SICUREZZA ROVIGO "Clandestino day", la associazioni polesane si coordinano contro il Cie veneto a Zelo

I diritti umani prima di tutto

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In circa quattrocento si sono dati appuntamento in Piazza Matteotti a Rovigo per manifestare contro l'ipotesi di localizzazione a Zelo del futuro Cie Veneto voluto dal ministro Maroni con l'approvazione del pacchetto sicurezza nel 2009


"I Cie sono strutture in cui vengono violati i diritti umani, non è giusto pensare a Zelo per una serie di motivazioni di carattere pratico logistico, ma non è giusto pensare ai Cie comunque". E' un po' questo il trait d'union dei giovani venuti dalla provincia di Rovigo, ma anche da Padova e Vicenza che hanno manifestato in corteo lungo il rinnovato Corso del Popolo per poi ritrovarsi in Piazza d'Armi per spostarsi in carovana verso l'Altopolesine a portare la propria solidarietà al sindaco di Ceneselli Trombini non dimenticando di lasciare alcune bandiere ed uno striscione davanti alle porte della ex base logistica di Zelo.

Leonardo Raito, assessore provinciale, ha criticato pesantemente queste strutture, citando, invece, i tanti esempi di integrazione vera, che si stanno verificando, nelle scuole, dove la presenza di bimbi extracomunitari è la normalità. Sempre Raito ha citato l’esperienza di Gradisca d’Isonzo, località della Venezia - Giulia che ospita un Cie, struttura sulla quale i residenti hanno espresso un pessimo giudizio.
Milena Furini, giornalista de Il Resto del Carlino ha portato all’attenzione della platea una struggente lettera dei “reclusi” del Cie di Gradisca d’Isonzo, che stanno conducendo uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni nelle quali si trovano: due ore d’aria al giorno, cure mediche carenti, presenza di minorenni reclusi e che, in teoria, data l’età, neppure dovrebbero trovarsi lì, pestaggi.
Bruna Giovanna Pineda, assessore comunale all’integrazione, ha poi posto l’accento sul fatto che all’interno dei Cie, non finiscano unicamente i cittadini clandestini, ma anche quegli extracomunitari che hanno lavorato in Italia per anni e che per qualche motivo perdono il lavoro e di conseguenza il diritto di rimanere in Italia.

Critico l’intervento del consigliere regionale del Pd Graziano Azzalin, che ha portato l’attenzione sul trattamento che il territorio del Polesine ha ricevuto dalla Lega. Un partito che ha sempre fatto della difesa del territorio e della sua valorizzazione una delle sue pietre angolari, ma che ora, di fronte a una proposta che arriva dai vertici regionali e nazionali, si affretta a fornire motivazioni e ragioni per le quali il Polesine dovrebbe chinare la testa e subire. Magari con il "contentino" di un qualche indennizzo compensatorio.

“Veneto libero dal razzismo e dalla paura”, recitava il grande striscione, “La nostra Europa, non ha confini, siamo tutti clandestini”, le parole urlate durante l'avanzare del corteo in Corso del Popolo.
25 settembre 2010

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