POST-IT FILOSOFICI Riflessioni sul peccato originale: dall'arrogante superbia al nichilismo assoluto. A cura di Flores Tovo

Senza bene e male l'uomo rischia l'estinzione

Re Artu San Valentino

Flores Tovo, filosofo rodigino, da 20 anni è docente di storia e filosofia al liceo scientifico cittadino “P.Paleocapa”. E' stato amministratore dell'Accademia dei Concordi, istituzione culturale per eccellenza della città, per 8 anni. Di filosofia ha scritto due libri, ma... li tiene per sé. 



Nessuno sa più che cosa sia il peccato originale, l'incarnazione o la trinità. Ma - spiega il filosofo rodigino Flores Tovo  -  si può riflettere sul concetto perché l'arrogante superbia dell'uomo, struttura essenziale ed immutata dell'umanità, oggi può mettere a rischio l'esistenza del pianeta. L'uomo opera senza riferimenti spirituali, esclusivamente cercando il profitto rischiando l'annientamento totale




Recentemente è apparso all’interno della rivista “Micromega” del 5/2010, uno scritto inedito di Martin Heidegger dal titolo “Il problema del peccato originale in Lutero” presentato da Adriano Ardovino. Ora, al di là del contenuto di tale breve scritto, sicuramente profondo ed erudito, è interessante rilevare come questo argomento, ormai del tutto ignorato dai più, sia stato ripresentato in una rivista culturale diffusa e prestigiosa.

Si è ritenuto perciò illustrare codesta questione in termini di breve sintesi storica.

L’affermazione di una nuova immagine del mondo in Occidente cominciò nel sedicesimo secolo con la Riforma luterana che introduce la dottrina del libero esame e del sacerdozio universale, dottrina atta non solo a distruggere il fondamento teologico, ma anche giuridico-politico della chiesa cattolica, intesa come istituzione salvifica. Tale tentativo demolitorio, che peraltro ebbe una vasta eco sociale, si accentuò poi con la teoria della predestinazione doppia di Calvino, per cui la libertà umana per la propria salvezza viene annientata, in quanto solo Dio, per sua volontà imperscrutabile, decide se un individuo è salvo oppure reprobo. Con questa nuova dottrina vi è la totale abolizione del rito magico-religioso del battesimo come mezzo di salvezza, che ancora nel Cattolicesimo era (ed è) presente, poiché il prete-sacerdote poteva ancora essere considerato un mago che compieva con la somministrazione dell’acqua santa il miracolo che apriva le porte della salvezza, in quanto il battezzato, pur essendo ancora intaccato dal peccato originale per effetto del “traducianesimo”, ossia del trasferimento del peccato dai genitori ai figli in eterno, di fatto  veniva mondato dal peccato stesso acquistando il libero arbitrio, cioè una libertà incondizionata di fare il bene o il male, libero arbitrio che però la Chiesa indirizzava ovviamente verso il bene, poiché gli uomini pur essendo ontologicamente liberi, erano comunque più inclini a fare il male sempre per l’effetto del peccato. Per il calvinista invece nulla poteva modificare il destino ineluttabile che Dio aveva stabilito per lui

Con l’abolizione poi del culto dei santi, della Madonna, delle reliquie e dei sacramenti in generale nel mondo riformato si venne quindi ad assistere al graduale dileguarsi della sacralità in Occidente. Tuttavia l’orizzonte entro cui si muoveva e viveva la società era segnato ancora da una temporalità religiosa, che anzi ritrovò con queste nuove dottrine una fortissima esplosione della polarità dialettica di azione-reazione, ovvero allo scontro terribile fra Riforma e Controriforma.

Gli eccessi provocarono poi la catastrofica guerra dei Trent’anni (1618-1648), alla cui fine l’uomo europeo credeva più nel demonio che in dio, poiché più della metà della popolazione d’Europa (50 milioni di individui) perì a causa di tale guerra. 

E dopo ciò possiamo dire che il tramonto di un’epoca in cui l’immagine del mondo si palesava attraverso i ritmi della religiosità cristiana divenne sempre più rapido. L’illuminismo, il Kantismo, l’evoluzionismo, il nicceanesimo, la psicanalisi e soprattutto il progredire del nuovo conoscere tecnico-scientifico hanno fatto diventare le chiese “…se non le fosse, i sepolcri di Dio”  (F. Nietzsche)

Alla figura del prete taumaturgo, consolatore degli afflitti, si venne a sostituire già nel Settecento quella del tecnico e dello scienziato e, in particolare ai nostri giorni, del ricercatore, che rappresenta lo sviluppo decisivo del carattere operativo della scienza attuale.

Tutto ciò che il pensiero onto-teologico e metafisico ha prodotto nei millenni è finito nei ripostigli delle biblioteche in libri ammuffiti di cui si fa volentieri a meno per la loro astrusa inutilità. Concetti quali trinità, incarnazione, rivelazione, peccato originale, ecc. erano, un tempo che fu, discussi con una certa competenza persino dal popolo minuto, mentre oggi sono ignoti a quasi tutti, se non agli specialisti.


Ma proprio la spaventosa potenza raggiunta dalla tecnica moderna, che ha evocato le forze ultime della natura come l’energia atomica o che può modificare i codici genetici delle specie viventi, creando delle chimere che possono essere potenzialmente mostruose e terrifiche, può indurre a riflettere o ripensare sul significato del peccato originale

In effetti, sebbene siano cambiati tutti gli aspetti esteriori o anche interiori dell’umanità, tuttavia le strutture essenziali di essa, che possono essere definite in vari modi (principio di bramosia, volontà di vivere, volontà di potenza, libido, Cura, ecc.), rimangono immutabili.

Per cui la nostra perversità non è più perversa e la nostra bontà non è più buona di quella dei nostri avi. Il fatto nuovo, se si vuole, è che il nostro operare tecnico esteso in ogni ambito della nostra vita, ossia nella medicina, nell’agricoltura, nell’industria, nei commerci ed anche nella quotidianità può comportare conseguenze ambientali, culturali, esistenziali di gran lunga più gravi ed incisive rispetto il passato, soprattutto se è un operare rivolto alla mera ricerca del profitto. Nella sua “Lettera ai Romani” S. Paolo avvertiva gli uomini del suo tempo che, poiché avevano disprezzato il fondamento divino, essi sarebbero caduti “… in balia di una intelligenza depravata, sicchè commettono ciò che è indegni, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni di invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità, diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia…”.

Tale ammonimento ci può oggi far sorridere se si pensa che 2000 anni fa l’umanità non raggiungeva il mezzo miliardo di individui, ma diventa illuminante di fronte all’umanità attuale che ha raggiunto i 7 miliardi e mezzo, e che può, a differenza di quella del passato, distruggere effettivamente tutto il mondo in cui vive. 

Il peccato originale è allora proprio quell’atto di arrogante superbia umana che pretende di attingere all’albero della conoscenza del bene e del male, con l’intento malcelato di sostituirsi a Dio. 

L’ateismo della società occidentale, che ha inglobato quasi tutto il pianeta, è un fatto collettivo e sembra assai improbabile una rigenerazione di essa, dato che il suo svanimento sembra irreversibile. Il modo in cui il dio cristiano è stato creduto ed imposto ha generato troppi crimini (le guerre di religione fratricide) e troppi errori (tra i quali la condanna della scienza prima e degli anticoncezionali oggi) ed ha causato una avversione o una indifferenza generali. Come gli dei antichi sono fuggiti quando la superstizione li ha sostituiti, così il dio cristiano si è eclissato quando la tecnica, con le sue soluzioni pratiche dei bisogni basilari, lo ha allontanato da cuori dei più. 

Ci troviamo perciò in una dimensione spirituale di nichilismo passivo totale e totalizzante, in cui tutto è lecito, poiché non si crede più in nessuna scala di valori né etici né religiosi. 


Il caldo sole delle religioni e delle ideologie si è spento. Ci troviamo nel Regno della Quantità che, scriveva Renè Guenon, ci condurrà, se non si apriranno delle fenditure che riporti gli uomini all’amore per la Terra e la Trascendenza, verso un buco nero in cui tutto si dissolverà.



                             Flores Tovo

2 settembre 2010
Il telefonino di Rovigo

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