TURISMO ROVIGO La storia di villa Nani Mocenigo a Canda

Trionfo di Scamozzi sulle tracce di Palladio

Re Artu San Valentino

Breve viaggio all'interno di villa Nani Mocenigo e nel suo parco, attraverso la descrizione proposta dall'architetto Serena Manna. Il gioiello polesano farà da cornice al primo Festival della letteratura recitata di Canda, dal 3 al 5 settembre 2010


Villa Nani Mocenigo è una delle ville rinascimentali che abbelliscono il Polesine e la più magnificente dimora estiva lasciata dai signori veneziani del XVI secolo a Canda. La famiglia dei Nani, secondo l’uso del tempo, commissionarono la costruzione della villa nella duplice funzione: come luogo di controllo delle attività agricole e di “sollazzo” secondo l’ideologia bucolica rinascimentale del viver in campagna. L’insieme del complesso prospiciente il Canalbianco comprende: la casa padronale, il parco, gli annessi rustici, la cappella gentilizia e la cinta muraria.

La casa padronale, orientata a sud, è divisa in due corpi di fabbrica costruiti in epoche diverse. La più antica è la parte nord, edificata secondo un progetto (1580-1584) di ispirazione palladiana, alla quale è stato aggiunto nel primo Settecento il corpo posteriore con apertura a sud, verso il Canalbianco. L’autore del nucleo originario è probabilmente Vincenzo Scamozzi, architetto e allievo del Palladio.
La parte meridionale è costituita da un corpo di fabbrica poco profondo e molto largo creando una planimetria rara nelle ville venete. L’ignoto architetto che progettò la nuova, scenografica facciata con elementi e cornici barocche antistante il Canalbianco ricorse al motivo palladiano del pronao, trattandolo con grande padronanza di disegno e di gusto. Alcuni studiosi hanno avanzato nomi illustri come Baldassarre Longhena e Girolamo Frigimelica. Interessante è il raccordo fra i due blocchi: nel vano sottotetto, la parete comune ha rivelato frammenti di affresco a testimonianza della decorazione della primitiva facciata. L’originaria villa era pertanto limitata al corpo di fabbrica posteriore: una configurazione sobria e compatta, quasi a cubo, e con la facciata anteriore a sud, dipinta. L’interno della villa è stato distrutto da un incendio avvenuto nel gennaio del 1946, per cui è possibile apprezzarne la struttura architettonica e solo alcuni affreschi, recuperati in parte dopo l’incendio. I cicli pittorici sono attribuiti a Girolamo Mengozzi Colonna (1688-1772) e trovano la loro massima espressione nelle due stanze angolari del piano nobile e nella scala ellittica dove finti parapetti, persone e animali raffigurati accompagnano il visitatore nella salita.

Il parco è uno fra i pochissimi sopravissuti delle ville polesane. Esso è decorato con una serie di statue in pietra tenera dei Berici che rappresentano allegorie di virtù. Sono attribuite per lo stile alla bottega degli Albanese di Vicenza. Il parco conserva l’antico muro di cinta in mattoni, entro il quale sorgono in maniera isolata gli annessi rustici databili a metà del ‘500, prima residenza del signori veneziani con relativi servizi di scuderia e dimora per la servitù. Il parco ospita inoltre una cappella gentilizia del 1500 a pianta ottagonale con facciata a bugnato. Esso si estende su una superficie di circa quattro ettari e presenta esemplari arborei di notevole dimensioni. Tra le specie più significative si segnalano: cedri del Libano, magnolie, olmi, ippocastani, tigli, carpini, faggi, tassi, ecc.
La cinta muraria circonda il parco della villa Nani Mocenigo e si chiude ad anello proprio contro la villa stessa creando un “microcosmo privilegiato”. E’ realizzata in mattoni e caratterizzata da numerosi elementi di connessione tra interno e ambiente circostante: gli accessi in marmo bugnati, il frangisole di formelle in cotto e le cancellate in ferro battuto. Il giardino all’interno di questa cornice in muratura diventa un rifugio dal mondo quotidiano e dagli affanni umani. Lontano dalle agitazioni della Città il proprietario trascorreva nella Villa alcuni periodi dell’anno e trovava lo spazio per crescere spiritualmente e abbandonare il suo animo all’otium.
26 agosto 2010
Il telefonino di Rovigo

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