Andreasi
26 luglio 2010
Il telefonino di Rovigo

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