POLITICA ROVIGO Le vicende del Cie di Zelo e la riflessione dell'onorevole Luca Bellotti sulla Lega Nord

Federalismo in salsa leghista

Re Artu San Valentino

L'onorevole Luca Bellotti critica l'ipotesi di insediamento del Centro identificazione ed espulsione in Polesine, individuato nell'ex base militare di Zelo dal governatore del Veneto Luca Zaia e avvallato dal ministro Roberto Maroni. "Nel federalismo leghista non esistono solo gerarchie tra i membri interni, ma anche tra i territori che compongono il grande impero padano" accusa Bellotti, che esorta anche il Pdl di Rovigo a chiarire la propria posizione

Forse fino ad oggi c’era ancora qualcuno che aveva le idee poco chiare su cosa significasse il federalismo in salsa leghista. Fino a ieri infatti c’erano tante chiacchiere e pochi fatti, dato che si era in religiosa attesa che il cielo volesse far piovere la manna di qualche Governatore di fede bossiana e il miracolo del federalismo fiscale. Slogan – e tali son rimasti - come lo strorico “ognuno padrone a casa propria” hanno affascinato molti elettori che, nella crisi di rappresentanza territoriale, hanno visto nel Carroccio la speranza di una nuova importanza per il territorio. C’è sempre però il momento della verità, la prova del nove per capire se coloro che si presentano come profeti di un mondo nuovo sono davvero tali o, come in questo caso, sono venditori di aria fritta e pere cotte. E quel momento oggi è arrivato: la decisione di porre nell’ex base militare di Zelo, un piccolo paese della Provincia di Rovigo, nel comune di Ceneselli, il Centro di identificazione ed espulsione dei clandestini di riferimento di Verona dice sul disegno politico della Lega Nord Padania molto di più che qualsiasi documento programmatico e di qualsivoglia comizio. E smentisce clamorosamente ogni demagogico slogan.

Oggi è caduto il velo e nessuno potrà invocare inesistenti scuse, perché la decisione è stata presa da un ministro dell’Interno della Lega Roberto Maroni, dal governatore della Lega Luca Zaia e dal sindaco della Lega Flavio Tosi. Nel colpevole (o compiaciuto?) silenzio del Pdl regionale, nell’imbarazzato ma supino mormorio del Pdl di Rovigo. Nel desolante vuoto di reazioni di un Carroccio locale che ha ben dimostrato cosa sia l’obbedienza ad encefalogramma piatto quando lo richiedono le esigenze. Ormai è chiara la lezione: nel federalismo leghista non esistono solo gerarchie tra i membri interni, ma anche tra i territori che compongono il grande impero padano. In esso compaiono i territori dei ras in camicia verde, che devono rimanere immacolati, e i territori sacrificabili, scarsamente popolati e di non comprovata fede leghista, su cui si può riversare le strutture di servizio. Così il Centro identificazioni ed espulsioni per gli immigrati clandestini che sono in massima parte provenienti da Verona si mette a Rovigo. Evviva Flavio Tosi!

Non che si abbia alcunché da obiettare sui Cie: essi sono degli strumenti indispensabili per la lotta all’immigrazione clandestina. Ma essi rappresentano indubbiamente un carico per la collettività che li ospita: ed è per questo che è bene che una tale struttura sia collocata nel territorio della comunità che ne usufruisce. Se passa invece il principio del Federalismo di Tosi e Zaia quale sarà il prossimo passo? Cominceranno a spostare anche le discariche di Verona a Rovigo? Costruiranno qui gli inceneritori? Qui le fabbriche inquinanti?

Nel federalismo dell’“ognuno padrone a casa propria” ci hanno promesso che sarebbe stata la comunità locale a decidere per sé. E non credo che il Polesine possa essere additato come un territorio che ha mancato in senso di responsabilità: non si è opposto alle infrastrutture viarie né a quelle energetiche. Siamo disponibili a fare la nostra parte ma a due condizioni: che le opere che ospitiamo abbiano ricadute positive anche per il nostro territorio e che le decisioni riguardo alla loro dislocazione siano discusse col territorio. Il comportamento della Lega Nord invece rappresenta il contrario del federalismo: il ragazzo più grosso che ruba la merenda a quello più piccolo è la metafora di questo bullismo politico che non può avere cittadinanza. Se infatti la protesta contro Roma ladrona deve sfociare soltanto nello spostamento dei centri decisionali ai capricci di Verona, a questo punto tanto valeva lasciare la situazione com’era: almeno il Parlamento di Roma è eletto anche dai cittadini Polesani, il sindaco di Verona no.

Vorrei però concludere con una chiamata alla responsabilità del partito di cui sono parte, anche se attualmente sono al suo interno uno degli eretici che seguono il presidente Fini: il Popolo della Libertà. Io non chiedo ai vertici del Pdl, tanto a livello regionale quanto a quello provinciale, e ai nostri rappresentanti eletti a Venezia di schierarsi al mio fianco, ma semplicemente di prendere una posizione chiara. Lo chiedo a Giorgetti che non ha mai portato la questione in coordinamento regionale. Lo chiedo a Mainardi e alla Coppola che non possono limitarsi a dare una disponibilità di comodo per poi lavarsi le mani della questione. Lo chiedo al Pdl di Rovigo che non sarà mai alternativo alla Lega se china la testa di fronte ai suoi dictat. Altrimenti sarà difficile che possano dire che le accuse di Fini di essere supini al Carroccio siano solo dei pretesti.

On. Luca Bellotti
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27 agosto 2010
Il telefonino di Rovigo

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