SICUREZZA ROVIGO I sindaci dell'Altopolesine a Ceneselli siglano un documento comune contro il futuro Cie di Zelo

L'ex base militare non diventi un lager

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Calto, Giacciano con Baruchella, Trecenta, Castelmassa, Canda, Ceneselli e Badia Polesine: i sindaci altopolesani hanno sottoscritto un documento urgente contro l'insediamento di un centro di identificazione ed espulsione nella base logistica di Zelo


Ceneselli (Ro) - A colpo d’occhio, l’incuria e le sterpaglie sembrano prendere il sopravvento sugli edifici militari, i quali, sebbene dismessi da 11 anni, non risultano particolarmente degradati. Si tratta della base Nato di Zelo (frazione del comune di Giacciano con Baruchella) su cui da qualche giorno l’attenzione è altissima, ovvero da quando il ministro Roberto Maroni l’ha indicata come sito adatto ad ospitare uno dei quattro Cie (centro di identificazione ed espulsione) italiani (leggi In Altopolesine uno dei quattro Cie italiani).
Chiedendo ad un passante, si scopre che lo si vorrebbe realizzare in quella che era la vecchia base logistica, e non in quella missilistica, come molti erroneamente credono. Si fa qualche chilometro in più, fiancheggiando un terreno agricolo, lungo una strada laterale, e si arriva davanti alla zona indicata, dove, grazie ad un cartello di regolamento appeso fuori, si scopre che è diventato il “parco giochi” abusivo di chi ama “giocare alla guerra”. Infatti, secondo alcuni siti internet di softair è indicato come ottimo campo di battaglia (con tanto di foto), avendo la possibilità di accedere agevolmente grazie ad un grosso squarcio in una rete laterale, sapientemente nascosto dall’erba incolta.
Il filo spinato tutt’intorno al perimetro dell’area, il muro alto su cui i rovi si sono arrampicati, un brandello della bandiera italiana che sventola in cima all’asta piantata al cento di una lastra di cemento su cui nessuna ombra si allunga, le inferriate alle finestre dell’unico edificio visibile dall’esterno del pesante cancello rendono il panorama particolarmente desolato. Difficile immaginare che centinaia, forse migliaia di disperati, rei di essere clandestini, potrebbero presto sostare in quello spiazzo rimesso a nuovo, in attesa di essere identificati ed espulsi.

Alla notizia delle intenzioni di Maroni è seguito un coro di no da parte degli amministratori e dei politici locali, a partire dal consigliere regionale Graziano Azzalin (Pd), che ha depositato un'interrogazione alla giunta del governatore Luca Zaia per capire se l’ipotesi sia fondata, all’assessore comunale Giovanna Pineda (Rc) che parla dei Cie come di carceri-lager, passando per Elia Barchetta, portavoce di Sinistra ecologia e libertà per Nichi Vendola che li considera “mine da disinnescare”.
A fare fronte comune, martedì 3 agosto, sono stati i sindaci dei Comuni altopolesani (Calto, Giacciano con Baruchella, Trecenta, Ceneselli, Castelmassa, Canda e Badia Polesine), che in conferenza stampa, hanno annunciato la sottoscrizione di un documento unitario urgente di opposizione al Cie in Polesine, e che verrà trasmesso alla Regione Veneto e al Ministero.
Dure le critiche del sindaco di Trecenta Antonio Laruccia rispetto al fatto che le amministrazioni sono venute a conoscenza dell’ipotesi di insediamento e “non hanno la possibilità di decidere del proprio territorio e del proprio futuro”. A questo ha aggiunto il problema dell’elevata percezione del pericolo da parte dei residenti nell’area dell’Alto Polesine dove l'età media è piuttosto alta: “Ad un under 14 corrispondono tre over 65 - ha spiegato - perciò il Cie va localizzato in un’area meno sensibile”. Micol Andreasi, vicesindaco di Canda, ha invece sollevato la questione dei diritti umani non riconosciuti: “Il Cie solleva il problema del riconoscimento della dignità dell’uomo - ha affermato -. Chi scappa clandestinamente ha già commesso un reato, nel Cie si vedrebbe negare ulteriormente ogni diritto, per questo ci opponiamo”.

3 agosto 2010

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