Da tutta Italia si sono esibisti in Piazza Vittorio Emanuele nella due giorni riservata all'arte contemporanea. Arte e danza contemporanea, corsi di yoga, incursioni di ballerini, street tango hanno soddisfatto i tanti appassionati accorsi
Rovigo - “La danza è una canzone del corpo, di gioia e di dolore” diceva Martha Graham, la più grande danzatrice statunitense del XX secolo e madre della danza moderna.
Per due giornate, la città di Rovigo è stata allietata da questa forma d’arte, la danza descritta dalla ballerina Graham.
Gli spettatori hanno potuto ammirare danze di ogni genere, corpi statuari modellati dai tanti anni di fatiche, facce contratte dei ballerini nell’affrontare movimenti e passi al limite del contorsionismo che noi nemmeno tra cent’anni.
Il 27 e il 28 Agosto infatti, Rovigo è stata teatro di una rassegna di arte e danza contemporanea, corsi di yoga, incursioni di ballerini, street tango e chi più ne ha più ne metta, per far vivere le varie Piazze utilizzate di allegria e buonumore, per distogliere le menti dai sempre più nodosi e noiosi avvenimenti che accadono in Italia.
Tra Fini, Tulliani ed elezioni anticipate, quello che il comune rodigino proponeva era di spegnere la televisione, buttare il telecomando per due giorni e respirare l’aria ricca d’ arte che si proponeva.
L’unico inconveniente è stato purtroppo la pioggia di sabato 28 che ha impedito a Vito Alfarano, noto coreografo e danzatore della compagnia Fabula Saltica di tenere una lezione di laboratorio coreografico ai ballerini iscritti al corso.
Vito è Brindisino, ma per seguire la danza si è spostato a Rovigo da 10 anni e pare intenzionato a restarci, per nostra fortuna.
Triste, per non poter danzare, sotto la pioggia si è concesso in una breve intervista:
La tua passione per la danza è nata a 20 anni, un po’ in ritardo rispetto al solito, com’è avvenuto il tuo passaggio dal teatro al balletto? "Un po’ per caso, facevo teatro e ho deciso di iscrivermi ad un corso di danza. Fortunatamente ho sempre trovato bravissimi insegnanti che mi hanno aiutato e spronato. Io già facevo ginnastica artistica da quando ero più piccolo, poi ho deciso di perfezionarmi e ho studiato danza classica, moderna e contemporanea".
Trasferirsi dalla Puglia a Rovigo non deve esser stato semplice…."Ho fatto un corso di perfezionamento a Rovigo,poi ho fatto un audizione e sono stato preso. L’impatto con Rovigo è stato diretto, lavoravo tutto il giorno alle coreografie e la sera tornavo a casa talmente distrutto dalla fatica da non accorgermi di essere in una nuova città.
Ora sono in perfetta sintonia con Rovigo, collaboro con il carcere, organizzo con i detenuti corsi di movimento corporeo e teatralità, un progetto questo che va avanti da 3 anni. Ora stiamo addirittura pensando ad un cortometraggio".
Come le nasce di volta in volta, l’idea per proporre una nuova coreografia?"Le coreografie provengono dall’esigenza di comunicare qualcosa che magari si tiene dentro e non si riesce a esprimerlo a parole.
Prendo spunto da ciò che mi circonda, dalla vita in se".
Lei se posso, è una persona arrivata, ma ha ancora qualche progetto per il futuro?"Certamente! Ma per scaramanzia non dico nulla. Continuerò sempre a legare l’arte della danza con le problematiche sociali, con l’integrazione di persone sfortunate nella società attraverso il balletto".
La mezz’ora di pioggia incessante ha deluso i più piccini, si aspettavano giochi, intrattenimento e “Fiabe in danza” di Place Kinder’s che purtroppo non ha avuto luogo.
Mentre in Piazza Vittorio Emanuele II, il tempo ballerino alle 21:30 ha concesso alle tante compagnie di danza di esibirsi per un finale da applausi.
Ricordare tutte le coreografie è impossibile, magistrali gli assoli di Nicoletta Cabassi con Contro e Margherita Pirotto con Body in six minutes.
La compagnia che forse ha generato più applausi proveniva dalla Basilicata, il Balletto Lucano nel parco del Pollino, dopo 12 ore di macchina per arrivare a Rovigo, l’ansia di non potersi esibire per la pioggia, finalmente gli artisti si sono scatenati in quella che sembrava una danza rituale tribale.
Assuefatti da tutta quest’arte, ora si ritorna alla normalità che ci propone la nostra società, forse con qualcosa in più dentro.
Vedere i ballerini tutti insieme riuniti,speranzosi sotto i portici che la pioggia cessasse, senza invidie, senza desiderio di primeggiare, ma solo desiderosi di ballare, fa capire quanto sia semplice collaborare quando si ama veramente ciò che si fa, lo capissero pure i politici questo…
Martina Polo