
La Corte di Cassazione penale si è espressa confermando una condanna in appello nei confronti di un gestore di un centro sportivo che non aveva permesso la presenza del secondo bagnino, come da regolamento. Davanti ad un incidente, quello relativo alla sentenza ha poi ha avuto risvolti mortali, la colpa è di chi non garantisce la sicurezza stabilita dalla normativa
L’estate e le meritate ferie ci fanno sognare mete lontane fatte di paesaggi paradisiaci dove, si dice, “il mare sembra una piscina”.
Ma se il sogno non si trasforma in realtà potrebbe essere che con tutta la famiglia ci ritroviamo a bazzicare le piscine di casa nostra.
Se così fosse occorre sapere che, per la sicurezza dei bagnanti, la normativa vigente prevede che siano necessariamente due i bagnini presenti e preposti alla sorveglianza dei bagnanti, soprattutto quando la stessa è piuttosto grande.
In caso di incidente, infatti, se non è presente il secondo assistente bagnante, il gestore del complesso sportivo non può evitare la condanna penale.
Fatto non scontato se si pensa che sul punto si è recentemente espressa la Corte di Cassazione penale convalidando la condanna ad un anno di reclusione nei confronti del gestore di un centro sportivo comprendente piscina proprio per il fatto che in quest’ultima era presente un solo bagnino a sorvegliare i bagnanti, e non due come previsto.
La decisione della Suprema Corte conclude un’incresciosa vicenda di qualche anno fa quando, presso il centro sportivo in questione, una bimba era rimasta per parecchi minuti sul fondo della piscina prima che alcuni bagnanti la soccorressero.
Dopo una decina di giorni in ospedale la piccola è morta.
Lo svolgersi della vicenda processuale ha visto, in prima istanza, la condanna anche del bagnino che aveva consentito alla bambina di entrare nella piscina riservata ai bimbi, senza però svolgere il suo dovere di controllo. Assoluzione prontamente arrivata quando la Corte d’Appello scagionava il bagnino e condannava il gestore: decisione, quest’ultima, confermata appunto dalla Cassazione.
Ci troviamo di fronte ad una sentenza di fondamentale importanza, che fissa l’attenzione su un problema diffuso: la sorveglianza nelle piscine, siano esse pubbliche o private, indispensabile per salvaguardare la nostra incolumità e soprattutto quella dei più piccoli.
Angela Trombini

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