SEX AND THE COUNTRY Nuovi stimoli e pensieri per Barbara dopo una vacanza rigenerante nella culla dell'italianità

La maga Circe è tornata

Re Artu San Valentino

Tempo di vacanze anche per la nostra Barbara: il mare di Sperlonga ha fatto da cornice al suo periodo di pausa estiva. Onde azzurre e natura selvaggia l'hanno rigenerata. Una nuova "fighità" fisica alla faccia delle invidiose


Dopo aver fatto indigestione di arte contemporanea (il solo sentir parlare di performance, ragazzi, ve lo giuro, mi fa venire la gastrite, ormai) avevo un grande bisogno di cambiar aria, una sana disintossicazione, in tutti i “settori”.
Quando hai voglia di scappare non sai mai dove andare. Per fortuna ci sono le amiche e così ho chiamato Serena, che sta a Sperlonga. La Serena mi ha trovato una bicocca incantevole e io mi sono piazzata proprio nella piazza del paesino: mi bastava scendere le scale ed ero in spiaggia.
Devo dire, e credetemi, che dopo aver visto il mare thailandese quello di Sperlonga mi ha incantato. Per me abituata a disertare il mare fangoso e lurido del nostro litorale adriatico, fare il bagno con i pesci su una piscina di acqua trasparente con leggere ondine che mi solleticavano le natiche... beh, che goduria amici miei.
A Sperlonga poi c'è la grotta di Tiberio, ora museo archeologico nazionale. La grotta è magica, la raggiungi dalla spiaggia ma ci entri solo attraverso il museo. Grandi statue narrano le gesta degli dei, le vicende di Ulisse e soprattutto la bellezza della dea Circe e in tutto il Circeo in verità, si respira un'aria potente, quasi soprannaturale.
Si sente che quelle terre hanno ospitato gli antichi dei e basta lasciarsi trasportare dal paesaggio per sentirli ritornare. Il mare azzurro e limpido, il cielo terso con nuvole bianchissime ad incorniciarlo, i monti del Circeo che da Sperlonga, Itri, Gaeta, Terracina appaiono in tutto il loro maestoso splendore.
Siamo lontani dalle rotondità morbide e vellutate della toscana, qui la natura è selvaggia, i colori esplodono nella macchia mediterranea che profuma di origano mirto e fiori selvatici.
In un simile contesto ho finalmente ritrovato anche la mia femminilità. Mi sono lasciata cullare dalle onde, ho cantato alla luna come le sirene, mi sono fatta scaldare dal sole e dalla sabbia. Ho ritrovato una taglia 40 che mi gratifica più di un posto fisso in banca, le gambe brunite non hanno un filo di cellulite, merito anche del mare salatissimo, i capelli sono tornati ricci e volitivi ed io insomma mi sento molto meglio.
E vi giuro, il è merito di Sperlonga.
Ho avuto uno, uno solo, di quei pomeriggi in cui un rimasuglio intellettuale avrebbe voluto tornare a bussare alla porta della mia riconquistata “fighità” fisica.
Ero di fronte a questo mare fantastico e volevo suicidarmi. Sapete com'è, quelle che credevi amiche si sono rivelate delle stronze isteriche, i fidanzati vanno e vengono e tu invece rimani, non c'è più la hit dell'estate... insomma motivi per essere triste ce ne sono a fiumi. Ecco, io era là che volevo esser triste senza nemmeno sapere bene perché, ma stavo provando a soffrire quando tra me e il mare luccicante si frappongono una serie di personaggi autoctoni che solo per quelli bisognerebbe amare la vita.
Perché vi ricordate i film di Alberto Sordi e di Verdone? Loro propongono degli stereotipi di romanacci traccagnotti e truculenti. Beh, esistono davvero: non è un film, è la realtà.
Le donne sono magnifiche: sprizzano grasso e felicità dal mini bikini in microfibra color fucsia marziana e se ne fregano se i rotolini di ciccia sono più numerosi di tutte le onde del mare.
Gli uomini in tenuta balneare sono eccezionali: ombrellone, frighetto, cappello, costume aderente, collanone d'oro, radiolina a palla. Ecco, io ero là che volevo morire quando sento: rete! rete! rete! Li mortacci! Un bambinetto dell'Olgiata di otto anni che pareva Verdone, ve lo giuro! Due ragazzotte in bikini che giocano a tennis per far cadere la pallina vicino al figo della spiaggia, figo accessoriato con frighetto costume aderente e radiolina a palla.
Tutto questo mi sfila davanti agli occhi e il mio intellettualismo esala il suo ultimo respiro. Ultimo perché la bellezza di quei personaggi mi hanno trasportata in un'epoca felice che io, nonostante sia una tardona d'accordo, ma non ho vissuto: gli anni '60. Il mare vero, gli spaghetti, i maritozzi alla panna, la pizza e il cocco venduti in spiaggia, la nonna con il grembiule che sgrida il nipote, insomma, amici miei, un senso di protezione, di coccola, di pace che quando sono dovuta ritornare a casa chiamata all'appello dall'arte contemporanea, beh, anch'io ho pensato: ma, li mortacci! Comunque non vedo l'ora che torni la Stefy dalla montagna, avrà mangiato canederli fino ad imbrufolirsi tutta, stavolta vi giuro che grazie alla Maga Circe le stendo tutte le stronze finte amiche.
Ho già cominciato e devo dire: con grande soddisfazione.
Non so se sia merito di Sperlonga ma senz'altro Sperlonga ha contribuito: tremate tremate, le maghe son tornate!

Barbara Codogno
anubi31@gmail.com

2 agosto 2010
Il telefonino di Rovigo

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