MARKETING TERRITORIALE ROVIGO Adriano Buoso invita le istituzioni pubbliche e private a fare squadra per valorizzare l'identità del territorio
Il Polesine è già un marchio

Adriano Buoso (foto a lato nell'articolo), esperto di economia del territorio e presidente della Fondazione Banca del Monte, invita le istituzioni a ragionare sul marchio turistico "Polesine". I caratteri distintivi del territorio sono facilmente individuabili; alla Provincia, all'Ente parco e alla Camera di commercio il compito di fare squadra e risolvere le eventuali criticità, nella convinzione che il Polesine vada promosso come marchio unitario e non nelle singole parti
"Crescere nella coesione culturale identitaria unitaria del territorio, realizzare un’adeguata politica unitaria di promozione e di marketing, adeguare una risposta organizzativa, dell’accoglienza finalizzata ai risultati che si vogliono conseguire e comunque attenti a corrispondere alla domanda, senza inventarsi eccellenze inesistenti e quindi creare attese, disattese dalla realtà dei fatti. Queste azioni corrispondono alle cose da fare affinché il territorio provinciale sia in grado di crescere economicamente e turisticamente, sviluppando tutte le sue energie, potenzialità e giacimenti, storico, culturali, gastronomici e naturalistici inespressi, perché non valorizzati nella loro interezza insieme e contemporaneamente.La prima questione o meglio la questione delle questioni, senza la condivisione della quale non è possibile il progetto unitario di crescita culturale strutturale e conseguentemente turistica e quella del cosiddetto “Marchio” da individuare e promuovere. Ovvero i caratteri distintivi.Il “Polesine” non ha bisogno di marchio, l’ha già, è, infatti, l’unica provincia d’Italia che ha un nome poetico, positivo identitario forte: Polesine, appunto. Basta solo riconoscerlo condividerlo e farlo diventare da “punto di forza” a “strumento di affermazione del territorio”, delle sue caratteristiche uniche e originali. Siamo d’accordo?E ancora se il tema è l'identità e l'unitarietà del territorio, il Polesine non si può identificare con un fiume perché è terra di fiumi, l’Adige e il Po, e di civiltà antiche, una terra d’acqua plasmata dall’uomo in tremila anni di storia, di contaminazioni socio-culturali fra Veneto ed Emilia, Venezia e Ferrara che ha generato una autonoma e peculiare identità territoriale. Ragione questa, che unita ai problemi di natura idrogeologica e morfologica, mi fa affermare da oltre dieci anni, quando predisposi per le istituzioni polesane il “Progetto di programmazione economica e coesione sociale polesano”, l’esigenza e l’urgenza di autonomia amministrativa per la Provincia.Siamo d’accordo?Siamo d’accordo che la nostra struttura ricettiva è insufficiente e che bisogna potenziarla, confrontandoci con la concorrenza?Siamo d’accordo che non esiste l’enologia polesana, mentre la gastronomia potrebbe divenire un punto di forza, si riesce a concertare, a parte la ovvia (realistica) promozione dei prodotti, un menu caratteristico, un dolce, un salume, un formaggio, un piatto del buon ricordo, un souvenir identitario caratteristico perché unitario?Siamo d’accordo che dobbiamo smetterla di parlare da alluvionati, e ancor peggio, promuovere singole parti del territorio senza identificare il marchio di provenienza unitario che è il Polesine?Se siamo d’accordo, allora occorre promuovere i nostri punti di forza insieme (sempre) per permettere al turista di identificarli e di poter fruire in modo compiuto e continuato, ed al meglio di un’area verde vasta piena di tesori! Siamo d’accordo?Se siamo d’accordo, vediamo i tesori, che non hanno eguali, per evitare l’orgia della lista dei cinquanta comuni e delle 300 località, che ci impediscono di essere identificati, riconosciuti, affermati.Possiamo riconoscere il Polesine in queste eccellenze da promuovere finalmente insieme?-Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine;-Santuario della Madonna del Pilastrello a Lendinara;-Museo Nazionale e Villa Badoer a Fratta Polesine;-Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi, Tempio della Beata vergine del Soccorso, e museo dei Grandi Fiumi a Rovigo;-Museo nazionale ad Adria;-Il Delta del Po.Se si è d’accordo, si tratta di lavorare insieme, enti pubblici e privati, economici e culturali a un progetto che si può chiamare “Distretto culturale Polesano” che contenga le azioni culturali ed economiche per supportare la crescita del territorio e il turismo. Ma che si può chiamare in qualsiasi altro modo purché vi veda insieme e non divisi"Adriano Buoso
21 settembre 2010
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